Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

percorso nascita

Archivio 2015

(17 dicembre 2015) La nascita in Emilia-Romagna: on line i dati Cedap 2014

Si conferma, in Emilia-Romagna, la tendenza a una contrazione delle nascite; contrazione strutturale, attribuibile a una diminuzione delle “potenziali madri” (riflesso degli andamenti della natalità tra gli anni ’60 e ’90). La diminuzione risulta pari a 13% in cinque anni e, per la prima volta, cala anche la quota di madri con cittadinanza straniera. Aumentano invece le donne che partoriscono a un’età maggiore di 35 anni. Lo riferisce il report annuale “La nascita in Emilia-Romagna - anno 2014”, dodicesimo rapporto sui dati regionali del Certificato di assistenza al parto (CedAP). Dal documento, pubblicato il 30 novembre 2015, emerge anche che sul versante neonatale, il tasso di neonati (vivi) di peso inferiore ai 2500 grammi nel 2014 è 6,8% (1,1% quelli di peso inferiore ai 1500 grammi). Un intero capitolo è dedicato alle disuguaglianze degli esiti della gravidanza, del parto e neonatali per Paese di nascita e scolarità dei genitori. Per approfondire tutti i temi affrontati nel rapporto (luogo del parto, caratteristiche dei genitori, gravidanza, travaglio e parto, nati, ecc) consulta il documento completo (pdf 2 Mb).

 

(10 dicembre 2015) Evento nascita nella Asl Milano 1: i dati 2006-2010 e 2011-2014

Due monografie descrivono l'andamento di parti e nascite, e le caratteristiche del neonato e della coppia genitoriale nell'Asl Milano 1, per il periodo 2006-2010 (report 2012) e per il periodo 2011-2014 (report 2015). I due rapporti, pubblicati dall’Osservatorio epidemiologico e Registri specializzati della Asl della Provincia di Milano 1, sono stati realizzati a partire dall’analisi delle informazioni rilevate al parto mediante il flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (Cedap). Nel report 2015 viene inoltre fornito il quadro relativo ai dati di produzione delle strutture ospedaliere presenti sul territorio dell’Asl e vengono proposti una serie di indicatori per la valutazione delle performance e della qualità dell’assistenza sanitaria del percorso nascita, mutuati dalla letteratura e da specifiche banche dati presenti in rete. In particolare, viene proposto un approfondimento relativamente al parto cesareo che rappresenta un importante tassello per la valutazione delle performance in ambito ospedaliero, nonché un elemento di forte attenzione in riferimento alla salute della donna. Per approfondire consulta la pagina dedicata alle due monografie: “Analisi dell'evento nascita (Rapporto 2012)” e “Percorso nascita: Analisi evento e indicatori di monitoraggio (Rapporto 2015)”.

 

(10 dicembre 2015) Partorire in sicurezza: l’Oms implementa guida e Checklist

Nel mondo, la maggior parte delle morti materne e neonatali avviene nelle prime 24 ore dopo il parto. Molti di questi decessi possono essere prevenuti. Per supportare gli operatori in questo senso, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblica la nuova guida “Safe Childbirth Checklist and Implementation Guide” che prende di mira le principali cause di complicazioni e di morte materno-infantile come l’emorragia post partum, le infezioni, il travaglio ostruito, la preeclampsia e l’asfissia neonatale. La guida sintetizza le già esistenti linee giuda basate sulle evidenze e le raccomandazioni Oms, fornendo uno strumento unico e pratico che mira a migliorare l’adesione alle best practice (tra cui una comunicazione adeguata al momento del parto). Per maggiori informazioni consulta il documento completo e il comunicato stampa sul sito dell’Oms.

 

(26 novembre 2015) Le fact sheet Oms sulle nascite pretermine

Ogni anno circa 15 milioni di bambini nel mondo nascono pretermine, una condizione che rappresenta la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni. Le fact sheet Oms, aggiornate a novembre 2015, forniscono una panoramica sulla diffusione del fenomeno nel mondo e su lineeguida e raccomandazioni scritte dall’Oms per migliorare la salute dei bambini. Per maggiori informazioni visita il sito Oms.

