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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute e ambiente

Cambiamenti climatici: ricerche e strategie per tutelare la salute umana

Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha attirato l’attenzione di enti di ricerca e media, ma molto poco si sa sugli effetti sanitari di questo fenomeno. Nasce dunque l’esigenza di mettere a punto un piano d’azione integrato tra i vari Paesi per far fronte alle nuove sfide lanciate alla sicurezza alimentare e alla salute umana dal clima che cambia.

 

Per integrare le conoscenze dei ricercatori in merito agli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e per avviare un nuovo programma di ricerca, l’Oms ha organizzato a Madrid un meeting di esperti al quale hanno partecipato oltre 80 scienziati provenienti da tutto il mondo.

L’incontro di Madrid ha permesso di identificare 5 aree prioritarie di ricerca:

interazioni del clima con altri fattori che condizionano lo stato di salute, come sviluppo economico, urbanizzazione e accessibilità delle cure determinazione di effetti diretti (impatto a breve termine) e indiretti (impatto a lungo termine, come carenza di acqua e spostamenti delle popolazioni) dei cambiamenti climatici analisi dell’efficacia degli interventi a breve termine stima degli effetti sulla salute delle altre politiche per la lotta ai cambiamenti climatici, come la produzione dei biocarburanti rafforzamento dei sistemi sanitari.

 

Le strategie per combattere il degrado ambientale

Approfondire i rischi per la salute connessi ai cambiamenti climatici è l’obiettivo del seminario “World food day event to discuss health implication of climate change”. L’evento, organizzato a Roma da Oms Europa, Fao ed Efsa, ha analizzato gli effetti dei cambiamenti climatici sulla sicurezza di cibo e acqua e sull’alimentazione umana.

 

Uno degli aspetti emersi dal dibattito riguarda le disparità con cui i cambiamenti climatici colpiscono le diverse popolazioni: il divario tra le aree più povere e più vulnerabili e i Paesi industrializzati viene amplificato dai problemi legati al clima e inasprisce una situazione già di per sé difficile. La consapevolezza della necessità di adottare delle misure per minimizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sta crescendo e con essa stanno emergendo nuove strategie per fare fronte al degrado ambientale. Le politiche legate all’energia, all’agricoltura e allo sfruttamento del suolo, non possono prescindere da analisi di tipo sanitario e sociale che tengano conto delle esigenze delle popolazioni svantaggiate. Condizionando l’agricoltura, l’allevamento, la distribuzione delle specie e la diffusione delle malattie, il clima ha ripercussioni importanti sulla sicurezza alimentare e sulla salute: il degrado ambientale, infatti, riduce la disponibilità di acqua e cibo e rischia di esacerbare la malnutrizione e le malattie ad essa legate.

 

Le sfide dei sistemi sanitari

“Non si tratta di stabilire se sia o meno necessaria un’azione per la salute pubblica”, dichiara Marc Danzon, direttore regionale dell’Oms Europa, “si tratta semmai di decidere cosa fare e come farlo”. I sistemi sanitari devono essere in grado di rispondere alle emergenze rafforzando il controllo e la protezione della salute (assicurando acqua pulita, misure igieniche adeguate, cibo e monitoraggio delle malattie), aumentando il livello di competenza professionale, fornendo informazioni opportune alla popolazione e difendendo le politiche di riduzione delle emissioni”. “Quanto prima agiremo, tanto più alti saranno i benefici che ne trarremo e tanto più bassi i costi che dovremo sostenere”, conclude Danzon.

 

L’urgenza di avviare nuovi programmi di ricerca e strategie politiche innovative è proporzionale alla portata degli effetti dei cambiamenti climatici. “Le sfide che si aprono”, afferma Cathrine Geslaine-Lanéelle, direttore esecutivo dell’Efsa, “coinvolgono la sicurezza di cibo e mangimi, così come la salute di piante e animali”. Lo stesso ricorda Ezzeddine Boutrif, direttore della divisione di Protezione della nutrizione e dei consumatori della Fao: “I cambiamenti climatici hanno le loro maggiori implicazioni nella produzione del cibo e nell’alimentazione. Per garantire la disponibilità di cibo e acqua è necessario capire gli effetti del clima su ogni anello della catena alimentare e saper farvi fronte con un approccio multidisciplinare”.

 

Mutamenti di livello globale

I dati dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), il foro intergovernativo sul mutamento climatico, parlano chiaro: negli ultimi 100 anni la temperatura media globale è salita di 0,74°C e in Europa l’aumento tra la fine del ventesimo secolo e gli inizi del ventunesimo è stimato tra i 2,3 e i 6°C. I cambiamenti climatici esporranno le popolazioni ad alterazioni della disponibilità e della qualità di acqua, aria, cibo, prodotti agricoli e mezzi di sussistenza. Durante il ventunesimo secolo il rendimento delle coltivazioni in Asia centrale potrebbero ridursi del 30% e questo comporterebbe un incremento della malnutrizione e lo spostamento incontrollato delle popolazioni verso le città.

 

Scarsa disponibilità di acqua, diffusione di nuove malattie per la migrazione dei vettori e dei patogeni e variazioni di temperatura, agiscono prima di tutto sulle popolazioni rurali più povere. L’area mediterranea è considerata particolarmente a rischio, basti pensare che in Italia, negli ultimi 50 anni, si è registrato un decremento delle precipitazioni del 14%. Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna potrebbero dover ricorrere a tecniche di desalinizzazione dell’acqua marina.

 

Per maggiori informazioni, consulta le pagine del sito dell’Oms dedicate al meeting di Madrid.