Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Fumo

L’abitudine al fumo in gravidanza e nel puerperio

Laura Lauria - reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss

 

30 maggio 2013 – Su 4953 donne intervistate tra il 2008 e il 2011 subito dopo il parto, e di nuovo a 3 e 12 mesi dal parto, il 23% (n=1184) ha dichiarato di essere fumatrice prima del concepimento; di queste, il 70% riferisce di aver smesso durante la gravidanza. Inoltre, tra le donne che hanno smesso durante la gravidanza, il 18% ha ripreso a fumare dopo 3 mesi dal parto e il 30% dopo 12 mesi. Sono questi alcuni dei risultati sull’abitudine al fumo in gravidanza tratti da due indagini campionarie di popolazione realizzate dall’Iss ai fini della valutazione generale dell’assistenza al percorso nascita. Questi risultati rappresentano un ampliamento rispetto a quelli presentati su EpiCentro in occasione della giornata mondiale contro il tabagismo 2012 che facevano riferimento solamente a 2500 donne intervistate nella prima indagine Iss (2008-2009). La metodologia e i risultati generali delle due indagini sono consultabili nel rapporto Istisan 12/39 “Percorso nascita: promozione e valutazione della qualità di modelli operativi. Le indagini del 2008-2009 e del 2010-2011” (pdf 4,8 Mb).

 

I dati complessivi delle due indagini indicano una persistenza dell’astinenza più frequente rispetto a quanto riportato nella letteratura internazionale (70-80% di ripresa entro 12 mesi dal parto) e, sebbene possano risentire di una sottostima in quanto auto-riportati e non oggettivamente misurati, confermano che l’esperienza di una gravidanza motiva e induce fortemente le donne a comportamenti e stili di vita più salutari, sia per la protezione del nascituro sia per una probabile maggiore attenzione alla propria salute in vista di un impegno di vita così coinvolgente, quale è il diventare madre.

 

Un ulteriore effetto positivo indipendente si manifesta anche dopo la nascita del bambino. Infatti, all’intervista al terzo mese, il 35% delle 365 donne fumatrici che hanno continuato a fumare durante la gravidanza dichiara di aver smesso dopo il parto. Questa percentuale si riduce di poco, al 33%, in occasione dell’intervista al dodicesimo mese, indicando anche in questo gruppo una persistenza dell’astinenza dal fumo. Ciò naturalmente ha una ricaduta positiva anche sull’esposizione al fumo passivo per il neonato.

 

È inoltre importante evidenziare che l’allattamento al seno è risultato, anche nelle analisi multivariate, un fattore fortemente protettivo rispetto all’abitudine al fumo in tutte le donne, quelle che smettono così come quelle che continuano a fumare in gravidanza.

 

Infatti, dall’intervista effettuata 3 mesi dopo il parto emerge che:

  • tra le donne che in gravidanza avevano smesso, dichiara di fumare il 10,5% delle donne che allattano al seno e il 36,1% delle donne che non allattano
  • tra le donne che in gravidanza avevano continuato a fumare, dichiara di fumare il 51,5% delle donne che allattano al seno e il 90% delle donne che non allattano.

Dall’intervista effettuata 12 mesi dopo il parto emerge che:

  • tra le donne che in gravidanza avevano smesso, dichiara di fumare il 17,1% delle donne che allattano al seno e il 35,8% delle donne che non allattano
  • tra le donne che in gravidanza avevano continuato a fumare, dichiara di fumare il 46% delle donne che allattano al seno e il 76% delle donne che non allattano.

I dati indicano che prolungare l’allattamento al seno induce una persistenza nel tempo dell’astinenza da questa rischiosa abitudine, ed è ragionevole ritenere che tanto più tempo passa senza fumare, tanto maggiori saranno le probabilità di cessazione definitiva.

 

Questi risultati suggeriscono come, nel caso di donne partorienti, si possa andare oltre le semplici campagne antifumo per salvaguardare la salute del proprio bambino, di se stesse e della propria famiglia, e guardare anche all’effetto indiretto e alla probabile sinergia di campagne informative per la promozione dell’allattamento al seno (che può essere protratto anche oltre i 2 anni di età se la mamma e il bambino lo desiderano). Più nello specifico si dovrebbe promuovere un percorso assistenziale che, dalla gravidanza a dopo la nascita del bambino, preveda servizi e attività che informino e sostengano adeguatamente le donne, potenziando le scelte autonome e consapevoli. Il richiamo all’organizzazione del percorso assistenziale alla nascita è dovuto, dal momento che oltre il 95% delle partorienti dichiara di voler allattare al seno il proprio bambino (come confermato dalle numerose indagini condotte dall’Iss), ma nella pratica, non tutte le donne che lo desiderano trovano, nei servizi assistenziali, adeguata promozione, sostegno e protezione dell’allattamento al seno.

 

Tabella 1: % Fumatrici a 3 e 12 mesi dal parto per tipo di alimentazione del bambino e fumo in gravidanza*

 

Comportamento durante
la gravidanza delle
donne fumatrici
% fumatrici a 3 mesi % fumatrici a 12 mesi
Allattano al seno Non allattano al seno Totale Allattano al seno Non allattano al seno Totale

Hanno smesso

10,5 (578)

36,1 (241)

18,0 (819)

17,1 (253)

35,8 (566)

30,4 (819)

Hanno continuato

51,5 (242)

90,0 (123)

65,4 (365)

46,0 (112)

76,0 (253)

67,1 (365)

Totale

21,8 (820)

55,2 (364)

32,1 (1184)

25,7 (365)

47,8 (819)

41,3 (1184)

*Tra parentesi il numero di donne rispetto al quale è calcolata la percentuale di fumatrici