 

(12 novembre 2015) Rapporto globale sulla mortalità materna

Negli ultimi 25 anni, nel mondo, quasi 11 milioni di donne hanno perso la vita per dare alla luce il loro bambino o per complicanze durante la gravidanza e il puerperio. L’analisi temporale dal 1990 ad oggi mostra un trend in continuo calo con un decremento complessivo del 44% delle morti materne passate da 532 mila nel 1990 a 303 mila di quest’anno. Il rapporto di mortalità materna è pertanto sceso da 385 decessi ogni 100 mila nati vivi nel 1990 alle attuali 216 morti materne ogni 100 mila nascite. È quanto emerge dal Rapporto globale sulla mortalità materna realizzato dall’Organizzazione mondale della sanità in collaborazione con Unicef, Unfpa (United Nations Population Fund), Banca Mondiale e la Divisione popolazione delle Nazioni Unite, presentato oggi presso l’Iss. Il nostro Paese si colloca nella top ten mondiale dei Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna. L’Oms stima un rapporto di mortalità materna per l’Italia pari a 4 ogni 100mila nati vivi, tuttavia la mortalità materna stimata dal sistema di sorveglianza coordinato dall’Iss, in 6 Regioni che coprono il 49% dei nati nel Paese, è pari a 10 decessi ogni 100 mila nati vivi con una forte variabilità regionale compresa tra 5 morti in Toscana e 13 in Campania. L’Oms non riporta il dato stimato attraverso il sistema di sorveglianza italiano in quanto il sistema di sorveglianza non ha ancora una copertura nazionale. Tuttavia entrambe le stime confermano che l’Italia è tra i Paesi con la più bassa mortalità materna al mondo e presenta un dato identico a quello del Regno Unito e della Francia. Il sistema di sorveglianza coordinato dall’Iss prevede anche la produzione di linee guida e raccomandazioni per la pratica clinica oltre ad attività di ricerca e aggiornamento continuo dei professionisti sanitari sulle principali cause di mortalità e grave morbosità materna. Per maggiori informazioni scarica il documento completo, leggi il comunicato stampa dell’Oms e leggi il Primo Piano dell’Iss per un approfondimento sui dati italiani. 

 

(12 novembre 2015) L’evento nascita in Italia: il rapporto Cedap 2013

Ormai il Certificato di assistenza al parto (Cedap) è compilato per la quasi totalità dei parti che avvengono in Italia: la rilevazione 2013, con un totale di 526 punti nascita registra un numero di parti pari al 100,3% di quelli rilevati con la Scheda di dimissione ospedaliera (Sdo) e un numero di nati vivi pari al 99,6% di quelli registrati presso le anagrafi comunali. Inoltre, nella pubblicazione del rapporto “Certificato di assistenza al parto (Cedap). Analisi dell’evento nascita - anno 2013” (pdf 1,7 Mb) il ministero della Salute presenta, per la prima volta in Italia, i dati dei parti classificati in base ai gruppi di Robson che, secondo una revisione sistematica dell’Oms è la classificazione più adatta a rispondere alle necessità di contesti locali e internazionali. Leggi il commento di Serena Donati (reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, Cnesps-Iss), scarica il documento (pdf 1,7 Mb) e visita il sito del ministero della Salute.

 

(15 ottobre 2015) Infezioni perinatali: le nuove raccomandazioni Oms

Le infezioni batteriche del tratto genitale e dei tessuti circostanti contraibili nel periodo compreso tra la rottura delle acque e 42 giorni dopo il parto (infezioni perinatali) sono responsabili di circa un decimo delle morti materne a livello globale e possono causare serie disabilità a lungo termine (come dolore pelvico cronico e infertilità secondaria). Inoltre, le infezioni perinatali rappresentano un pericolo anche per la vita dei neonati, arrivando a causare quasi 1 milione di decessi infantili ogni anno. Per aiutare gli operatori sanitari e i decisori nelle attività di prevenzione e trattamento delle infezioni perinatali e delle loro complicanze, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblica le nuove raccomandazioni “WHO recommendations for prevention and treatment of maternal peripartum infections”. Tra le varie indicazioni, il documento sottolinea la necessità di un corretto uso degli antibiotici promuovendone l’uso in caso di procedure a rischio e scoraggiandone l’impiego non appropriato anche per contenere il crescente fenomeno dell’antibiotico resistenza. Per approfondire consulta: il documento completo “WHO recommendations for prevention and treatment of maternal peripartum infections”; l’evidence brief; il comunicato stampa; il commento pubblicato il 28 settembre 2015 su The Lancet (“New WHO guidance on prevention and treatment of maternal peripartum infections”).

