Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

tossinfezioni alimentari

Aspetti epidemiologici

In Italia

In Italia, la sorveglianza dei focolai di tossinfezione alimentare avviene secondo il flusso previsto dal DM del 15 dicembre del 1990. Il Decreto prevede la suddivisione delle malattie infettive in 5 classi. In particolare la quarta (su notifica effettuata dal medico entro 24 ore dal sospetto di un caso di malattia) include le infezioni, tossinfezioni e infestazioni di origine alimentare (quando si verificano in forma di focolaio). Tuttavia questi dati sono spesso distorti, oltre che dalla sottonotifica, dalla mancata diagnosi eziologica attribuibile a uno scarso ricorso ad accertamenti di laboratorio. Inoltre, la trasmissione delle informazioni è spesso poco tempestiva e non permette di condurre tutte le indagini necessarie a stabilire la fonte e le modalità di trasmissione. Su notifica del medico, le Aziende sanitarie trasmettono alla Regione la segnalazione dei patogeni responsabili, in classi diverse a seconda della pericolosità dell’agente e dell’estensione dell’episodio (caso singolo o focolaio epidemico).

 

Nel 2009, in Italia, il numero di segnalazioni di focolai di tossinfezioni alimentari è stato di 248. Per ogni focolaio segnalato, il totale di casi è stato pari a 1451. L’Emilia Romagna è risultata essere la regione che segnala il maggior numero di episodi (20% del totale nazionale), seguita da Piemonte (15%), Provincia autonoma di Bolzano (14%), Lazio (10%) e da tutte le altre Regioni.

 

I microrganismi maggiormente implicati nell’eziologia degli episodi sono rappresentati dalle Salmonelle spp. (45%), seguite da forme virali (17%). Il Campylobacter risulta essere implicato solo nel 1,2% dei casi al contrario di quanto osservato in altri Paesi europei. Purtroppo il 33% dei focolai epidemici non presenta indicazione sull’eziologia degli episodi o non specifica il microrganismo responsabile.

 

In Europa

Per gli Stati membri dell’Unione europea, riportare i focolai di tossinfezione alimentare è obbligatorio fin dal 2005. Ciononostante non sempre i sistemi di sorveglianza presenti a livello nazionale sono armonizzati all’interno dell’Ue, dunque le differenze nella tipologia e nella numerosità dei focolai, così come dei principali agenti responsabili delle malattie, non riflettono necessariamente i livelli di sicurezza alimentare tra i vari Paesi ma sono più che altro indicativi dell’efficienza dei sistemi di sorveglianza nazionali per il monitoraggio e l’identificazione delle tossinfezioni alimentari.

 

Secondo quanto riferito nel report annuale Ecdc-Efsa sulle zoonosi e malattie trasmesse da alimenti, nel 2010, i principali agenti patogeni causa di infezioni nell’uomo e riportati sono Salmonella, Campylobacter, Listeria, E. Coli produttori di verocitotossina, Yersinia, Trichinella ed Echinococco.

 

Nello specifico dal documento emerge che i casi di Salmonella nell’uomo sono diminuiti dell’8,8% rispetto il 2009 confermando il calo evidenziato negli ultimi 5 anni. Come negli anni precedenti i Paesi che hanno contribuito maggiormente al numero di isolati riportati sono stati la Germania con 24.833 casi (primo posto) e l’Inghilterra con 9670 casi (secondo posto). L’Italia nel 2010 ha riportato 2730 casi, il 34% in meno rispetto il 2009. Il continuo decremento dei casi di salmonellosi è da attribuirsi al successo dei piani di controllo nelle specie aviarie e in particolare nelle galline ovaiole. Per quanto riguarda gli alimenti la Salmonella è prevalentemente identificata nelle carni di pollo, tacchino e suino. La campilobatteriosi è ancora la malattia zoonotica segnalata con maggior frequenza nell’uomo, in leggero aumento nel 2010 con 212.064 casi rispetto ai 198.682 del 2009. Come per la salmonellosi, l’Inghilterra (70.298 casi) e la Germania (65.110 casi) sono i Paesi che hanno riportato il maggior numero di notifiche e hanno avuto il maggior aumento rispetto gli anni precedenti, mentre l’Italia ha riportato 457 casi rispetto i 531 del 2009 (-14%). Il Campylobacter è stato identificato prevalentemente nei suini, nei bovini e nella carne di pollo e di altri avicoli.

