Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Fumo

La lotta al fumo nei Piani regionali di prevenzione

Stefania Vasselli, Daniela Galeone, Lorenzo Spizzichino - ministero della Salute

 

30 maggio 2013 - L’impegno dell’Italia nella prevenzione e nella cura del tabagismo, che rappresenta una priorità di salute pubblica, è recepito anche nei Piani di prevenzione nazionale e regionali e sviluppato in coerenza con gli indirizzi nazionali, in particolare con la strategia di contrasto al fumo, che prevede tre macro-obiettivi: prevenire l’iniziazione al fumo; ridurre l’esposizione al fumo passivo; sostenere la cessazione dal fumo.

 

Il Piano nazionale della prevenzione

Il Piano nazionale della prevenzione 2010-2012 (Pnp) [1-3], concordato e approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni con Intesa del 29 aprile 2010, mira a facilitare le politiche multisettoriali e i processi attraverso cui gli impatti sulla sanità pubblica possano essere effettivamente presi in considerazione in tutte le politiche. La strategia proposta non si limita soltanto a promuovere azioni in ambiti specificamente sanitari, ma spinge a intervenire anche in altri settori della salute: ambientali, sociali ed economici, in particolare su quelli che maggiormente influenzano i comportamenti individuali e la qualità degli ambienti di vita e di lavoro.

 

In continuità con quanto realizzato negli anni precedenti, la struttura del Pnp è essenzialmente dedicata all’approfondimento di quattro temi (medicina predittiva, prevenzione universale, prevenzione nella popolazione a rischio, prevenzione delle complicanze e delle recidive di malattia), per ciascuno dei quali sono definite una o più “Linee di intervento generale” (complessivamente 22), con i relativi obiettivi di salute. Per il raggiungimento di ogni obiettivo il Pnp individua i ruoli delle istituzioni del sistema sanitario, attraverso la specificazione delle “Linee di supporto” (“Azioni centrali”, adottate con Decreto ministeriale 4 agosto 2011), da parte del Ministero, e delle “Linee di intervento regionali”, affidate alla programmazione regionale mediante i Piani regionali di prevenzione (Prp).

 

I Piani regionali di prevenzione

Sulla base di questa struttura, le Regioni sono state chiamate ad adottare formalmente il loro specifico Prp identificando, sulla base dell’analisi dei bisogni di salute del proprio territorio, gli obiettivi misurabili, i destinatari degli interventi e gli indicatori utili per il monitoraggio del grado di avvicinamento dei progetti/programmi ai risultati prefissati. Al Ministero è stato invece affidato il compito di:

  • accompagnare e sostenere il percorso regionale attraverso l’espressione di una serie di funzioni strategiche (Azioni centrali) riconducibili al modello di governance noto come stewardship, promosso dall’Oms
  • certificare l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi previsti dai Prp ai fini dell’erogazione delle somme vincolate al raggiungimento degli obiettivi di Piano (Intesa 23 marzo 2005 e successive) secondo modalità e criteri definiti dall’Intesa Stato-Regioni 10 febbraio 2011
  • promuovere la qualità degli strumenti di programmazione/progettazione a livello intra-regionale e centrale, avvalendosi del coinvolgimento del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità, che fornisce alle Regioni e al Ministero-Ccm il supporto tecnico, metodologico, scientifico per l’elaborazione, il monitoraggio e la valutazione dei Prp.

Piani regionali e lotta al tabagismo

Su un totale di 739 tra progetti e programmi, la seconda macroarea del Pnp (“Prevenzione universale”) ne conta ben 469 (oltre il 60% del totale), 153 dei quali (20% del totale) relativi alla Linea di intervento “Prevenzione e sorveglianza di abitudini, comportamenti, stili di vita non salutari e patologie correlate”, che sostanzialmente declina, a livello regionale/locale, obiettivi e azioni del programma nazionale Guadagnare salute.