 

(17 settembre 2015) Non da sola: uno strumento a sostegno di scelte consapevoli in gravidanza

“Non da sola” è un vero e proprio kit della gravidanza per accompagnare la donna (e la coppia) in tutto il percorso, e nei mesi successivi al parto. Si tratta di 4 strumenti, realizzati da un gruppo di lavoro della Commissione regionale nascita dell’Emilia-Romagna che le future madri possono compilare e discutere con gli operatori sanitari del punto nascita in cui si è deciso di partorire. I materiali, raccolti in una cartella, comprendono: la scheda della gravidanza (in cui registrare i dati clinici e di laboratorio e controllare l’andamento della gestazione); il diario della gravidanza (contenente informazioni su visite ed esami, la salute e i diritti di mamma e neonato); la scheda “scelte per il parto” (che invita ogni mamma a esprimere i propri orientamenti e desideri, per esempio sul luogo e la modalità del parto o sulla donazione del cordone ombelicale); le schede informative (con focus dedicati agli stili di vita in gravidanza, la diagnosi prenatale, gli incontri di accompagnamento alla nascita, il sostegno in travaglio e sollievo dal dolore, il parto con taglio cesareo, la genitorialità, la cura del bambino, l’allattamento al seno e le vaccinazioni nell’infanzia). Per maggiori informazioni visita il sito della Regione Emilia-Romagna.

 

(3 settembre 2015) Nascite pretermine: le nuove raccomandazioni dell’Oms

Ogni anno, circa 15 milioni di bambini nascono prematuri (prima cioè di aver completato 37 settimane di gestazione). Le complicazioni relative alle nascite pretermine sono la principale causa di morte tra i bimbi sotto i 5 anni di età e, nel 2013, sono state responsabili di circa un milione di decessi. Senza un trattamento appropriato, inoltre, i bambini che sopravvivono a queste complicanze sono considerati a maggior rischio di disabilità e di una peggiore qualità della vita. Per contribuire a prevenire tutto questo, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato un nuova guida “WHO recommendations on interventions to improve preterm birth outcomes” che offre raccomandazioni sugli interventi da offrire alla madre in caso di rischio di parto pretermine (come per esempio somministrarle corticosteroidi tra 24 e 34 settimane di gravidanza o antibiotici in caso di rottura prematura delle acque) e al neonato subito dopo il parto (per esempio tenerlo al caldo, somministrare ossigeno o surfattante per aiutare la respirazione). Tutti gli interventi raccomandati nella pubblicazione sono anche inclusi nella rinnovata Strategia globale per la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti che sarà lanciata a settembre 2015. Le raccomandazioni Oms si rivolgono, ovviamente, a tutti i professionisti sanitari che forniscono assistenza a donne incinte e a bambini nati prematuri, ma anche ai programmatori sanitari e a chi si occupa di formazione. Per maggiori informazioni consulta: il documento completo “WHO recommendations on interventions to improve preterm birth outcomes”, il commento pubblicato su Lancet Global Health ad agosto 2015, i punti principali e i messaggi chiave delle raccomandazioni Oms, il comunicato stampa.

 

(30 luglio 2015) Natalità in Campania: i dati 2013

La Campania continua a essere una delle Regioni più giovani d’Italia, caratterizzata da una prevalenza di donne in età fertile molto alta rispetto al resto del Paese, con una percentuale del 46,9% di tutta la popolazione femminile residente nell’anno 2013. Tuttavia, nonostante tale favorevole contesto, il tasso di fecondità totale pari a 1,36 figli per donna, continua a ridursi e risulta inferiore nuovamente alla media nazionale italiana (1,39 figli per donna). Analogamente, il tasso di natalità pari al 9,1‰, pur restando il più alto tra le Regioni italiane (insieme al Lazio), è in continua diminuzione in tutte le province campane, con la sola eccezione di Benevento. Così il numero di nati in Regione da madri residenti continua a diminuire, passando da 61.800 nel 2007 a 52.785 nel 2013 (dati Istat). Continua lentamente ad aumentare l’età media al parto delle donne che attualmente si attesta intorno ai 31 anni, pur restando inferiore al valore medio nazionale di 32,1 anni. Sono alcuni dei dati pubblicati nel XV rapporto sulla natalità in Campania che presenta i dati 2013 sulle nascite relativi a 54.365 CedAP, pervenuti da 68 centri nascita. Il documento è stato pubblicato a luglio 2015 a cura dell’Osservatorio epidemiologico regionale della Regione Campania e del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Federico II di Napoli. Per maggiori informazioni scarica il documento completo “Rapporto sulla Natalità in Campania. Anno 2013” (pdf 1,4 Mb).

