Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rosolia

Aspetti epidemiologici

La rosolia è diffusa in tutto il mondo e nei Paesi a clima temperato si riscontra prevalentemente nel periodo invernale o in primavera. Il dato preoccupante è che, quando la malattia è contratta nel primo trimestre di gravidanza, l’85% dei neonati contrae la sindrome congenita.

 

L’incidenza della malattia, secondo i dati dell’Oms, è difficile da calcolare per molte aree del mondo, ma la stima si aggira sui 100 mila casi, ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo. L’Oms stima che il vantaggio connesso alla diffusione del vaccino contro la rosolia, soprattutto se associato a quello contro il morbillo, sia tale da rendere sostenibile il costo di una campagna vaccinale in tutti i Paesi del mondo. A oggi, tuttavia, vaste aree dell’Asia e dell’Africa non sono ancora coperte.

 

In tutti i Paesi dove la popolazione infantile, di entrambi i sessi, è stata vaccinata entro il primo anno di vita con un richiamo ai 5-6 anni, il numero dei casi di rosolia congenita si è abbassato a poche unità e sono scomparsi anche i casi di rosolia naturale nei soggetti suscettibili.

 

In Italia

In Italia, secondo quanto pubblicato in un rapporto su Surveillance report, la sorveglianza della rosolia naturale si è affidata a due metodi: quello delle notifiche e quello della rete dei pediatri sentinella. La notifica è stata attuata nel nostro Paese dal 1970. L’obbligo di notifica della rosolia congenita è però rimasto in vigore solo fino al 1991, quando è stato sospeso e reintrodotto con il decreto ministeriale del 14 ottobre 2004. I dati delle notifiche relative alla rosolia congenita tra il 1991 e il 2004 quindi non esistono. Sono disponibili solo due rapporti locali, che riportano i dati relativi alla zona di Pavia e alla Regione Campania nel corso dell’epidemia del 2002. Per quanto riguarda la malattia sui bambini e adulti, il numero di casi notificato dal 1970 al 2001 indica una ricorrenza delle epidemie circa ogni 4-5 anni, fino al 1997, ultima epidemia degli anni ’90 con circa 35mila casi riportati. Successivamente l’incidenza è calata, con una notifica al massimo di 5500 casi. Circa il 70% dei casi si verificavano su bambini sotto i 15 anni di età.

 

Il sistema dei pediatri sentinella è stato lanciato nel 2000, e ha coperto circa il 4% della popolazione nazionale sotto i 15 anni di età. Nonostante l’adesione volontaria dei pediatri alla rete di sorveglianza, questo sistema si è rivelato molto più sensibile della rete di notifiche: l’incidenza stimata di rosolia nei bambini secondo la rete di pediatri nel 2000 era dalle 5 alle 6 volte più alta rispetto alle notifiche. Nel 2002 la rete ha stimato un’incidenza elevata con circa 300 casi per 100mila bambini, soprattutto tra i 10 e i 14 anni di età. Questa rete, per sua natura, non dà alcuna informazione sui casi di rosolia tra gli adulti.

 

Sono disponibili i dati epidemiologici sui casi di rosolia in Italia dal 1996 al 2006: ogni anno vengono aggiornati in base ai casi notificati. L’andamento mostra una serie di oscillazioni, con un massimo di quasi 35 mila casi riportati nel 1997. A partire dal 2002, il trend vede una diminuzione del numero dei casi di rosolia, fino al minimo rappresentato dai 257 casi del 2006.

 

 

Rosolia in Italia

Andamento del numero dei casi di rosolia in Italia dal 1996 al 2006

(fonte: ministero della Salute)

 

Anno M F n.i. Totale

1996

14146

7669

63

21878

1997

21037

13464

111

34612

1998

1820

1498

0

3318

1999

615

514

0

1129

2000

1506

1099

0

2605

2001

3169

1979

3

5151

2002

3824

2383

17

6224

2003

877

736

2

1615

2004

238

223

0

461

2005

136

160

1

297

2006

148

109

0

257

2007

286

236

0

522

Casi di rosolia in Italia dal 1996 al 2007, divisi per sesso. I dati del 2007 sono da considerarsi provvisori.

 

 

Le attività di sorveglianza

In Italia, un piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita è stato approvato nel 2003 e nel 2005 è stata introdotto un sistema di sorveglianza che prevede la notifica obbligatoria della sindrome e dell’infezione da rosolia congenita e della rosolia in gravidanza. Il Bollettino epidemiologico nazionale (Ben), pubblicato nel febbraio 2009, riferisce che nel periodo 2005-2008 sono stati notificati 110 casi sospetti di rosolia in gravidanza (di cui oltre la metà si sono verificati nel 2008) e 37 casi sospetti di rosolia congenita. Quarantotto dei 110 casi di rosolia in gravidanza segnalati sono stati confermati in laboratorio e, dei 37 casi sospetti di rosolia congenita, 5 sono stati confermati in laboratorio e 3 sono stati classificati come probabili (quadro clinico compatibile con la rosolia congenita ma senza conferma di laboratorio).

 

Relativamente alle coperture vaccinali, nel 2007 l’89,6% dei bambini entro i due anni di età è stato vaccinato con almeno una dose di Mmr. Non sono disponibili dati nazionali di copertura vaccinale né per la prima né per la seconda dose di Mmr relativi ai bambini oltre i due anni di età e alle donne in età fertile.