 

Tutte le Regioni hanno sviluppato progetti/programmi su questa Linea. In particolare, ben 39 tra questi (circa un quarto) investono la tematica del tabagismo e, pur in coerenza con l’obiettivo generale di salute fissato nel Pnp (“Riduzione della percentuale di fumatori abituali, con particolare riguardo alle fumatrici e a soggetti in età giovane-adulta”), si sviluppano secondo diverse direttrici riconducibili ai seguenti ambiti/contesti e target principali:

  • fumo e promozione di sani stili di vita nei giovani: è l’area prevalente (circa la metà dei progetti), con particolare riferimento al setting scuola. Gli interventi relativi al fumo sono quindi parte integrante di più ampi (e spesso preesistenti al Pnp) programmi di collaborazione inter-istituzionale (scuola-salute) che prevedono azioni trasversali e multifattoriali (come il programma “Guadagnare salute in adolescenza”), secondo un approccio integrato di promozione della salute. Questo approccio è spesso mirato al miglioramento del benessere psicosociale dei ragazzi attraverso il riconoscimento e il potenziamento delle abilità personali e sociali e più in generale dell’empowerment verso la salute (per esempio il programma “Unplugged” o gli interventi di peer education); esperienze in questo senso sono presenti in gran parte delle Regioni (Piemonte, Lombardia, Calabria, Liguria, Emilia Romagna, Puglia, Umbria, Campania)
  • fumo e salute nelle donne e nell’infanzia, con particolare riferimento al percorso nascita e quindi a interventi di counseling motivazionale da parte della rete di operatori sociosanitari nei momenti di accesso ai servizi (punti nascita, servizi vaccinali) o, anche in questo caso, a programmi più generali di promozione di scelte di salute consapevoli con azioni (in rete) di comunicazione, formazione, counseling (per esempio il programma “Genitori Più” a cui hanno aderito oltre la metà delle Regioni, o il programma “Mamme libere dal fumo”); esempi in questo ambito sono presenti nei Prp delle Regioni Veneto, Toscana, Marche
  • fumo e contesti di vita, con esperienze di implementazione di no-smoking policy e di promozione e applicazione di modelli di intervento per favorire ambienti smoke-free (scuola, lavoro), generalmente comprendenti misure di prevenzione, controllo e trattamento del tabagismo, come nel caso della Regione Lazio
  • fumo e “assistenza”, con riferimento all’attivazione di percorsi strutturati e integrati (con coinvolgimento in rete di operatori e servizi (medici di medicina generale, centri antifumo, reparti ospedalieri) di gestione del paziente con patologie fumo-correlate e di sostegno alla disassuefazione, come ad esempio nella Provincia Autonoma di Trento e nelle Regioni Marche e Toscana
  • sorveglianza del fenomeno: i dati sui fattori di rischio comportamentali derivanti dai sistemi di sorveglianza (Passi), anche quelli sul fumo, sono stati spesso utilizzati per contribuire alla definizione dei profili di salute regionali e quindi del quadro strategico dei Prp, meno frequentemente per la valutazione dei risultati (impatto) degli interventi che, ad oggi, si basa quasi esclusivamente su indicatori di processo.

Da questa “classificazione”, i Prp risultano quindi coerenti con i tre macroambiti della strategia italiana di contrasto al fumo (iniziazione, esposizione a fumo passivo, cessazione), come mostrato in Figura 1.

 

Figura 1. Distribuzione dei progetti sul fumo dei Paini regionali di prevenzione (Prp) secondo le tre linee di azione della Strategia nazionale contro il fumo

 

 

Talvolta questi macroambiti coesistono all’interno dello stesso programma, nel senso che alcune Regioni (per esempio Piemonte, Calabria, Veneto, Emilia Romagna) hanno elaborato veri e propri “Piani regionali anti-tabacco” (Prat) in cui convergono i diversi obiettivi e i relativi target e che quindi hanno richiesto un maggiore investimento nella costruzione di sinergie tra attori e nella messa in campo di azioni traversali.

 

Pur con le difficoltà riscontrate e documentate dalle Regioni (per esempio nelle collaborazioni intersettoriali o multidisciplinari), questo tipo di sviluppo verso “Piani” risponde all’esigenza, maturata in questi anni tra quanti sono coinvolti nei Prp, di una minore dispersione progettuale e di una pianificazione più strategica e quindi più orientata a realizzare interventi efficaci, sostenibili e radicati nelle attività correnti e istituzionali dei servizi. Tale impostazione è di fatto quella condivisa per il prossimo Pnp (2014-2018), in corso di elaborazione.

 

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