Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Malattie batteriche invasive (sepsi e meningiti)

Meningite: punto della situazione in Veneto e le misure da attuare

Marta Ciofi degli Atti - reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps - Iss

 

 

Tra il 13 e il 15 dicembre 2007, si sono verificati in provincia di Treviso 7 casi di meningite da meningococco, tre dei quali sono morti. Secondo le informazioni fornite dalle autorità sanitarie della Regione Veneto, le indagini di laboratorio hanno confermato la presenza di meningococco di gruppo C in sei casi, mentre per il settimo caso le indagini eziologiche sono ancora in corso.

 

Le persone ammalate avevano un’età compresa tra 15 e 33 anni. Dalla ricostruzione della loro storia, è stato possibile evidenziare che tra l’8 e il 9 dicembre avevano tutti frequentato alcuni locali della provincia.

 

Informazioni di contesto

Il meningococco C può causare focolai epidemici, che sono stati descritti in diverse nazioni europee, ed è gravato da una elevata letalità. In Italia il sistema di sorveglianza delle meningiti batteriche coordinato dall’Iss ha evidenziato negli anni 2003-2005 un incremento della frequenza dei casi dovuti a meningococco C.  Nel 2006 i casi di malattia da meningococco C sono diminuiti e attualmente la maggior parte delle meningiti meningococciche è dovuta a infezioni da meningococco B.

 

Le misure da attuare in presenza di casi di meningite meningococcica includono la sorveglianza e la profilassi con antibiotici (chemioprofilassi) delle persone che sono state a stretto contatto con chi si è ammalato.

 

In particolare, vengono definiti come contatti stretti di un malato:

  • i conviventi
  • chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del paziente
  • le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti)
  • i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).

La sorveglianza dei contatti è importante per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi. La sorveglianza è prevista per 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente. La chemioprofilassi è invece utile nel ridurre il rischio di ulteriori casi. In particolare, è stato stimato che la chemioprofilassi dei conviventi riduce il rischio dell’89%.

 

In questa situazione, le autorità sanitarie del Veneto hanno attuato prontamente tutte le misure raccomandate. In particolare, la chemioprofilassi è stata attuata dai contatti stretti, e anche da persone che, pur non essendo definibili come tali, avevano frequentato gli stessi locali dei pazienti.

 

Il vaccino

I casi di meningite accaduti in provincia di Treviso sono causati dal meningococco C, prevenibile con la vaccinazione. Il vaccino coniugato contro il meningococco C ha infatti una elevata efficacia nel prevenire le meningiti e le sepsi causate da questo germe. Lo schema di vaccinazione prevede la somministrazione di tre dosi nel primo anno di vita, o di una sola dose dopo l’anno.

 

In Veneto la vaccinazione contro il meningococco C dei bambini nel secondo anno di vita è già prevista, e dall’inizio del 2006 la vaccinazione viene offerta anche agli adolescenti nel 15mo anno di vita.

 

Il presente focolaio epidemico ha colpito adolescenti e giovani adulti, che rappresentano una fascia di età ad elevata incidenza di meningite meningococcica. È quindi attualmente in corso una valutazione sull’opportunità di offrire nell’area coinvolta questo vaccino anche ad altri gruppi di popolazione.