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salute e ambiente

Città a misura di anziano: il programma dell’Oms

15 luglio 2010 - La popolazione mondiale sta invecchiando in modo molto rapido: si stima che entro il 2050 il 22% delle persone avrà più di 60 anni e che almeno 400 milioni avrà superato la soglia degli 80 anni. Questo cambiamento demografico avverrà in contemporanea con un intenso sviluppo delle città. Nel futuro, dunque, si prospettano centri urbani sempre più affollati di cittadini ultrasessantenni.

 

Per rispondere in modo adeguato alle esigenze di una popolazione sempre meno giovane, l’Oms ha lanciato il programma delle città a misura di anziano. L’iniziativa, che ha avuto inizio nel 2006 con un’analisi preliminare di varie città del mondo, ha valutato le strutture e i servizi che rendono una città age-friendly.

 

L’esame preliminare

Il primo passo del programma ha previsto l’istituzione di una commissione con i rappresentanti di 33 città di 22 nazioni nel mondo, che ha prodotto una guida e una checklist, volte a raccogliere le testimonianze dei cittadini anziani. I dati raccolti hanno messo in evidenza le modifiche che renderebbero le città più adatte agli ultrasessantenni. Gli aspetti su cui si sono segnalate le maggiori insoddisfazioni e sui quali è necessario lavorare sono:

  • la partecipazione sociale
  • il rispetto e inclusione sociale
  • la comunicazione e informazione
  • il supporto da parte della comunità e servizi sanitari
  • l’accesso ai trasporti pubblici
  • la presenza di panchine su cui sedersi negli spazi aperti.

Agire in questi ambiti migliorerebbe la vita non solo degli anziani, ma anche di altre categorie deboli, come le donne in gravidanza, i bambini e i disabili. L’articolo “Network of cities tackles age-old problems” (pdf 1 Mb), pubblicato sul bollettino dell’Oms, racconta il percorso di questa prima fase del programma.

 

La rete delle città age-friendly

In seguito alla raccolta e all’analisi dei dati, l’Oms ha deciso di costituire una rete di città age-friendly con un duplice obiettivo: da un lato, permettere lo scambio di informazioni tra le città, accelerando la loro trasformazione in centri adatti alla vita degli anziani, e dall’altro, fornire indicazioni per sviluppare politiche su questo tema anche a livello regionale e nazionale.

“Ciò che abbiamo cercato di fare nell’ambito della salute pubblica è stato isolare le persone in gruppi bersaglio”, afferma John Beard, direttore del Department of ageing and life course dell’Oms, “ma questa compartimentalizzazione artificiale ha emarginato le persone più anziane. Le città age-friendly ci mostrano un futuro diverso, all’insegna di una maggiore connessione tra le persone”.

 

Il grande entusiasmo delle città

Il programma dell’Oms prevede che i centri urbani vengano ammessi alla rete delle città a misura di anziano per un periodo iniziale di 5 anni, durante il quale sono tenuti a migliorare le proprie strutture e servizi. Al termine di questa fase, vengono valutati i miglioramenti e i progressi raggiunti.

 

Gli inviti a entrare a fare parte della rete sono stati inviati dall’Oms nel dicembre 2009: da quel momento molte città nel mondo hanno aderito all’iniziativa. Secondo John Beard, “le persone anziane sono vitali, e spesso sono risorse sottovalutate per le loro famiglie e per la società”.

Nelle città in cui sono stati compiuti i primi passi verso l’assetto age-friendly, come New York e Istanbul, gli anziani cittadini si sono dichiarati soddisfatti dei servizi offerti e sorpresi della velocità con cui la propria città si è trasformata diventando più comoda e facile da vivere.

 

In particolare, nella capitale turca, nota per essere popolata da una gran percentuale di giovani, il cambiamento è avvenuto in tempi molto più rapidi del previsto, con un abbassamento delle barriere culturali e sociali tra le varie fasce di età.

 

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