Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

poliomielite

Aspetti epidemiologici

revisione a cura di:

Maria Cristina Rota - reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps – Iss

 

21 aprile 2016 - Nei Paesi industrializzati, prima dell’introduzione delle campagne di vaccinazione negli anni Sessanta, le epidemie di poliomielite colpivano migliaia di bambini ogni anno. In seguito all’introduzione della vaccinazione di massa si è osservata una progressiva diminuzione della malattia fino alla sua quasi scomparsa.

 

Nel 1988, la quarantunesima Assemblea mondiale della sanità ha approvato una risoluzione per l'eradicazione mondiale della poliomielite che ha segnato il lancio della Global Polio Eradication Initiative (Gpei), guidata dai governi nazionali, l'Oms, il Rotary International, i Centri statunitensi per il Controllo delle malattie e la prevenzione (Ccd), l'Unicef, e supportata da altri partner tra cui la Bill e Melinda Gates Foundation.

 

Nel 1994, la Regione Oms delle Americhe è stata certificata polio-free, seguita dalla Regione Oms del Pacifico occidentale nel 2000 e dalla Regione europea dell'Oms nel giugno 2002. Il 27 marzo 2014, la Regione Oms del Sud-Est Asiatico è stata certificata libera dalla polio, il che significa che la trasmissione del poliovirus selvaggio è stato interrotto anche in questo blocco di 11 Paesi che si estende dall'Indonesia all'India.

 

Dal lancio della Gpei il numero di casi è sceso di oltre il 99%. Oggi la poliomielite è ancora endemica in due soli Paesi: il Pakistan e l’Afghanistan.

 

La poliomielite nel mondo

Secondo i dati pubblicati dall’Oms, nel 2015 sono stati segnalati 74 casi da due Paesi (Afghanistan e Pakistan).

 

La poliomelite colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni di età e 1 infezione su 200 provoca una paralisi flaccida irreversibile (di solito delle gambe). Tra coloro che rimangono paralizzati, il 5-10% muore a causa della paralisi dei muscoli respiratori. Fino a quando anche un solo bambino verrà infettato dal virus della poliomielite, tutti i bambini del mondo sono a rischio di contrarre la malattia. I poliovirus, infatti, sono facilmente importabili da un Paese a un altro e si diffondono rapidamente in popolazioni non immunizzate.

 

Globalmente, i Paesi hanno raggiunto risultati diversi nel processo di eradicazione della polio, suggerendo che le soglie di immunità delle popolazioni varino in base alle aree geografiche, con importanti implicazioni a livello strategico, di pianificazione e di definizione delle priorità.

 

L’eradicazione della polio e il Piano Strategico 2013-2018

Lo Strategic Plan 2013-2018, sviluppato dalla “Global Polio Eradication Initiative” in consultazione con le autorità sanitarie nazionali, iniziative sanitarie globali, esperti, donatori e altre parti interessate, in risposta a una direttiva dell'Assemblea mondiale della sanità, è mirato all’eradicazione della malattia, sia quella causata dal polio virus selvaggio, sia quella derivata dal vaccino orale, e alla pianificazione degli interventi necessari per l’erogazione di servizi sanitari destinati ai bambini più a rischio.

Il piano ha quattro obiettivi principali:

  • identificare e interrompere la trasmissione dei poliovirus;
  • rafforzare i sistemi di vaccinazione, introdurre il vaccino antipolio inattivato, e alla fine, sospendere l’uso del vaccino orale;
  • certificare l' eradicazione e il contenimento di tutti i poliovirus selvaggi;
  • documentare le attività del Gpei e le lezioni apprese per affrontare altri obiettivi di eradicazione.

In primo luogo, il programma di eradicazione prevede un elevato livello di “immunizzazione infantile” con quattro dosi di vaccino antipolio orale vivo attenuato (Opv) durante il primo anno di vita. In secondo luogo, è prevista la “somministrazione di dosi supplementari di Opv” a tutti i bambini sotto i cinque anni di età durante le attività di immunizzazione supplementare (Sia). Per quanto riguarda la sorveglianza dei poliovirus selvaggi, invece, devono essere notificati e analizzati tutti i casi di paralisi flaccide acute (Afp) nei bambini al di sotto dei quindici anni di età. Infine, quando la trasmissione di poliovirus selvaggi è limitata a una specifica area, devono essere realizzate campagne mirate di "mop-up" o “ricerca di contatti” di casi di malattia per la vaccinazione.

 

Per interrompere la trasmissione dei poliovirus selvaggi e per ottimizzare le attività di eradicazione della poliomelite, le priorità globali consistono nel colmare il divario tra i Paesi nei finanziamenti dedicati a combattere le malattia e fermare la diffusione dei poliovirus selvaggi nei Paesi endemici.

 

Effetti benefici secondari dell’iniziativa

Si stima che più di 5 milioni di persone siano scampate alla forma paralitica della malattia grazie alla vaccinazione. Tuttavia le ricadute positive dell’iniziativa sono più ampie. Attraverso la prevenzione della malattia, il programma di eradicazione contribuisce a ridurre la povertà, fornendo ai bambini e alle loro famiglie una più alta probabilità di condurre una vita sana e produttiva. Grazie all’immunizzazione, di oltre due miliardi di bambini in tutto il mondo, è stato possibile dimostrare che interventi sanitari ben pianificati possono raggiungere anche i territori più remoti o con conflitti in corso.

 

La messa a punto delle attività di immunizzazione supplementare ha consentito di rintracciare per la prima volta bambini e famiglie in villaggi remoti, facilitando l’erogazione di ulteriori servizi sanitari. Nella maggior parte dei Paesi, il programma ha anche facilitato il controllo di altre malattie infettive attraverso: la costruzione di efficaci sistemi di notifica e di sorveglianza della malattia, la formazione locale di epidemiologi e l’istituzione di una rete globale di laboratori. Queste capacità sono risultate essenziali durante emergenze sanitarie post-catastrofe, come a seguito dello tsunami del 2004 nel Sud-est asiatico.

 

Non ultimo, dal 1998, la somministrazione di vitamina A durante le attività di immunizzazione, ha permesso di evitare più di 1,2 milioni di decessi infantili. Oltre 20 milioni, invece, gli operatori sanitari e i volontari che sono stati formati per distribuire il vaccino antipolio (Opv) e la vitamina A, promuovendo una cultura della prevenzione delle malattie.

 

Sul sito della Global Polio Eradication Iniziative consulta: