Il documento “L’epidemiologia dell’Aids in Toscana”, pubblicato ad aprile 2007 dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana, fa il punto sulla diffusione dell’Aids nella Regione, sui trattamenti e sulla sopravvivenza, aggiornato al 31 dicembre 2006.
La Regione Toscana ha istituito nel 1985 il Registro regionale Aids (Rra), che dal 2004 è gestito dall’Agenzia regionale di sanità. La sorveglianza regionale dell’Aids, pure in presenza di un registro nazionale che produce analisi anche per il dettaglio regionale e subregionale (cioè al livello delle province), appare essenziale: permette, infatti, di descrivere realtà territoriali di maggiore interesse dal punto di vista sanitario (consentendo di presentare analisi per azienda Usl o per unità operativa di notifica); di avere dati di prevalenza più precisi, potendo avvalersi anche del Registro di mortalità regionale e di specifiche indagini presso le anagrafi comunali per la verifica dello stato in vita; e di effettuare infine analisi che prevedano l’utilizzo integrato dei dati raccolti dal Rra con quelli provenienti da altri archivi sanitari.
L’introduzione, a partire dal 1996, di cure efficaci ha abbattuto il numero di casi incidenti e ridotto in maniera altrettanto rilevante la mortalità per Aids. La malattia Aids non è più, almeno nei Paesi occidentali, all’ordine del giorno, anche se i dati provenienti dalle regioni dove è attiva una sorveglianza Hiv dimostrano che non è diminuita la frequenza di infezioni da Hiv.
Negli ultimi anni il fenomeno delle nuove notifiche di casi di Aids in Toscana appare piuttosto stabile, attestandosi attorno ai 90-100 casi annui, mentre sono 1120 i soggetti viventi al 31 dicembre 2006 con diagnosi di Aids. Anche i dati toscani mostrano che l’Aids è ormai un’infezione che non conosce categorie a rischio, ma che coinvolge in generale la popolazione sessualmente attiva: oltre il 75% dei casi sono a trasmissione sessuale. Si è accentuato negli ultimi anni anche il fenomeno del ritardo diagnostico: nel 2006 oltre la metà dei soggetti con diagnosi di Aids (il 55%) ha scoperto la sieropositività solo al momento stesso della diagnosi di Aids.
È un fenomeno particolarmente allarmante perché, in mancanza di dati sulla frequenza dell’infezione da Hiv nella popolazione, esprime la scarsa consapevolezza delle possibilità di contagio, soprattutto da parte della fascia della popolazione che, specialmente nei primi anni dell’epidemia, non era annoverata tra le “categorie maggiormente a rischio”. Oltre ai dati del Rra, nel rapporto vengono descritte alcune prestazioni sanitarie legate alla sieropositività (test Hiv, ricoveri ospedalieri, farmaci a erogazione diretta) ottenute elaborando i dati degli archivi sanitari di fonte corrente.
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