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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Alimentazione e salute

Cadmio: ridotta dagli esperti dell’Efsa la dose ammissibile negli alimenti

9 aprile 2009 - La dose settimanale di cadmio ammissibile negli alimenti non deve superare i 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo: lo ha stabilito il gruppo di esperti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sui contaminanti nella catena alimentare. La soglia definita corrisponde alla dose al di sotto della quale non sono previsti effetti avversi per la salute e corrisponde all’incirca all’esposizione media di un adulto europeo. Per alcuni gruppi di individui (in particolare i vegetariani, i bambini, i fumatori e le persone che risiedono in zone altamente contaminate), però, si registrano esposizioni al cadmio di gran lunga superiori, fino al doppio. Sebbene anche nei gruppi più esposti il rischio di effetti avversi sia ridotto, gli esperti sostengono che l’esposizione al cadmio andrebbe ridotta rispetto a quella attuale.

 

Il cadmio

Il cadmio è un metallo pesante che, presente nell’aria, nell’acqua e nel suolo, può accumularsi nelle piante e negli animali, e quindi negli alimenti. Deriva sia da fonti naturali come le emissioni vulcaniche o l’erosione delle rocce, sia da attività antropiche come quelle industriali e agricole. Nell’uomo presenta un certo grado di tossicità, soprattutto per i reni, ma può essere dannoso anche per le ossa perché ne può provocare la demineralizzazione.

 

Per l’uomo (nei non fumatori) le principali fonti di esposizione al cadmio sono gli alimenti, in particolare i cereali, le verdure, le noci e i legumi, le radici amidacee e le patate, ma anche la carne e i prodotti a base di carne. Anche in alghe, pesci, frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato sono stati trovati alti livelli di questo metallo, ma dal momento che questi prodotti vengono generalmente consumati in minore quantità, non sono solitamente considerati tra le principali fonti di esposizione.

 

Le indagini dell’Efsa

Un gruppo di esperti sui contaminanti nella catena alimentare dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, su richiesta della Commissione Europea, ha portato avanti una serie di analisi sul rapporto tra il livello di cadmio nelle urine e la quantità di beta-2-microglobulina, una proteina che fornisce indicazioni sulla funzionalità renale, e ha concluso che anche nei gruppi più esposti il rischio di effetti avversi è molto basso. I ricercatori hanno anche analizzato il livello medio di cadmio in alimenti provenienti da 20 diversi Paesi e, integrando questi dati con le indagini sulle abitudini alimentari e sul consumo all’interno dell’Ue, hanno concluso che i livelli di esposizione settimanale medi ed elevati dei cittadini europei sono pari a 2,3 e 3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo rispettivamente.

 

I gruppi più esposti

I vegetariani, consumando quantità relativamente alte di alimenti contenenti cadmio, (come i cereali, le noci, i semi oleosi e i legumi) hanno un’esposizione media settimanale che si aggira intorno ai 5,4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo.

 

Particolarmente esposti sono gli individui che consumano prodotti provenienti da zone altamente contaminate e i bambini che, rispetto agli adulti, consumano una maggiore quantità di cibo in rapporto al peso corporeo.

 

Brutte notizie anche per i fumatori. Le sigarette possono contribuire a un’esposizione interna simile a quella derivante dalla dieta. Anche la polvere domestica può rappresentare un’importante fonte di esposizione generale al cadmio, in particolare per i bambini.

 

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