Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

sifilide

Aspetti epidemiologici

In Italia

Nel 2007, sono stati registrati 720 casi di sifilide, 561 dei quali in soggetti di sesso maschile. Fino al 2003 lo screening obbligatorio per la sifilide era previsto per via di un decreto regio della Regione Piemonte per tutti i pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie. L’esame obbligatorio è stato abolito con decreto regionale in seguito ai risultati di uno studio (pdf 27 kb) effettuato dal Servizio sovranazionale di epidemiologia della Asl 20 di Alessandria e presentato al III convegno sulla Evidence Based Prevention nell’aprile 2003. Il risparmio derivato è stato impiegato per il finanziamento della gratuità di cinque centri per la diagnosi e il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili.

 

In Europa

Nell’Europa occidentale, secondo l’Ufficio regionale dell’Oms, la prevalenza dell’infezione è in declino dalla Seconda guerra mondiale, e oggi il tasso di incidenza è minore del 5 per 100 mila. Dal 1989, però, c’è stato un allarmante incremento del tasso di malattia nei Paesi dell’Europa orientale, dell’ex Unione sovietica, dove l’incidenza era del 5-15 per 100 mila nel 1990, ed è cresciuta fino al 120-170 per 100 mila alla fine del decennio.

 

Per fronteggiare questa nuova emergenza, che rischia di diventare un serio problema di salute pubblica per l’intera area, è stata lanciata una Task force europea contro le infezioni sessualmente trasmissibili, che ha il compito di monitorare e valutare la situazione e fornire indicazioni e linee guida per uniformare il sistema di risposta dei Paesi europei rispetto alla loro prevenzione e trattamento. Tra gli obiettivi del programma figurano il contenimento, al massimo entro il 2010, dell’incidenza di sifilide congenita a non più di 0,01 casi per 1000 neonati vivi e la riduzione progressiva e costante in tutte le nazioni europee, al massimo entro il 2015, dell’incidenza delle infezioni sessualmente trasmissibili.

 

Secondo i dati dell’Ecdc, i tassi di incidenza più elevati si osservano nei giovani (5,33 casi per 100 mila nel gruppo 25-44 anni e 2,57 casi per 100 mila nel gruppo 15-24 anni). Nei bambini sotto i 4 anni sono stati diagnosticati 31 casi, corrispondenti a un’incidenza annuale di 0,23 per 100 mila. Per quanto riguarda il sesso, il rapporto maschi-femmine è di 4,4 a 1.

 

Nel mondo

Nel mondo, secondo l’Oms, la sifilide colpisce circa 12 milioni di persone, ed è molto presente in Africa, Asia e America Latina. Nelle donne gravide non trattate, la sifilide primaria è responsabile del 25% delle morti in utero e del 14% delle morti neonatali. In Africa, la prevalenza dell’infezione nelle gestanti varia dal 4% al 15%.

 

Negli Stati Uniti, secondo i dati dei Cdc, negli ultimi anni la sifilide è in aumento. Nel corso degli anni Novanta c’è stato infatti un calo dell’89,2% dell’incidenza della malattia, con un minimo storico nel 2000, mentre dal 2001 il tasso è in crescita. Negli Stati meridionali l’infezione è più frequente e ha un’incidenza 2-5 volte superiore a quella del resto degli Usa.

 

Data la localizzazione e le buone possibilità sia di diagnosi sia di trattamento, i Cdc hanno lanciato nel 1999, aggiornato nel 2008, un Piano nazionale per l’eliminazione della sifilide, che ha l’obiettivo di ridurre i casi di sifilide primaria e secondaria accertati ogni anno sul territorio nazionale a meno di 1000 (0,4 per 100 mila nella popolazione generale).

 

Nonostante questi sforzi però, negli ultimi due anni sembrano esserci delle vere e proprie epidemie di sifilide che interessano soprattutto la popolazione maschile omosessuale delle grandi aree urbane. Nel 2007 sono stati notificati ai Cdc americani oltre 40 mila casi, dei quali 11.466 in stadio primario e secondario e 430 di sifilide congenita. Nello stesso anno, più del 50% di tutti i casi di sifilide del Paese risultavano concentrati in 25 contee e 2 metropoli. L’incidenza più elevata (14 casi per 100 mila soggetti) si è riscontrata tra gli afro americani, gli ispanici (4,3 casi per 100 mila) e i bianchi (2 per 100 mila).

 

La fascia di età più colpita è quella tra i 25 e 29 anni in entrambi i sessi. Il rapporto maschi-femmine sta diventando di anno in anno più sfavorevole al sesso maschile (6 a 1 nel 2007). Da quando, nel 2005, i Cdc hanno iniziare a classificare l’incidenza nei due sessi tenendo conto del comportamento sessuale, è emerso che il trend in crescita è prevalentemente dovuto a un notevole incremento dell’infezione nei maschi omosessuali.