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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

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MORBILLO: SOLO IL PAESE NEL SUO COMPLESSO PUO' ARRIVARE ALL’ELIMINAZIONE

Giovanni Gallo, Regione Veneto, direzione per la prevenzione, servizio di epidemiologia e sanità pubblica

 

Di fronte ai nuovi morti per morbillo è importante fare alcune considerazioni, in merito alla gravità della malattia e all’importanza della vaccinazione.
Innanzitutto, è bene ribadire che nessuna delle persone decedute era vaccinata e che, anche nelle Regioni dove la vaccinazione è a livelli particolarmente bassi, si ha comunque una copertura  vicina al 60 per cento. I decessi per morbillo, quindi, si sono avuti solo tra la minoranza di persone non vaccinata.


Quella che ha interessato l’Italia è stata la più grave epidemia europea degli ultimi anni.
Altre epidemie importanti si sono avute in Olanda fra il 1999 e il 2000: in questo paese le coperture vaccinali arrivano al 95 per cento ma l’epidemia in questo caso ha colpito un gruppo di persone non vaccinate per motivi religiosi, i mormoni. Ci sono stati 3 mila casi e 3 morti.


L’altra ha colpito l’Irlanda nel 2000 con 1500 casi e due bambini morti. In questo caso si riconoscono almeno un paio di “cause determinanti”: in primo luogo c’è stato il clamore che nel Regno Unito si è verificato intorno alla notizia della correlazione fra morbillo e autismo, poi smentita. In secondo luogo c’è stata una vicenda che ha avuto un grosso rilievo di stampa, “il caso Best”, in cui la corte suprema ha riconosciuto la relazione fra una grave forma di encefalopatia e la vaccinazione contro la pertosse. Questo ha determinato la diminuzione della copertura vaccinale in Irlanda: la vaccinazione antimorbillosa è passata dal 95 per cento che si aveva negli anni precedenti al 76 per cento alla fine degli anni ’90: in questo modo si sono accumulati bambini suscettibili ed è partita l’epidemia.


A conferma che dove la popolazione non è adeguatamente protetta si verificano epidemie e si muore di morbillo, anche se i sistemi di diagnosi e cura sono ottimali.
Le posizioni di alcuni gruppi minoritari o false e spropositate paure sono alla base di questo grave pericolo.


Nel nostro paese la difficoltà di arrivare ad un’elevata copertura vaccinale per il morbillo dipende anche dal fatto che è ancora diffusa l’idea che si tratti di una malattia poco importante e poco grave.
Invece tra le malattie prevenibili da vaccinazione, per le quali non abbiamo ancora raggiunto il risultato atteso, il morbillo è di gran lunga in testa alla lista delle priorità.
E questo si riallaccia alla principale causa di insuccesso: un servizio che vaccina solo il 70 per cento dei “bambini che gli sono affidati” non ha adeguato la sua capacità di proporre la vaccinazione alla priorità di sanità pubblica che questa malattia riveste.
Il sistema vaccinale italiano nel suo complesso non è ancora in grado di raggiungere obiettivi di questa portata. In nessuna Regione si è ottenuto l’obiettivo fissato nel precedente PSN che prevedeva la vaccinazione del 95% dei nuovi nati.


Eppure eliminare il morbillo è possibile e in molti paesi questo obiettivo è già stato raggiunto: nel continente americano, per esempio, in Norvegia, Svezia, Finlandia. In tutti questi paesi, dove le coperture vaccinali raggiungono il 99 per cento, da anni non si verificano casi di morbillo se non importati.


Per raggiungere questo obiettivo possibile è molto importante condurre un programma nazionale, che deve prevedere un chiaro impegno politico e della sanità pubblica a ottenere la eliminazione del morbillo nel nostro Paese.
Oggi spesso, a molti livelli, si ha un’accettazione tanto ovvia quanto poco attiva.


Questo programma interregionale/nazionale di eliminazione del morbillo dovrà prevedere che siano realizzate tutte quelle azioni che hanno dimostrato evidenza di efficacia nell’aumentare i livelli di copertura vaccinale.
Alcune di queste azioni sono: l’invito e il sollecito alla vaccinazione (per fare questo devono essere presenti registri di vaccinazioni ben funzionanti), la formazione del personale, l’informazione della popolazione (sono quindi necessarie campagne di promozione sui mass media ma anche una maggiore possibilità per gli operatori di ottenere un vero consenso informato e consapevole), deve essere facilitato l’accesso ai servizi di vaccinazione, deve essere eseguito il follow up dell’attività per evidenziare i sottogruppi a bassa adesione, devono essere previsti programmi per raggiungere i “casi di difficile accesso”, ed altro ancora.


Occorre quindi un reale investimento politico, ovvero un mandato chiaro, inequivocabile e verificabile che l’eliminazione del morbillo è un obiettivo strategico del nostro Paese.
Ma anche una collaborazione attiva di tutti gli operatori sanitari, senza distinzioni di compiti e ruoli, finalizzata esclusivamente a garantire che nessun bambino possa mai più rischiare di morire nel nostro Paese per il morbillo.


 

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