Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rabbia

Aspetti epidemiologici

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale di sanità (Oms) la rabbia è ampiamente diffusa in tutto il globo. Ogni anno, a causa di questa malattia, muoiono più di 55 mila persone. Di questi decessi, il 95% si registra in Asia e Africa. Il 99% dei casi di rabbia nell’uomo dipendono da rabbia canina e circa il 30-60% delle vittime di morsi di cane sono bambini minori di 15 anni. La pulizia delle ferite e la vaccinazione, vanno effettuate il prima possibile dopo il contatto con l’animale, poiché possono prevenire l’insorgenza della rabbia in quasi il 100% delle esposizioni.

 

In Italia

Dal 1997 e fino all’ottobre 2008, l’Italia è stata considerata libera da rabbia (rabies free). Successivamente, secondo i dati dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IZSVe), dal 2008 a febbraio 2010, sono stati diagnosticati centinaia di casi di rabbia in animali in Friuli-Venezia Giulia, in Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento. I casi di rabbia diagnosticati sono da mettere in stretta correlazione con la situazione epidemiologica della rabbia silvestre nella vicina Slovenia.

 

A seguito della ricomparsa della rabbia silvestre, nei comuni infetti e nelle aree limitrofe è stata resa obbligatoria la vaccinazione dei cani (presenti anche temporaneamente sul territorio) e degli erbivori domestici a rischio (al pascolo); è stato reso obbligatorio l’uso del guinzaglio per condurre i cani; è stata intensificata la sorveglianza sugli animali selvatici, in particolare di quelli trovati morti; sono state attivate le procedure per la realizzazione della vaccinazione orale di emergenza delle volpi secondo le disposizioni comunitarie in materia e di concerto con gli Stati confinanti, Slovenia e Austria. Al riguardo, il ministero della Salute ha presentato l'Ordinanza ministeriale del 26 novembre 2009.

 

Leggi sul sito dell’IZSVe i dettagli del quadro epidemiologico aggiornato.

 

In Europa

Anche se estese zone dell’Europa hanno ottenuto lo status di libere da rabbia la vaccinazione degli animali da compagnia rimane una fase importante della prevenzione.

 

Secondo le definizione dell’Oie (Ufficio Internazionale delle Epizoozie), un Paese può essere considerato libero da rabbia quando:

  • la malattia è tra quelle sottoposte a denuncia
  • è operativo un efficace  sistema di sorveglianza della malattia
  • tutte le misure di controllo (regulatory) per la prevenzione e il controllo della rabbia sono state implementate, incluse efficaci procedure di importazione
  • non si sono verificati da almeno 2 anni casi indigeni di rabbia nell'uomo e negli animali, tuttavia, su questo status, non incide l’isolamento del Bat Lyssavirus europeo (EBL 1 e EBL 2) sul pipistrello
  • nessun caso importato è stato confermato nei carnivori al di fuori di una stazione di quarantena negli ultimi 6 mesi.

La rabbia in Europa è prevalentemente rabbia silvestre: alle specie selvatiche è attribuito l’80% di tutti i casi di rabbia. Di questi, più dell’80% è legato a volpi rosse (Vulpes vulpes), appartenenti alla famiglia dei Canidae.

 

La vaccinazione orale delle volpi, sviluppata ormai quasi 25 anni fa, ha offerto una nuova prospettiva per il controllo della rabbia tra le specie selvatiche. Questo metodo, è stato provato come l’unico modo efficace per eliminare la rabbia tra le volpi e tra altre specie terrestri: se si elimina la rabbia tra le volpi scompare anche tra altri animali domestici. Per esempio, la rabbia nei cani procione, introdotti nell’Europa dell’Est, può essere eliminata nello stesso modo usato per le volpi.

 

I risultati ottenuti con questo metodo sono significativi, il numero annuale di casi di rabbia è sceso da 21 mila nel 1990 a 5400 nel 2004. Nella maggior parte delle zone dell’Europa occidentale e centrale la rabbia è stata eradicata e il controllo è stato di successo. A oggi, molti Paesi sono considerati liberi da rabbia.

 

In Francia nel 2004 e nel 2008 si sono verificati due casi di rabbia, diagnosticati entrambi in cani importati dal Marocco. Il 27 febbraio 2008 le autorità francesi hanno informato le autorità sanitarie nazionali degli altri Paesi dell’Unione europea, tramite il sistema di comunicazione riservato Early Warning and Response System (Ewrs), che in un sobborgo di Parigi un cane domestico era stato confermato come infetto da virus della rabbia e poi abbattuto. L’Ecdc ha emesso a questo proposito un documento di valutazione del rischio. Leggi l’approfondimento sui casi in Francia.

 

Leggi anche l’approfondimento sui casi di rabbia in Germania nel febbraio 2005 in seguito a trapianto di organi.

 

Dati epidemiologici sulla rabbia in Europa, aggiornati al 2009 sono on line sul Rabies Bulletin Europe.

 

Nel mondo

Negli ultimi anni, la rabbia dei pipistrelli è emersa come uno dei principali problemi di salute pubblica nelle Americhe e in Europa. Per la prima volta nel 2003 in Sud America sono morte più persone per rabbia da animali selvatici (in particolare pipistrelli) che da cani. Ogni anno, in Asia, circa 31 mila persone muoiono a causa della rabbia canina; in Africa, 24 mila. La rabbia canina è responsabile di più di 14 milioni di cicli di trattamenti post esposizione.

 

Il peso economico della rabbia nei Paesi in via di sviluppo è molto pesante. Il costo medio della vaccinazione dopo il morso di un animale sospetto è di 40 dollari americani in Africa e 49 in Asia. Questo trattamento post esposizione è un peso economico considerevole per molte famiglie di questi Paesi, dove il salario medio è di circa 1-2 dollari americani al giorno per persona.

 

La gente povera, specialmente i bambini sono a rischio maggiore. Circa il 30-60% delle vittime dei morsi di cane sono, infatti, bambini con meno di 15 anni di età.

 

Negli Stati Uniti, nel 2008, 49 Stati, il Distretto di Columbia e Porto Rico hanno testato oltre 121 mila animali e riportato ai Cdc più di 6800 casi di rabbia tra gli animali e 2 casi nell’uomo (le Hawaii sono l’unico Stato rabies free). Il totale dei casi riferiti è sceso di circa il 3,1% rispetto al 2007. Il 93% dei casi registrati nel 2008 riguarda animali selvatici e il 7% animali domestici. Il numero dei decessi tra gli uomini è di circa 2-3 all’anno.