 

Nel 2010 le infezioni da Listeria nell’uomo sono diminuite del 3,2% rispetto il 2009, con 1601 casi confermati. A differenza della diminuzione generale degli altri Paesi, in Italia si è evidenziato un leggero aumento dei casi (1,1%) rispetto il 2009. La Listeria è stata identificata in diverse specie animali e alimenti pronti al consumo come il pesce affumicato, prodotti a base di carne trattati termicamente e formaggi. Gli Escherichia coli produttore di verotossina (VTEC) hanno causato 4000 casi di malattia nell’uomo nel 2010, in leggero aumento rispetto al 2009 (3573 casi, +11%). Questo aumento è molto evidente in Germania e Olanda mentre in Italia il numero dei casi è diminuito da 51 nel 2009 a 31 nel 2010. I VTEC sono più frequentemente isolati nella carne bovina ma è possibile ritrovarli anche in latte crudo e formaggi derivati, carne di pecora, carne suina, vegetali e prodotti ittici. Il numero di casi nell’uomo di Yersinia, è diminuito a 6776 nel 2010 a 7533 nel 2009. Nel 2010 i casi confermati di trichinellosi (223 casi) sono diminuiti in modo rilevante del 70,2% rispetto il 2009 (748 casi). Questa diminuzione è molto evidente in Paesi come Romania e Bulgaria mentre in Italia nel 2010 non è stato notificato nessun caso. L’Echinococco nel 2010 è stato la causa di 750 casi confermati con un decremento del 4,9% rispetto il 2009 (789 casi). In Italia come per gli anni precedenti non è stato notificato nessun caso.

 

Il report Efsa-Ecdc riporta inoltre nel 2010 in Europa 5262 epidemie di origine alimentare con 43.473 casi e 25 decessi. I principali agenti patogeni responsabili sono stati Salmonella (30,5%), agenti virali (15%) e Campylobacter (8,9%). Come negli anni precedenti le principali fonti di epidemie sono state uova e ovo prodotti, responsabili di 154 episodi, seguiti da alimenti misti e buffet (diversi tipi di alimenti potenzialmente coinvolti), vegetali, carne suina e prodotti da essa derivati. Degno di nota l’aumento di epidemie causate da alimenti di origine vegetale nel 2010 (61 epidemie) rispetto il 2009 (21 epidemie).

 

Per maggiori informazioni scarica il documento completo European Union Summary Report on Trends and Sources of Zoonoses, Zoonotic Agents and Food-borne Outbreaks in 2010 (pdf 17,4 Mb).

 

 

Nel mondo

Nonostante l’incidenza globale delle tossinfezioni alimentari sia molto difficile da stimare, secondo l’Oms, nel 2005, la maggior parte delle morti per diarrea (circa 1,8 milioni in tutto il mondo) sono da ricondursi all’ingestione di acqua e cibi contaminati. Nei soli Paesi industrializzati, oltre il 30% della popolazione, ogni anno, è soggetto a una tossinfezione alimentare. Molto più complesso è stimare l’incidenza di queste infezioni nei Paesi in via di sviluppo in cui l’elevata incidenza dei fenomeni diarroici suggerisce la presenza di un grave problema nella sicurezza alimentare.

 

I dati dei Cdc americani evidenziano che negli Stati Uniti circa 48 milioni di persone si ammalano ogni anno in seguito a una infezione alimentare, con l’ospedalizzazione di 128 mila persone e la morte di 3 mila. Dal 1996 il sistema di sorveglianza dei Cdc sulle tossinfezioni alimentari (FoodNet), registra le infezioni causate dai batteri Campylobacter, E. coli O157, Listeria monocytogenes, Salmonella, Shigella, Vibrio,Yersinia enterocolitica e dai parassiti Cryptosporidium parvum e Cyclospora cayetanensis. Il documento “Preliminary FoodNet Data on the Incidence of Infection with Pathogens Transmitted Commonly Through Food --- 10 States, 2009” fornisce informazioni su 17.468 casi confermati di tossinfezione alimentare registrati nel 2009 nella popolazione degli Stati Uniti: sono state rilevate oltre 7 mila tossinfezioni alimentari causate da Salmonella, oltre 6 mila da Campylobacter, quasi 2 mila da Shigella, 1325 da Cryptosporium, 158 da Listeria e 150 da Cyclospora. Tuttavia, i dati di FoodNet anche se rappresentativi non possono essere considerati esaustivi, in quanto si basano su malattie diagnosticate e confermate attraverso test di laboratorio, una prassi ancora non così generalizzata per le tossinfezioni alimentari, che spesso non vengono segnalate ai sistemi di sorveglianza epidemiologica esistenti.