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Fumo

Divieto di fumo in Italia: in calo sensibile gli eventi coronarici acuti

A seguito del divieto di fumo nei locali pubblici italiani del gennaio 2005, è diminuito significativamente il numero di eventi coronarici acuti (infarto miocardico acuto e altre forme acute e subacute di malattie cardiache ischemiche). L’articolo “Effect of the Italian Smoking Ban on Population Rates of Acute Coronary Events”, pubblicato sulla rivista Circulation, riporta i risultati di una ricerca condotta a Roma fra il 2000 e il 2005, e dimostra che gli eventi coronarici acuti sono diminuiti dell’11,2% nella fascia d’età fra i 35 e i 64 anni e del 7,9% nella fascia fra i 65 e i 74 anni. Non è stata registrata invece alcuna riduzione nella fascia d’età oltre i 74 anni: secondo gli autori, questo dato può essere spiegato con una scarsa frequentazione dei locali pubblici da parte degli anziani.

 

Le categorie per cui la diminuzione è stata maggiore sono gli uomini giovani e i giovani di entrambi i sessi di livello socioeconomico basso: secondo gli autori, i divieti di fumo nei locali pubblici possono quindi contribuire a ridurre le disuguaglianze sociosanitarie.

 

Confermati gli effetti del fumo passivo

La ricerca ha considerato sia i ricoveri ospedalieri sia le morti extra-ospedaliere, e ha messo a confronto i dati del 2005 (il primo anno dopo l’entrata in vigore del divieto del 10 gennaio 2005), con quelli del periodo 2000-2004. Sono stati inoltre tenuti in considerazione gli altri fattori noti associati agli eventi coronarici acuti (temperatura, inquinamento, epidemie influenzali).

 

Secondo gli autori, i dati di questa ricerca rafforzano i risultati preliminari di altri studi sugli effetti del fumo passivo in Europa e negli Stati Uniti. In particolare sono in armonia con le conclusioni dell’articolo Exposure to fine and ultrafine particles from secondhand smoke in public places before and after the smoking ban, Italy 2005, apparso nel 2007 sulla rivista Tobacco control: in base al monitoraggio delle particelle fini e ultrafini in 40 locali pubblici a Roma prima e dopo l’entrata in vigore del divieto di fumo, l’esposizione è diminuita considerevolmente. In conclusione, secondo gli autori della ricerca di Circulation, i risultati dimostrano l’enorme impatto che i divieti di fumo possono avere sulla salute pubblica.

 

«Il divieto di fumo sta funzionando»

Francesco Forastiere e Giulia Cesaroni (due degli autori, insieme a Nera Agabiti, Pasquale Valente, Piergiorgio Zuccaro e Carlo Perucci), del Dipartimento di epidemiologia dell’Asl Roma E, hanno approfondito il discorso sull’importanza di questi studi in un commento sul sito dell’American Heart Association. Secondo Forastiere, «Il divieto di fumo in Italia ha avuto effetti molto positivi e ha un reale effetto di protezione della salute pubblica. Sarà interessante vedere se l’effetto sarà stabile nel tempo e se conseguenze positive simili potranno essere rilevate anche in altre località».

 

Per quanto riguarda l’impatto sulla riduzione delle disuguaglianze socioeconomiche, Giulia Cesaroni spiega che «una persona di condizione socioeconomica più bassa ha una probabilità più alta di essere circondata da fumatori al lavoro e nei luoghi pubblici, a meno che non sia in vigore un divieto di fumo». Il discorso sulle disuguaglianze si può poi estendere a livello globale: «Ci sono aree del mondo - come l’Asia, l’America e alcuni Paesi europei - dove il fumo nei locali pubblici è ancora un importante problema di salute. I divieti nei locali pubblici dovrebbero essere rafforzati ed estesi a tutti i Paesi», conclude Forastiere.

 

Leggi:

  • l’articolo di Circulation
  • il commento degli autori sul sito dell’American Heart Association
  • l’articolo di Tobacco control (pdf 223 kb).