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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

Stato delle madri nel mondo: il nono rapporto di “Save the Children”

Nel mondo più di 200 milioni di bambini sotto i cinque anni di età non ricevono le cure sanitarie di base. Di conseguenza, quasi 10 milioni di loro muoiono ogni anno (più di 26 mila al giorno) a causa di patologie prevenibili o trattabili, come la diarrea e la polmonite. Due milioni sono quelli che muoiono il giorno stesso in cui sono nati. Ogni minuto nel mondo c’è una mamma che muore dando alla luce il proprio figlio. È quello che rivela il nono Rapporto sullo Stato delle madri nel mondo, pubblicazione annuale dell’organizzazione Save the Children sulla salute materno infantile che confronta, per 146 nazioni (41 Paesi sviluppati e 105 in via di sviluppo), indicatori come l’indice di mortalità infantile, la scolarizzazione, l’aspettativa di vita alla nascita, l’uso della contraccezione, la partecipazione delle donne alla vita politica o il loro reddito. Milioni di vite potrebbero essere salvate assicurando a tutti i bambini cure essenziali ed economiche.

 

La classifica dei Paesi: Svezia al primo posto, Niger all’ultimo
Svezia, Norvegia e Islanda sono i primi tre Paesi nella classifica generale dello stato di salute materno infantile che considera parametri come la salute, l’educazione e lo status economico. I Paesi in cui le donne vivono in condizioni peggiori sono le nazioni dell’Africa Sub-sahariana (8 degli ultimi 10 posti in classifica): il Niger è il luogo meno adatto in assoluto per una madre, preceduto da Ciad e Yemen. L’Italia è al diciannovesimo posto della classifica di Save the Children, gli Stati Uniti al ventisettesimo. Per dare un’idea del divario esistente, in Svezia ogni parto è assistito da personale medico, mentre in Niger lo è solo un terzo dei parti. Le mamme svedesi hanno mediamente 17 anni di istruzione alle spalle, un’aspettativa di vita di 83 anni, il 72% di loro usa i contraccettivi e solo una su 185 rischia di perdere il figlio prima che questo compia 5 anni. Al contrario, in Niger una donna ha tipicamente 3 anni di istruzione e vivrà in media 45 anni, solo il 4% della popolazione femminile usa metodi di contraccezione e 1 bambino su 4 muore prima di aver raggiunto i 5 anni. Un tasso del genere implica che praticamente ogni donna nigeriana vede morire il proprio figlio e 9 madri su 10 ne perdono ben due nel corso della vita.

La salute materno infantile in Italia
Nella classifica sullo stato di salute dei bambini, l’Italia si piazza al primo posto, con quasi la totalità dei bambini che gode di buona salute e riceve istruzione, ma gli indici per il benessere materno nel nostro Paese sono uguali a quelli di Botswana, Benin e Nepal. Infatti, la percentuale di donne che in Italia utilizzano la contraccezione è uguale a quella del Botswana (39%), il rapporto tra reddito femminile e maschile è pari a quello del Benin (0,47), e infine la partecipazione delle donne alla vita politica (17%) corrisponde a quella della Bolivia, Gabon e Nepal.

Considerando i tre parametri che servono a valutare il solo benessere infantile (tasso di mortalità sotto i 5 anni, tasso di iscrizione alla scuola materna e tasso di iscrizione alla scuola superiore), l’Italia si posiziona al primo posto, seguita da Germania, Francia e Svezia. In particolare, nel nostro Paese, nel 2006, la mortalità infantile ha registrato uno dei valori più bassi in assoluto (4 morti su 1000 nati) mentre il tasso di iscrizione alla scuola materna e a quella superiore si attestavano, rispettivamente, al 104% e al 99%. Le distanze maggiori tra l’Italia e Paesi come la Svezia riguardano la condizione delle mamme e donne italiane, che fanno un ricorso nettamente inferiore alla contraccezione, partecipano meno alle attività politiche e hanno redditi più bassi degli uomini. In Italia è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Le donne italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario di poco inferiore (pari all’81%) a quello maschile. Per quanto riguarda i benefici della gravidanza, una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario, mentre una svedese percepisce lo stipendio pieno.

 

Progressi, passi indietro e soluzioni
Ci sono 55 Paesi in via di sviluppo, che da soli rappresentano il 60% dei bambini al di sotto dei 5 anni del mondo e l’83% delle morti infantili. Filippine, Perù, Sud Africa e Indonesia stanno compiendo i più grandi progressi per garantire l’accesso alle cure di base a tutti i bambini. La maglia nera, invece, spetta all’Etiopia, preceduta da Somalia, Ciad, Yemen e dalla minoranza Lao della Repubblica Democratica del Congo. In questi Paesi, c’è una forte differenza tra i bambini più poveri e quelli più ricchi: in Mali e Nigeria, per esempio, i bambini più indigenti rischiano 2,5 volte in più rispetto a quelli benestanti di non ricevere le cure necessarie, mentre in India e Indonesia i primi rischiano di morire 3 volte in più rispetto ai secondi.

Anche nelle nazioni più sviluppate, ci sono bambini svantaggiati, che hanno meno probabilità di essere curati perché appartengono a fasce più povere o a minoranze etniche. In Italia, la mortalità infantile nella popolazione Rom è 3 volte maggiore rispetto a quella degli italiani. Infine, il rapporto mette in luce come con interventi semplici e a basso costo sarebbe possibile prevenire le principali cause di mortalità infantile e salvare 6 milioni di vite all’anno.