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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

Save the Children: la condizione delle madri in Italia e nel mondo

20 maggio 2010 - Durante la gravidanza, il parto e il periodo neonatale, la maggioranza delle donne e dei bambini dei Paesi in via di sviluppo non ha accesso alle cure minime. Ogni anno, 50 milioni di donne partoriscono senza l’assistenza del personale esperto e quasi 350 mila muoiono per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Muoiono prima di compiere 5 anni, 8,8 milioni di bambini, di questi, il 41% non sopravvive al primo mese. È quanto emerge dal rapporto 2010 sullo stato delle madri nel mondo “State of the World's Mothers 2010 - Women on the Front Lines of Health Care” (pdf 4 Mb) pubblicato da Save the Children.

 

Nella classifica stilata considerando i servizi presenti per tutelare la salute materno-infantile Norvegia e Afghanistan sono risultati rispettivamente i Paesi dove la situazione materno-infantile è migliore e peggiore. In Norvegia, le donne hanno un’aspettativa di vita di 83 anni, studiano mediamente per 18 anni, l’82% fa uso di contraccettivi e 1 su 132 perderà un bambino prima che compia 5 anni. In Afghanistan, l’aspettativa di vita femminile è di 44 anni, le donne studiano mediamente per 4 anni, solo nel 16% dei casi utilizzano la contraccezione moderna e ogni madre afghana ha un’alta probabilità di vedere morire un proprio figlio anche in conseguenza del fatto che solo il 14% dei parti sono assistiti da personale specializzato.

 

Tra i Paesi con la migliore tutela della salute materno-infantile vi sono: Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio e Germania. Al contrario, tra quelli in cui la condizione delle madri è più precaria: Niger, Ciad, Guinea Bissau, Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Eritrea, Guinea Equatoriale.

 

Nei Paesi ai piedi della classifica: il 60% delle nascite avviene senza l’assistenza di personale specializzato, 1 mamma ogni 23 muore per cause collegate alla gravidanza e al parto, 1 bambino su 6 perde la vita prima di aver compiuto 5 anni, oltre 1 minore su 3 soffre di malnutrizione; 1 bambino su 5 non va a scuola, 9 madri su 10 con molta probabilità vedranno morire un proprio figlio.

 

La situazione in Italia

Secondo il rapporto Fondazione Cittalia - Anci Ricerche per Save the Children su “Le condizioni di povertà tra le madri in Italia” (pdf 4,5 Mb), il nostro Paese si colloca al 17esimo posto della classifica mondiale. I dati presentati, riferibili al 2008, mostrano come per molte donne essere madri, in Italia, voglia dire misurarsi con situazioni estremamente critiche, per quanto riguarda la condizione economica, l’integrazione e la stabilità lavorativa, la possibilità di fronteggiare rischi quotidiani e di definire progetti di vita per sé e per il futuro dei propri figli.

 

Chiara la relazione tra maternità e povertà. In Italia, su 4,2 milioni di donne povere, oltre 1 milione 600 mila sono madri: di queste, circa 1 milione ha almeno un figlio minorenne, l’86,3% vive in coppia, il 7,5% è sola è il 6,2% vive in famiglie allargate. Tra le madri in coppia con almeno un figlio piccolo a carico, il 18,6% non ha i soldi sufficienti per fare fronte a tutte le spese mensili, il 10,3% ha avuto difficoltà a sostenere le spese scolastiche dei figli e il 5% di loro si sono trovate in difficoltà nell’acquisto dei generi alimentari. Nel caso delle madri sole con almeno un figlio minore la situazione è ancora più grave: il 44% arriva a fine mese “con molta difficoltà”, il 25% non ha avuto i soldi per pagare le spese mediche e il 21% non li ha avuti per pagare le spese scolastiche.

 

Lavoro o famiglia?

È in particolare la situazione delle mamme nel loro rapporto con il mondo del lavoro a caratterizzare negativamente l’Italia rispetto agli altri Paesi europei. In Italia, se i dati del Nord e del Centro Italia sono per molti aspetti allineati con le medie europee, le condizioni di povertà delle mamme si concentrano nelle Regioni del Sud, dove è precaria la situazione occupazionale e dove le reti di welfare sono più deboli. In assenza di figli, il tasso di occupazione femminile è pari a 65%, ma scende al 60,6% e al 54,8% nel caso, rispettivamente, di uno e due figli, e arriva al 42,6% quando i figli sono almeno tre. La difficoltà di trovare servizi di qualità cui affidare i propri figli, a costi ragionevoli, spinge molte mamme fuori dal mercato del lavoro. Allo stesso tempo, la presenza di un solo reddito in famiglia provoca condizioni di impoverimento e talvolta la rinuncia a una nuova maternità.

 

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