Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

Donne, attenzione alla Clamidia

Barbara Suligoi e Maria Cristina Salfa - Centro Operativo Aids, Dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate (Mipi), Iss

 

7 marzo 2013 - Quanto è diffusa l’infezione genitale da Chlamydia trachomatis? Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’infezione da Chlamydia trachomatis (Ct) è l’infezione batterica sessualmente trasmessa più comune tra le donne, con 54 milioni di nuovi casi l’anno in tutto il mondo [1]. Le donne appaiono più suscettibili degli uomini all’infezione da Ct per fattori anatomici (come per esempio la maggiore estensione dell’area genitale e l’ectopia ghiandolare) e sono maggiormente esposte alle sue complicanze perché nella donna l’infezione è più spesso asintomatica [2, 3]. In particolare, l’infezione da Ct è più diffusa tra le donne giovani (<25 anni), che più facilmente possono andare incontro a gravi complicanze, quali la malattia infiammatoria pelvica (Mip) e l’infertilità [4-5].

 

In Italia, non sono disponibili dati sulla diffusione nazionale dell’infezione da Ct, perché questa non è una patologia a notifica obbligatoria. Tuttavia i dati del sistema di sorveglianza sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse (Ist) basato su laboratori di microbiologia indicano una prevalenza di Ct pari al 2,3%. Più di un terzo (36,0%) delle donne positive a Ct non presentava sintomi genito-urinari al momento del prelievo del campione, quota che saliva al 56,0% tra le donne gravide. In particolare, la prevalenza di Ct è risultata significativamente più elevata nelle donne con due o più partner negli ultimi sei mesi (11,1%), nelle giovani (15-24 anni) (6,8%), in quelle che avevano utilizzato la pillola negli ultimi sei mesi (4,6%) e nelle straniere (2,8%) [6].

 

Quali sintomi e quali complicanze?

L’infezione da Ct si trasmette attraverso rapporti sessuali (vaginali, anali e orali) e può passare durante il parto vaginale dalla madre infetta al neonato.

 

Nella donna, i sintomi dell’infezione da Ct sono generalmente lievi, aspecifici o addirittura inesistenti (circa il 70-80% delle infezioni femminili decorre in modo asintomatico). Il principale quadro clinico dell’infezione da Ct è la cervicite, che decorre asintomatica nel 75% dei casi. È stato stimato che il 1-30% delle donne con cervicite da Ct non trattata può sviluppare una Mip, a cui può seguire nel 10-20% dei casi un’infertilità tubarica [7-10].

L’infezione da Ct è riportata dal 5% al 30% delle donne in gravidanza [10]. Il rischio di trasmissione verticale varia dal 25% al 60% [11].Vari studi associano l’infezione da Ct a complicanze ostetriche (quali parto pretermine, basso peso alla nascita e mortalità perinatale) e a infezioni perinatali (quali polmonite e congiuntivite) [12-13].

 

Come si fa la diagnosi?

Attualmente, le tecniche di amplificazione degli acidi nucleici (Naat) sono le più utilizzate per fare diagnosi di infezione da Ct, perché altamente sensibili e specifiche e perché rendono possibile la ricerca di Ct non solo nei campioni endocervicali o uretrali, ma anche in campioni alternativi e meno invasivi quali il primo getto di urine, tamponi vaginali, ecc.

 

Quali donne vengono testate?

Alcune agenzie pubbliche e società scientifiche internazionali hanno elaborato delle raccomandazioni sulle modalità dello screening per la Ct al fine di ridurre la diffusione dell’infezione e le complicanze ad essa associate [14-19].

 

In Italia, non esistono linee guida nazionali su chi dovrebbe essere testato per Ct, e non esistono programmi di screening. Il test per Ct non è obbligatorio neanche per le donne in gravidanza. Le linee guida sulla gravidanza fisiologica pubblicate nel novembre 2010 e revisionate a settembre 2011 [20], non prevedono l’offerta dello screening per Ct a tutte le donne in gravidanza, ma solo a quelle con fattori di rischio riconosciuti alla prima vista prenatale, con eventuale ripetizione nel terzo trimestre.

 

Prevenzione e controllo

A livello internazionale diverse sono le iniziative rivolte alla prevenzione e al controllo dell’infezione da Ct.

 

In Italia, i dati a disposizione suggeriscono che le donne pluripartner, giovani, che hanno utilizzato la pillola negli ultimi sei mesi e straniere dovrebbero essere prioritariamente testate per Ct, possibilmente con un’offerta gratuita del test, al fine di ridurre la diffusione di questa infezione. Inoltre, i dati sottolineano che le donne gravide dovrebbero essere testate per Ct, sia perché più spesso asintomatiche, sia per evitare complicanze neonatali.

