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Fumo

News in tema di tabagismo: a Torino il congresso nazionale Sitab

20 novembre 2014 - È iniziato dando voce ai Centri antifumo italiani il X Congresso italiano della Società italiana di tabaccologia (Sitab) che si è svolto a Torino il 14-15 novembre 2014. I coordinatori delle quattro macroaree in cui era stata diviso il territorio nazionale per condividere esperienze e criticità segnalano alcuni denominatori comuni: una certa frammentazione dell’utenza (metà dei Centri trattano meno di 100 fumatori) e la marcata concentrazione dei Centri nelle aree urbane; la difficoltà di fare rete (tra operatori e tra strutture) e la carenza di risorse. Si giunge persino a dubitare che una massiccia azione di visibilità e promozione dei Centri anti-fumo possa essere controproducente (per l’allungamento eccessivo delle liste d’attesa) se mai l’affluenza dei fumatori superasse le effettive capacità di presa in carico.

 

Quanto alla collocazione negli stessi spazi di Sert e Centri antifumo – una soluzione spesso adottata ma non gradita agli utenti fumatori - si segnala la decisione della Regione Marche di delegare “in esclusiva” ai Sert la gestione del tabagismo. L’Emilia-Romagna, invece, risulta l’unica Regione che si è presa la responsabilità di riconoscere l’esenzione dei farmaci antitabagici, per analogia con quanto è garantito dalla legge per i farmaci per il trattamento delle altre dipendenze.

 

Sempre dall’esperienza dei Centri antifumo giungono alcune proposte: creare canali preferenziali ospedale-territorio per la gestione di fumatori con comorbidità; rendere disponibili i farmaci nelle farmacie ospedaliere (qualunque fumatore, lavoratore o paziente, deve entrare in una struttura sanitaria rispettando il divieto al fumo con la possibilità di gestire la propria dipendenza).

 

Una riflessione che emerge da più parti è la constatazione che gli operatori e le iniziative di contrasto al fumo non sono abbastanza attrattivi. A questo proposito sono eloquenti le cifre del Piemonte, probabilmente simili in altri parti d’Italia: la quarantina di Centri in Regione che segue circa 2400 fumatori è una goccia in mezzo al mare di 800 mila fumatori piemontesi.

 

Una nota dolente è rappresentata dall’alta percentuale di fumatori in Italia (30-35%) tra il personale sanitario, tanto che il 50% degli operatori ritiene che negli ospedali il divieto non sia rispettato adeguatamente e il 18% si considera esposto al fumo passivo.

 

È invece buona la risposta del settore privato alle iniziative di contrasto al fumo. Richiamandosi ai valori della corporate social responsibility, medici del lavoro, direzioni del personale e aziende hanno portato esperienze virtuose di programmi di disassuefazione aperti ai dipendenti e in alcuni casi anche alle loro famiglie. A questo proposito si segnala il programma di accreditamento per le Aziende libere dal fumo della Regione Lombardia.

 

La sigaretta elettronica come medicina: i risultati preliminari di una studio clinico sperimentale nato dalla collaborazione dell’Asl TO2 e dell’Istituto superiore di sanità sono promettenti. L’uso medico assistito della sigaretta elettronica in una trentina di fumatori tra i 35 e i 60 anni non intenzionati a smettere mostrano che, dopo circa 4 mesi, il 50% del campione è traslato dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica, che si propone dunque come strumento non tanto di cessazione quanto di riduzione del danno e di progressiva attenuazione della dipendenza.

 

Un’altra anteprima del congresso è il manifesto “The End Games” che avrà come capofila l’Associazione italiana di epidemiologia (Aie) e raccoglierà l’adesione di società scientifiche coinvolte a vario titolo nelle politiche di contrasto al fumo e la loro convergenza su una serie di strategie a medio-lungo termine. Tra queste, l’inserimento tra i Lea del contrasto al tabagismo, l’estensione delle aree di divieto, aumenti progressivi della tassazione, la riduzione del contenuto massimo di nicotina nelle sigarette, la riconversione dell’industria del tabacco e (questa senza dubbio la proposta più innovativa) il divieto assoluto dell’uso di prodotti del tabacco per le nuove generazioni a partire da un anno di nascita prestabilito.

 

L’obiettivo finale è la “denormalizzazione” del fumo (nel corso dei lavori è stata utilizzato l’eloquente termine deglamourizzazione). Un percorso difficile che potrebbe comunque trovare l’appoggio dei cittadini: è favorevole al divieto a fumare il 57% della popolazione generale e il 40% dei fumatori.

 

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