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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Malattie croniche

Malattie croniche: le ragioni per un’azione globale urgente

(traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro)

 

 

Nell’ottobre 2005 Lancet ha pubblicato un commento invitando all’azione sul problema delle malattie croniche e definendo gli sforzi globali per controllare le malattie croniche come “gli obiettivi di sviluppo dimenticati”. Due anni dopo, nonostante le malattie croniche debbano essere ancora incluse formalmente negli otto “obiettivi di sviluppo nel millennio”, non è possibile parlare seriamente di salute globale senza citare le malattie croniche almeno come una parte critica delle strategie sanitarie internazionali.

 

Questo progresso è dovuto in gran parte al consistente appoggio dell’Oms all’agenda delle malattie croniche, che ha ricevuto un apporto rilevante con il rapporto del 2005 “Prevenire le malattie croniche: un investimento vitale”. Grazie a una continua collaborazione tra Lancet, un team di scienziati dell’Oms e specialisti di salute pubblica provenienti dagli Stati Uniti, dall’India, dal Messico, dalla Nuova Zelanda, dall’Australia, dal Regno Unito e dalla Svizzera (che hanno lavorato insieme sotto il nome di Chronic Disease Action Group), Lancet può lanciare ora un secondo rapporto, più approfondito e con più sfumature. Lo scopo è accrescere la comprensione non solo dell’impatto delle malattie croniche sullo sviluppo umano, ma anche di ciò che si può ottenere intervenendo a livello individuale e di popolazione per prevenire e curare alcune di queste malattie.

 

Gli autori dell’ultima relazione di Lancet hanno selezionato 23 Paesi nei quali è concentrato l’80% del carico totale delle malattie croniche nei Paesi in via di sviluppo. Fra questi Paesi ci sono i più popolosi (India e Cina) e alcuni tra i più poveri di risorse (Repubblica Democratica del Congo, Etiopia e Nigeria). Concentrarsi sulle malattie croniche non è affatto un problema marginale: se si raggiungesse l’obiettivo globale stabilito dell’Oms, cioè un’ulteriore riduzione annua del 2% della mortalità tra il 2006 e il 2015, si eviterebbero 24 milioni di morti solo in questi 23 Paesi. La riduzione di un altro 2% della mortalità permetterebbe anche di risparmiare otto miliardi di dollari limitando manodopera e spese di cura.

 

Quale livello di evidenza esigere per intervenire?

Com’era prevedibile, il rapporto costo-efficacia del controllo del tabacco, della limitazione del sale e dei trattamenti farmaceutici per le malattie cardiovascolari a rischio elevato ha un’evidenza inoppugnabile nei Paesi a basso e medio reddito. Restano comunque delle lacune nelle evidenze a favore delle politiche di riduzione di grassi trans e saturi nella dieta. E nonostante gli argomenti sul rapporto di causa-effetto e sui possibili benefici favorirebbe più ampie riforme comportamentali e del sistema sanitario per evitare le malattie croniche come il diabete, si devono ancora raccogliere dati specifici di costi-efficacia. I decisori politici affrontano una scelta difficile: che livello di evidenza dovrebbero esigere per intervenire?

 

Gli autori del rapporto affermano che l’evidenza non è dicotomica: non si può parlare semplicemente di una sua presenza o assenza, ma è un continuum che dovrebbe, sotto certe condizioni, innescare un’azione combinata unita a un’attenta valutazione.

Il rapporto descrive anche le stime dei probabili costi e benefici di questi interventi. La riduzione del sale e il controllo del tabacco, per esempio, potrebbero evitare quasi 14 milioni di morti in questi 23 Paesi a un costo di meno di 40 centesimi di dollaro all’anno a persona nei contesti a basso reddito. Applicare su larga scala la cura con aspirina e farmaci per ridurre colesterolo e pressione sanguigna eviterebbe quasi 18 milioni di morti nei prossimi dieci anni, con un costo medio di 1,10 dollari all’anno a persona. Il costo annuale totale degli interventi individuali e di popolazione combinati è di quasi 6 miliardi di dollari.

 

L’Oms ha ottenuto un grande successo nella creazione di una leadership globale nell’ambito di scienza e sanità pubblica per costruire un’argomentazione convincente per un intervento di controllo delle malattie croniche. Al contrario, molti donatori sono rimasti sordi a queste argomentazioni scientifiche di forza crescente. La Banca mondiale, le fondazioni, il settore privato e i governi devono recuperare. Poche nazioni illuminate, come Canada e Regno Unito, stanno rispondendo con entusiasmo alle esortazioni. Quest’ultimo rapporto sulle malattie croniche, con la recente serie di articoli su Lancet sulla salute mentale globale e il lancio in parallelo di un nuovo Movimento globale per la salute mentale, stabilisce i fondamenti scientifici per costruire una società civile e gruppi di pressione professionali, e modificare così le politiche nazionali e globali.

 

Il valore dell’indipendenza della scienza generata dalla collaborazione innovativa sovranazionale e tra le istituzioni, mediata da canali scientifici consolidati, ha la potenzialità di modificare il nostro approccio alle sfide per la salute più difficili per l’umanità.

 

Leggi l’articolo originale su Lancet e scarica l’intero rapporto dell’Oms Prevenire le malattie croniche: un investimento vitale (in italiano, pdf 10,35 Mb).