Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

piscine

Aspetti epidemiologici e prevenzione

L’accordo Stato-Regioni e Province autonome del 16 gennaio 2003 ha posto le basi per una normativa sulle piscine in Italia. Nel giugno 2004, in attuazione all’accordo, è stata pubblicata, a cura del Dipartimento interregionale prevenzione, una apposita disciplina interregionale delle piscine. L’accordo prevede l’emanazione di leggi regionali e disposizioni tecniche o regolamenti, contenenti definizioni delle diverse tipologie di piscina e delle modalità di controllo. Le Regioni stanno quindi apprestando una serie di normative e piani regionali per la definizione dei criteri di qualità e dei controlli da effettuare per garantire la salubrità degli impianti natatori.

Disponibile in rete, il piano regionale piscine della Regione Veneto e la carta del servizio delle piscine comunali del Comune di Prato, in Toscana.

Gli studi epidemiologici
Non esistono, nel nostro Paese, dati epidemiologici relativi alle infezioni associate all’utilizzo di piscine. È stato invece pubblicato, nel 2004, uno studio dell’Istituto superiore di sanità su 'Rischi e caratteristiche di qualità igienico-sanitaria degli impianti natatori', che identifica i microorganismi trovati nelle acque di piscina e conseguentemente allerta sui rischi derivati da cattiva igiene e gestione degli impianti. Studi analoghi sono stati pubblicati negli Stati Uniti dai Cdc, con monitoraggio della carica microbica rilevata in decine di piscine e parchi acquatici.

Diverse agenzie federali americane hanno invece raccolto i dati relativi a epidemie associate all’utilizzo di acqua. Nel 1978 è stata avviata una sorveglianza specifica per le acque ricreative. Nel corso del biennio 2001-02, gli Usa hanno registrato 65 epidemie dovute alla frequentazione di piscine, in 23 Stati, con il coinvolgimento di 2536 persone, 61 ospedalizzazioni e otto morti. Nel 46,2% dei casi, le infezioni erano di tipo gastrointestinale, 32,3% erano dermatiti, il 12,3% meningoencefaliti e il 9,2% malattie respiratorie acute. Nonostante le epidemie fossero distribuite in tutto l’anno, una maggiore concentrazione è stata osservata nei mesi estivi. Tra gli agenti patogeni delle gastroenteriti, nel 40% dei casi sono stati identificati parassiti come Cryptosporidium, nel 20% batteri e nel 16,7% virus. Tra gli agenti non enterici, il più comune è stato Pseudomonas aeruginosa.


 

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