 

Allo stato attuale sarebbe importante aumentare l’impegno dei governi e delle istituzioni nella prevenzione e nel controllo dell’infezione da Ct e di tutte le altre Ist, promuovendo politiche, leggi e iniziative per un controllo efficace di queste malattie:

  • attivazione di campagne di informazione sull’infezione da Ct e sui fattori di rischio associati rivolte alla popolazione generale e a specifici sottogruppi (ad esempio, giovani), e di campagne di educazione alla “salute sessuale” (ad esempio, limitare il numero di partner sessuali) rivolte soprattutto ai giovani
  • elaborazione di un Piano nazionale per la prevenzione delle Ist
  • attivazione di programmi di behaviour surveillance
  • introduzione di screening mirati (per esempio screening annuale per Ct in giovani donne)
  • educazione costante nelle scuole
  • informazione corretta e costante attraverso i media.

Riferimenti bibliografici

  1. World Health Organization. Global incidence and prevalence of selected curable sexually transmitted infections-2008. WHO; 2012.
  2. Pacey AA, Lely A. Chlamydia trachomatis and male fertility. Human Fertility 2004;7:271–276.
  3. Lee V, Tobin JM, Foley E. Relationship of cervical ectopy to chlamydia infection in young women. J Fam Plann Reprod Health Care 2006 Apr;32:104-6.
  4. Bunnell RE, Dahlberg L, Rolfs R, Ramsonm R, Gershmank K, Farshy C, Newhall W, Schmid S, Stone K, St Lous M. High prevalence and incidence of sexually transmitted diseases in urban adolescent females despite moderate risk behaviour. Journal of Infectious Diseases 1999; 180 (5): 1.624-31.
  5. Burstein GR, Gaydos CA, Diner-West M, Howell MR, Zenilman JM, Quinn TC. Incidence Chlamydia trachomatis infections among inner-city adolescent females. JAMA 1998; 280 (6): 521-6.
  6. Salfa MC, Regine V, Ferri M, Suligoi B. La sorveglianza delle infezioni sessualmente trasmesse basata su una rete di laboratori: 39 mesi di attività. Not Ist Sup 2012;25(10):7-11.
  7. Taylor BD, Haggerty CL. Management of Chlamydia trachomatis genital tract infection: screening and treatment challenges. Infect Drug Resist. 2011;4:19-29.
  8. Tiitinen A, Surcel HM, Halttunen M, Birkelund S, Bloigu A, Christiansen G,Koskela P, Morrison SG, Morrison RP, Paavonen J.Chlamydia trachomatis and chlamydial heat shock protein 60-specific antibody and cell-mediated responses predict tubal factor infertility. Hum Reprod. 2006 Jun;21(6):1533-8. Epub 2006 Feb 14.
  9. Honey E, Templeton A. Prevention of pelvic inflammatory disease by the control of C. trachomatis infection.Int J Gynaecol Obstet. 2002 Sep;78(3):257-61.
  10. Kobayashi Y, Takeuchi H, Kitade M, Kikuchi I, Sato Y, Kinoshita K. Pathological study of Fitz-Hugh-Curtis syndrome evaluated from fallopian tube damage. J Obstet Gynaecol Res. 2006 Jun;32(3):280-5.
  11. Martin RJ, Faranoff AA, Walsh MC. Neonatal perinatal medicine. Mosby, 2011, 9° ed.
  12. Hammerschlag MR. Chlamydial and Gonococcal infections in infants and children. CID 2011; 53(Suppl 3):S99-S102.
  13. Silva MJ, Florêncio GL, Gabiatti JR, Amaral RL, Eleutério Júnior J, Gonçalves AK. Perinatal morbidity and mortality associated with chlamydial infection: a meta-analysis study. Braz J Infect Dis. 2011 Dec;15(6):533-9.
  14. Centers for Disease and Control and Prevention. Sexually transmitted diseases treatment guidelines 2010. MMWR 2010;59(RR12);59(RR-12):44-49.
  15. Department of Health. National Chlamydia screening programme. Core requirements. London: Department of Health; 2010.
  16. Public Health Agency of Canada. Canadian guidelines on sexually transmitted infections. Ottawa: Public Health Agency; 2010.
  17. Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN). Management of genital Chlamydia trachomatis infection. A national clinical guideline n. 109. Edinburgh (Scotland): SIGN; 2009.
  18. U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF). Screening for chlamydial infection: recommendation statement. Ann Intern Med 2007;147:128-34.
  19. Victorian Department of Human Services. Victorian Sexually Transmissible Infections Strategy 2006-2009. Melbourne: Victorian Department of Human Services;2006.
  20. http://www.salute.gov.it/...