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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

mortalità

Atlante della mortalità in Emilia-Romagna negli anni 2003-2007

20 ottobre 2011 - Da circa vent’anni, in Emilia-Romagna, il numero assoluto dei morti oscilla tra i 44 e i 46 mila all’anno. I dati sui decessi sono aumentati di quasi il 12% nel periodo 1981-2008, con un picco nelle Asl di Rimini, Forlì, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, mentre il dato risulta pressoché stazionario a Bologna, Parma, Piacenza. Si tratta di alcuni dei dati presenti nel documento dell’Ars Emilia-Romagna “Atlante della mortalità in Emilia-Romagna 2003-2007”. Tra le informazioni disponibili è interessante notare l’aumento di decessi registrati nel 2003 quando le prolungate temperature elevate hanno portato il numero totale dei morti a 48.347.

 

Con il 70% dei decessi, le malattie del sistema circolatorio e i tumori rappresentano le due principali cause di morte nella Regione mentre, dall’analisi delle singole cause di morte, le principali sono rappresentate dai disturbi circolatori dell’encefalo, seguite dalle malattie ischemiche croniche del cuore e dall’infarto acuto del miocardio.

 

Nel 2007 i tassi di mortalità specifici per età e sesso hanno registrato un aumento dei decessi nella fascia di età 65-69 anni, nonostante quasi due terzi dei deceduti della Regione siano stati ultra ottantenni.

 

A livello locale, l’Azienda sanitaria di Ferrara si caratterizza per la più alta percentuale di decessi nella fascia 65-79 anni (30,5%) e per la più bassa percentuale in età avanzata (58%), mentre l’Azienda Usl di Forlì presenta la maggiore frequenza di decessi fra gli ultraottantenni (65,5%) e la più bassa frequenza nella fascia 65-79 anni (28,7%).