 

Dai dati del sistema di sorveglianza Passi emerge che, secondo quanto riferito nel triennio 2007-2009, considerando solo le Asl che hanno partecipato alla sorveglianza per l’intero periodo (91% della popolazione osservata, per un totale di 89.043 interviste), la prevalenza di donne in età fertile vaccinate è rimasta stabile. Nel 2007: il 33% (IC95%: 32-34%), nel 2008: il 32% (IC95%: 31-33%), nel 2009: il 33% (IC95%: 32-34%).

I dati evidenziano nella popolazione considerata una scarsa consapevolezza del problema legato all’infezione rubeolica in gravidanza. Le differenze tra Regioni sono notevoli e dovrebbero suscitare una riflessione da parte dei responsabili dei servizi di prevenzione.

 

Una donna su tre riferisce di essere stata vaccinata, quelle che riferiscono di non essere state vaccinate, ma ricordano di aver fatto il rubeotest sono il 26%, nove su 10 con esito positivo. In totale, quindi, circa il 3% delle donne non è vaccinato e ha rubeotest negativo e circa il 40%, invece, è ignaro del proprio stato immunitario.

 

La percentuale di donne vaccinate è maggiore nelle generazioni più giovani: tra le ragazze di 18-19 anni, che avrebbero potuto ricevere l’offerta della vaccinazione nell’adolescenza (grazie al recupero straordinario previsto dal piano di eliminazione), la percentuale di vaccinate è del 59%. Nelle generazioni successive la percentuale di vaccinate per la rosolia diminuisce gradualmente fino a raggiungere il 13% nelle 49enni.

 

In Europa

Per raggiungere l’obiettivo prefissato dall’Oms di 1 caso ogni 100 mila nati vivi entro il 2010, nel 2002 la Regione europea dell’Oms ha implementato un piano strategico per l’eliminazione del morbillo e della Crs. Il pilastro su cui si basa il piano è la campagna di immunizzazione che, nei Paesi in cui viene praticata la vaccinazione, ha portato ottimi risultati. Programmi universali di immunizzazione dei bambini sono stati avviati da tempo, soprattutto grazie all’uso del vaccino contro morbillo-parotite-rosolia.

 

A partire dal 2002, l’uso di vaccini combinati che contengono la componente rubeolica (vaccino Mmr) è notevolmente aumentato in Europa, anche se i Paesi orientali hanno introdotto questo vaccino solo di recente e alcuni Paesi occidentali hanno ancora tassi di copertura inadeguati. Nel periodo 2001-2003, sono stati segnalati 47 casi di Crs dai Paesi membri della Regione europea dell’Oms, passando da 21 casi nel 2001 a 12 nel 2003. Il 36% delle infezioni è stato registrato in Romania e il 32% in Russia. In Finlandia e Danimarca, dove ormai da molti anni la copertura del vaccino combinato contro morbillo-parotite-rosolia (Mmr) è elevata, l’ultimo caso di Crs risale al 1986.

 

Varie epidemie sono state registrate in Europa nell’ultimo decennio: in particolare, tra il 2002 e il 2003 in Romania sono stati riportati 115 mila casi di rosolia, soprattutto in bambini in età scolare, e durante un’epidemia in Russia, tra il 2002 e il 2004, la Crs ha raggiunto un tasso di incidenza di 350 casi ogni 100 mila nuovi nati.

 

I dati riportati dall’Oms e dall’Euvac.net, il network europeo per la sorveglianza sulle malattie infettive prevenibili con vaccinazione, relativi al periodo 2000-2007, mostrano che in Europa il numero di casi di rosolia è notevolmente diminuito dopo il 2003 e si è stabilizzato dal 2005 in poi. L’Ecdc riporta 1498 infezioni per il 2005 in 22 Paesi, con un’incidenza globale pari a 0,51 per 100 mila nuovi nati; le incidenze più alte sono state registrate in Lituania e in Olanda (3,44 e 2,23 casi per 100 mila nuovi nati, rispettivamente).

 

Negli Stati Uniti

Secondo i dati dei Cdc americani, il 20-50% dei casi di rosolia sono asintomatici. La strategia vaccinale si è rivelata efficace, se si considera che prima della sua attuazione si manifestavano epidemie di rosolia, con decine di migliaia di casi, ogni 6-9 anni. Tra il 1964 e il 1965, un’epidemia ha interessato oltre 12 milioni di persone, con 20mila casi di sindrome congenita e la morte conseguente di oltre 11mila feti, oltre 2000 nati morti, più di 3500 bambini nati ciechi e 1800 ritardati mentali.

 

Nel 1969 è partita la campagna di vaccinazione, con una copertura che ha raggiunto negli ultimi anni il 93% con una diminuzione drastica dei casi. Nel 2000, negli Stati Uniti, l’87% dei casi totali registrati si sono verificati su persone tra i 15 e i 39 anni di età. Nel marzo 2005 i Cdc americani hanno annunciato la scomparsa della malattia dagli Stati Uniti, sottolineando da un lato il successo delle campagne vaccinali e dall’altro la necessità di continuare a immunizzare i neonati. Nel 2004, infatti, si sono verificati solo 9 casi di rosolia, tutti però di importazione. Rimangono comunque, sempre secondo i Cdc, oltre 8 milioni di donne in età riproduttiva suscettibili alla rosolia, per un totale di circa il 10% dei giovani a rischio.

 

Anche per questo, la Pan American Health Organization sta lanciando una campagna di vaccinazione che interessa l’intero continente americano, dove nel 1997 ci sono stati più di 130 mila casi registrati di rosolia, e 8670 casi nel 2002. Nel solo Messico, sono stati registrati 3685 casi e più di 3600 in Venezuela.