 

(9 luglio 2015) Evento nascita in Lombardia: i dati Cedap 2012

Continua il calo nel numero dei nati in Regione, con 95.408 nati nel 2012 rispetto a 97.483 nel 2011 e 100.975 nel 2010. Le madri con cittadinanza straniera costituiscono il 28,9% del totale delle madri mentre l’età media delle mamme al momento del parto è pari a 33,5 per le italiane e 29,6 per le straniere. Il 29,2% delle madri ha una scolarità medio-bassa mentre il 27,5% risulta laureata o con diploma universitario. Il 67% delle mamme ha un’attività lavorativa e il 6,6% risulta disoccupata. Sono alcuni dei dati del rapporto regionale della Lombardia “Certificato di assistenza al parto (CedAP) Analisi dell’evento nascita anno 2012”, prima edizione che la Regione redige, in collaborazione con l’IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Dai dati emerge anche che un numero di visite inferiori a 4, assunto quale indicatore di assistenza insufficiente, viene effettuato dall’11,7% delle donne; una prima visita in gravidanza a una età gestazionale ≥12 settimane, anch’esso assunto quale indicatore negativo di assistenza, si osserva nel 3,2% delle donne italiane e 14,1% delle donne straniere. Inoltre, il 72,4% dei parti, nel 2012, è avvenuto nei 33 punti nascita, sui 75 operanti in Regione, che assistono oltre 1000 parti/anno. Il tasso di gravidanze pretermine è il 6,8%, quello di gravidanze post-termine è 0,13%. Per maggiori dettagli consulta il documento completo “Certificato di assistenza al parto (CedAP) Analisi dell’evento nascita anno 2012” (pdf 823 kb).

 

(25 giugno 2015) La morbosità materna negli Stati Uniti

Il rapporto del National Vital Statistics System del Center for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitense ha recentemente pubblicato un’analisi dei certificati di nascita nella quale descrive quattro importanti condizioni di morbosità materna: le trasfusioni materne, le rotture d’utero, le isterectomie (rimozione chirurgica dell’utero) non programmate, e i ricoveri in terapia intensiva. L’analisi copre il 90% di tutte le nascite avvenute negli Usa nel 2013 e ha permesso di calcolare i tassi delle quattro condizioni in esame, stratificati per età ed etnia materna e presentati distintamente per modalità dell’ultimo parto, precedenti tagli cesarei (TC) ed eventuali travagli di prova in donne già sottoposte a precedente TC. Dall’analisi emerge che l’87% delle donne senza precedenti TC affronta un travaglio di parto, di queste l’89% partorisce per via vaginale. Tra le donne già cesarizzate solo il 20% affronta un travaglio di prova che esita favorevolmente in un parto vaginale nel 70% dei casi. Per maggiori informazioni leggi il commento di Serena Donati (reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps – Iss).

 

(25 giugno 2015) Salute materno infantile e diseguaglianze di salute

Il report sulle diseguaglianze nella salute materno infantile “State of InequalIty Reproductive, maternal, newborn and child health”, pubblicato dall’Oms a giugno 2015, utilizza gli ultimi dati disponibili sul tema per tracciare uno scenario generale e descrivere i cambiamenti dei livelli di salute nel tempo di alcuni gruppi di popolazione. I dati, forniti da 86 Paesi a basso e medio reddito, si basano sull’analisi di 23 indicatori sulla salute riproduttiva, materna, neonatale e dei bambini, disaggregati per condizione economica, livello di istruzione, luogo di residenza e sesso.

