In Italia, l’Istituto superiore di sanità e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma coordinano un sistema di sorveglianza nazionale per la Seu in età pediatrica con la collaborazione della Società italiana di nefrologia pediatrica.
Dopo
l’epidemia di Seu (Sindrome emolitico uremica) che nel luglio scorso ha
colpito la Campania e provocato una vittima, la sanità pubblica si interroga
sull’opportunità di inserire questa patologia nell’elenco delle malattie
infettive a notifica obbligatoria. Il Cnesps, in collaborazione con
l’Osservatorio epidemiologico della Regione Campania, ha realizzato un’indagine.
A partire dal 1988,
ogni anno sono stati osservati circa 30-40 casi di Seu, per un totale di 439
casi notificati complessivamente tra il 1998 e il 2004. Per oltre il 70% dei
casi la Seu risultava associata ad infezione da VTEC. Sono inoltre stati
identificati alcuni focolai epidemici, negli anni 1992, 1993 e 1997
attraverso la registrazione di cluster di casi. Il tasso nazionale
d’incidenza medio annuale della Seu nello stesso periodo (1988-2004) è stato
di 0,27 casi per 100mila abitanti, inferiore rispetto a quanto rilevato in
altri paesi europei.
Uno
studio pubblicato dai ricercatori del sistema di sorveglianza britannico
e irlandese nel 2005 ha rilevato che l’incidenza della Seu nel periodo
1997-2001 è rimasta la stessa di quella rilevata da un precedente studio
prospettico realizzato nel periodo 1985-1988 (circa 0,71 casi per 100mila
abitanti). In Francia, la rete di sorveglianza della Seu pediatrica, che
registra tutti i casi nei bambini sotto i 15 anni, ha pubblicato nel 2000 i
primi risultati relativi all’incidenza dal 1993 al 1998. Nel 1998 il dato
era di 0,7 casi ogni 100 mila bambini. Negli Stati Uniti, dal 1997 al 1999
sono stati identificati, secondo dati della rete FoodNet, 123 casi di Seu.
L’incidenza sui bambini sotto i 16 anni è stata calcolata in 1,06 per
100mila abitanti.