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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Malattie infettive

Piani pandemici: l’esperienza del 2009 per definire i cambiamenti

Caterina Rizzo, Maria Cristina Rota – reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss

 

19 aprile 2012 – Successivamente alla pandemia influenzale del 2009, i singoli Paesi e le organizzazioni internazionali hanno deciso di avviare un processo di valutazione della propria capacità di risposta a eventi straordinari e di revisione dei Piani pandemici nazionali. Dunque, per supportare gli Stati membri della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità in questa revisione, tra settembre e novembre 2011 l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e l’Oms - Regione Europea - hanno organizzato quattro workshop dedicati a questo tema. L’obiettivo: condividere quanto appreso dall’esperienza dell’A/H1N1v per rafforzare la pandemic prepardness a livello nazionale e internazionale.

 

Alle quattro giornate di lavoro hanno partecipato 45 Stati dell’Oms Europa (di cui 32 hanno dichiarato di essere in una fase di revisione dei propri Piani pandemici), enfatizzando l’importanza e la necessità di lavorare in collaborazione tra Paesi. Un joint report pubblicato da Ecdc-Oms ad aprile 2012, sintetizza i punti chiave dei cambiamenti apportati (o da apportare) ai Piani pandemici nazionali. Tra questi:

  • maggiore flessibilità dei Piani, in  modo da facilitare la risposta a pandemie di diversa severità
  • maggiore capacità nella valutazione e comunicazione del rischio, anche per poter facilitare il dialogo con i decisori e con la popolazione generale
  • strategie più efficaci per l’approvvigionamento e il dislocamento dei vaccini pandemici
  • maggiore sorveglianza per le malattie severe associate all’influenza
  • maggiore cooperazione intersettoriale, collaborazione e leadership
  • maggiore sorveglianza epidemiologica, monitoraggio e valutazione delle misure di mitigazione e contenimento
  • valutazione della risposta pandemica e transizione alla normale sorveglianza dell’andamento influenzale stagionale.

Il report sottolinea inoltre come una preparazione più efficace a nuove eventuali pandemie (da costruire sulla base di una consolidata sorveglianza dell’influenza stagionale) sia uno strumento che serve in generale alla preparazione di eventi inattesi migliorando la sorveglianza epidemiologica e rendendola più tempestiva.

 

Gli Stati membri hanno inoltre convenuto sulla necessità di rivedere la lista degli indicatori (Joint ropean Pandemic Preparedness Self-Assessment Indicators definiti prima della pandemia del 2009) e sull’opportunità di valutare come il criterio di definizione delle fasi pandemiche non debba essere basato sulla diffusione ma sulla severità del virus.

 

Su queste tematiche sta lavorando il progetto Europeo “Fluresp” (Cost-effectiveness assessment of European influenza human pandemic alert and response strategies), finanziato dal Direttorato generale sanità e tutela dei consumatori (Dg Sanco) della Commissione europea. Il progetto che vede la partecipazione attiva dell’Ecdc e dell’Oms, ha come obiettivo principale quello di effettuare una valutazione costo-efficacia delle misure di contenimento e mitigazione previste in caso di pandemia influenzale. A Fluresp l’Istituto superiore di sanità partecipa come Unità operativa con il contributo del reparto Epidemiologia delle malattie infettive del Cnesps che si è occupato di coordinare le attività relative a  uno dei numerosi obiettivi specifici di Progetto: definire possibili scenari pandemici futuri a livello europeo. La metodologia proposta per la costruzione degli scenari è stata del tutto innovativa e ha ipotizzato un criterio non più basato sulla severità ma sulle caratteristiche del virus (come per esempio il tasso di attacco e la letalità) e sull’impatto sul sistema sanitario (come il tasso di ospedalizzazione e il tasso di utilizzo delle unità di terapia intensiva). In base alla trasmissione e alla virulenza del virus stesso, ognuno di questi parametri può assumere valori diversi e dunque lo scenario può avere diversi profili di severità.

 

La fase successiva del progetto prevede che per ognuno degli scenari ipotizzati (che dunque variano al variare del singolo parametro considerato) si faccia una valutazione sulle diverse misure di contenimento e mitigazione disponibili (farmacologiche e non farmacologiche) per poi valutare il rapporto costo-efficacia degli interventi di sanità pubblica proposti.

 

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