 

(25 giugno 2015) La nascita in Umbria: analisi dei certificati di assistenza al parto nel 2012

Il 100% delle nascite registrate in Umbria nel 2012, è avvenuto negli 11 Punti nascita attivi in Regione e l’87,8% dei parti è stato relativo a donne residenti in Regione mentre l’11,5% a donne residenti in altre Regioni italiane o all’estero. È quanto emerge dal rapporto “La nascita in Umbria: analisi dei certificati di assistenza al parto nel 2012”. Da questo rapporto emerge che l’età media delle madri al momento del parto è di 31,5 anni e la frequenza di madri coniugate è del 69%; il 28,4% sono nubili, il 2,1% risulta non coniugata (separate, divorziate, vedove). Il 56,2% delle madri ha avuto precedenti concepimenti e il 43,8% è alla prima gestazione. Tra le donne che hanno partorito in Umbria nel 2012, il 2,1% ha fatto ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita, una metodica associata a frequenza di parto plurimo nel 27,4% (37 donne su 166 hanno avuto un parto multiplo in seguito a Pma) e ad una frequenza di parto cesareo del 8,1%. Per maggiori informazioni scarica il documento completo (pdf 1,9 Mb).

 

(28 maggio 2015) In Italia il primo corso di laurea in Ostetricia riconosciuto “amico dell'allattamento materno”

È stato recentemente accreditato il corso di laurea in Ostetricia dell’Università degli studi Milano-Bicocca, che ha ottenuto il riconoscimento di “Corso di laurea amico dell’allattamento materno” da parte dell’Unicef Italia. Si tratta di un approccio innovativo alla formazione delle ostetriche e dei professionisti che si occupano del percorso nascita, che prevede l’adozione di 18 standard formativi suddivisi in 5 macro aree: conoscenze e competenze di base, avvio e gestione dell’allattamento, allattamento dopo il periodo neonatale, situazioni speciali e complicanze comuni, l’iniziativa Unicef “Insieme per l’allattamento” (Ospedale&Comunità Amica del Bambino) e il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. La formazione curriculare universitaria è alla base delle buone pratiche cliniche e di salute pubblica e requisito essenziale per garantire i migliori risultati in termini di salute di popolazione. Il percorso, avviato nel 2012, ha previsto due fasi valutative, nel 2013 e nel 2014, per verificare l’applicazione delle linee guida. Antonella Nespoli, coordinatrice del corso di laurea, ha motivato la scelta di aderire a questo percorso ricordando l’importanza dell’ostetrica nel sostegno alle neo-mamme e nel sostegno all’accudimento del neonato. Per arrivare al risultato finale è stata fondamentale anche la partecipazione attiva delle studenti perché, come ricorda Nespoli, «Gli studenti, che in questi mesi hanno superato esami teorici e clinici secondo i suddetti standard, sono stati entusiasti del progetto e hanno lavorato insieme a noi per raggiungere questo traguardo». Per maggiori informazioni leggi la notizia sul sito di Unicef Italia e, maggiori informazioni sull’accreditamento, sul sito inglese di Unicef.

 

(23 aprile 2015) Dall’Oms uno statement sul taglio cesareo

Serena Donati (Cnesps-Iss) commenta lo statement dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) “Who Statement on Caesarean Section Rates” sulla relazione tra utilizzo di taglio cesareo (Tc) ed esiti perinatali per donne e bambini. Il documento Oms, attraverso una revisione sistematica degli studi sul “tasso ideale” di cesarei a livello di popolazione, e mediante un’analisi globale dei più recenti dati disponibili per Paese conclude che, a livello di popolazione, i tassi di Tc superiori al 10-15% non sono associati a una riduzione del tasso di mortalità materna e infantile. Per maggiori informazioni leggi l’approfondimento.

 

(26 febbraio 2015) L’evento nascita in Italia: il rapporto Cedap 2011

Ormai il Certificato di assistenza al parto (Cedap) è compilato per la quasi totalità dei parti che avvengono in Italia (98,8%). Nel 2011, l’88% dei parti è avvenuto in istituti di cura pubblici e il 36,7% è stato effettuato con taglio cesareo. Sono stati rilevati 1926 nati morti, con un tasso di 2,7 per 1000 nati. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Certificato di assistenza al parto (Cedap). Analisi dell’evento nascita - anno 2011” (pdf 2 Mb), pubblicato a febbraio 2015. I dati indicano inoltre che il 19% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, soprattutto nelle Regioni del Centro Nord. L’età media delle madri è 32,6 anni per le italiane e 29,4 anni per le cittadine straniere. Per maggiori informazioni visita il sito del ministero della Salute e scarica il documento (pdf 2 Mb).

 


 

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