Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Infezioni sessualmente trasmesse

Prevenire l’Hiv negli Msm e nei transgender. Le raccomandazioni Oms

Barbara Suligoi - direttore Centro operativo Aids (Coa), Istituto superiore di sanità

 

30 giugno 2011 - “Fin dall’inizio dell’epidemia nei primi anni ’80, gli uomini che fanno sesso con gli uomini (men who have sex with men - Msm) e i transgender sono stati maggiormente colpiti dall’Hiv. In queste persone, il rischio di infezione rimane ancora alto ed è stata osservata una recrudescenza dell’infezione negli Msm, in particolare nei Paesi industrializzati. Nel frattempo cominciano a essere disponibili dati sui nuovi casi di Hiv negli Msm in Africa, Asia, nei Caraibi e in America Latina”.

 

Comincia così, inquadrando il peculiare contesto epidemiologico, il nuovo documento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dedicato alla prevenzione e al trattamento dell’Hiv e di altre infezioni a trasmissione sessuale negli uomini che fanno sesso con gli uomini e nei transgender: Prevention and treatment of Hiv and other sexually transmitted infections among men who have sex with men and transgender people. Recommendations for a public health approach (pdf 745 kb).

 

Un documento che affronta un aspetto importante dell’epidemia di Hiv/Aids e che per la prima volta cerca di inserire livelli di evidenza nelle raccomandazioni proposte per questo specifico gruppo. Lo sforzo, per il momento, ha prodotto risultati provvisori. Come gli stessi estensori ammettono, infatti, i livelli di evidenza disponibili sono molto deboli. Una conseguenza del fatto che la gran parte degli studi scientifici sono stati finora condotti sulla popolazione generale e non su gli Msm. Le raccomandazioni, dunque, offrono strategie in qualche modo già note: l’utilizzo del preservativo, specie nei rapporti anali; la necessità di proporre il test Hiv e lo screening periodico per le malattie sessualmente trasmesse – gonococco, clamidia e sifilide in particolare; supporto appropriato per coloro che usano alcol o droghe; accesso a un counseling mirato e a trattamenti antiretrovirali, offerta della vaccinazione anti-epatite B.

 

Ciò, tuttavia, non toglie valore al documento. Non bisogna dimenticare infatti che le raccomandazioni sono rivolte a tutti i Paesi del mondo (compresi quindi anche i Paesi in via di sviluppo) e tiene perciò conto delle tante condizioni sociali, culturali e sanitarie. Inoltre è di particolare interesse l’analisi molto precisa del problema dell’epidemia negli Msm e nei transgender. Infine, sono presenti sezioni politico-sociali da cui emerge soprattutto la necessità che queste persone abbiano libero e indiscriminato accesso ai servizi sociali e sanitari. In molti Paesi, infatti, la forte stigmatizzazione degli Msm limita l’accesso di queste persone ai servizi sanitari.

 

Il contesto italiano

Anche se in molti Paesi europei sembra esserci una ripresa dell’epidemia di Hiv tra gli Msm, al momento attuale questo non si osserva in Italia.

 

I dati disponibili confermano che sia l’incidenza (le nuove diagnosi) sia la prevalenza di Hiv tra Msm negli ultimi 10 anni sono sostanzialmente stabili, se non addirittura in lieve calo. Tuttavia, la prevalenza di Hiv nelle persone che afferiscono ai centri per malattie sessualmente trasmesse si attesta intorno al 15% negli Msm contro il 2% nella popolazione generale maschile.

 

Numeri, questi, che confermano il maggior rischio di esporsi all’infezione da Hiv nei rapporti Msm. Ma che, allo stesso tempo, fotografano la stabilizzazione della diffusione dell’Hiv attraverso questi contatti, probabilmente derivante in parte dalla consapevolezza della diffusione di questo virus maturata negli Msm italiani e in parte all’accesso precoce al test e alla terapia.

 

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