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Salute materno-infantile

Mortalità materna: i progressi ottenuti dal 1990 al 2008

23 settembre 2010 - Il numero di donne che ogni anno muore a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto è passato da 546 mila nel 1990 a 358 mila nel 2008, segnando una diminuzione del 34%. Si tratta di un miglioramento importante, ma per raggiungere i traguardi fissati dagli obiettivi di sviluppo del millennio, il tasso di riduzione della mortalità materna dovrebbe crescere dal 2,3% (tasso medio di riduzione annua dal 1990 a oggi) al 5,5%. È quanto emerge dal rapporto “Trends in maternal mortality: 1990 to 2008” (pdf 3,2 Mb), pubblicato da Oms, Unicef, Unfpa e Banca Mondiale.

 

La situazione nei Paesi in via di sviluppo

Nel 99% dei casi, i decessi (355 mila all’anno) avvengono nei Paesi in via di sviluppo e solo nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale se ne verificano rispettivamente 204 mila e 109 mila (l’87% del totale). Anche per quanto riguarda il tasso di mortalità, è l’Africa a detenere il triste primato di 640 decessi ogni 100 mila nati vivi, seguito da Asia meridionale (280), Oceania (230), Sud-est asiatico (160), Africa settentrionale (92), America Latina e Caraibi (85), Asia occidentale (68) e Asia orientale (41). Il Paese con il maggior numero di decessi in termini assoluti è l’India (63 mila), seguito da Nigeria (50 mila), Afghanistan (18 mila), Etiopia (14 mila), Pakistan (14 mila), Tanzania (14 mila), Bangladesh (12 mila), Indonesia (10 mila), Sudan (9.700) e Kenya (7.900).

 

Gli interventi

“Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti”, ha commentato Anthony Lake, direttore esecutivo dell’Unicef, “dobbiamo raggiungere le persone più a rischio”, cioè le donne che vivono in aree rurali, in regioni povere o in aree di conflitto, quelle che appartengono a minoranze etniche e quelle che convivono con il virus dell’Hiv. Le agenzie delle Nazioni Unite e altri partner hanno incrementato la loro assistenza ai Paesi bisognosi di aiuto e la Banca Mondiale sta concentrando i suoi sforzi sui Paesi in cui la mortalità materna ha il maggiore impatto, ma per garantire a tutte le donne il diritto alla vita, alla salute, all’equità e alla non discriminazione si può fare molto di più.

 

La raccolta dei dati

Punto di partenza per la lotta alla mortalità materna è la registrazione dei parti e delle gravidanze in tutto il mondo. “Abbiamo bisogno di rafforzare i sistemi di raccolta nazionali dei dati”, ha commentato Margaret Chan. “È vitale dare supporto allo sviluppo di sistemi di registrazione completi e accurati, in cui siano inclusi le nascite, le morti e le cause di morte, perché ogni esigenza di ogni madre deve essere tenuta in conto”.

 

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