(Traduzione libera a cura della redazione di
EpiCentro)
“Rendiamo importanti tutte le mamme e i bambini”. È con questo
slogan che giovedì 7 aprile 2005 l’Organizzazione mondiale della sanità
(Oms) celebra la Giornata mondiale della salute, con la pubblicazione del
rapporto mondiale sulla salute materno-infantile. Si tratta di uno studio ad
ampio raggio sugli ostacoli e sulle difficoltà che donne e bambini sono
costretti ad affrontare durante la gravidanza, il parto e i primi anni di
vita. Il rapporto propone un nuovo approccio per quei Paesi dove i progressi
nel materno-infantile sono ancora piuttosto lenti, o dove la situazione
negli ultimi anni è addirittura peggiorata.
Quasi 11 milioni di bambini in tutto il mondo non raggiungono il quinto anno
di vita. Mezzo milione di donne muoiono di parto. Centinaia di milioni di
donne e bambini non hanno accesso a terapie che potrebbero salvare centinaia
di migliaia di vite. Sono alcune delle cifre del rapporto Oms, secondo il
quale il numero di decessi potrebbe essere notevolmente ridotto con un nuovo
approccio, basato sulla continuità delle cure e dell’assistenza alle mamme e
i loro figli, da prima del concepimento fino all’infanzia.
Ogni anno circa 530 mila donne muoiono durante la gravidanza o il parto, più
di 3 milioni di bambini nascono morti, più di 4 milioni non superano le
prime settimane di vita e 10,6 milioni non raggiungono il quinto anno di
vita. L’Oms ritiene che, su un totale di 136 milioni di neonati all’anno,
solo un terzo delle mamme dei Paesi più poveri partoriscano in presenza di
un assistente qualificato. Un dato che può fare la differenza tra la vita e
la morte, in caso di complicazioni. Secondo i dati del rapporto, quasi il
90% dei decessi tra i bambini sotto i 5 anni sono dovuti a 6 cause:
condizioni neonatali acute (37%), in particolare nascita prematura, asfissia
e infezioni; infezioni delle basse vie respiratorie, polmoniti (19%);
diarrea (18%); malaria (8%); morbillo (4%); Hiv/Aids (3%). Molte di queste
morti sarebbero evitabili con interventi semplici, affidabili ed efficaci:
idratazione, antibiotici, farmaci antimalarici, vitamina A, zanzariere
insetticide, promozione dell’allattamento al seno, assistenza qualificata
nel corso della gestazione e del parto.
L’assunzione di queste misure richiede ovviamente massicci investimenti nei
sistemi sanitari, soprattutto per quanto riguarda l’impiego di
professionisti come medici, ostetriche e infermieri. Per una maggiore
sicurezza ogni donna, senza eccezioni, ha dunque bisogno di assistenza
altamente qualificata durante la gravidanza. Un assistenza che non deve
essere episodica e che deve protrarsi per le prime settimane di vita del
neonato. “Un approccio del genere potrebbe letteralmente trasformare le vite
di milioni di persone”, spiega Lee Jong-Wook, direttore generale dell’Oms.
“Dare alle mamme e ai loro figli le cure e l’assistenza necessarie è un
imperativo assoluto”. Il rapporto si focalizza soprattutto sui Paesi in via
di sviluppo, dove negli ultimi anni non si sono registrati significativi
passi avanti nell’ambito della salute materno-infantile: in questi Paesi,
infatti, meno della metà delle mamme e dei bambini ricevono assistenza. Del
resto, due degli obiettivi che il Millennium Development Goals (MDGs) delle
Nazioni Unite intende raggiungere entro il 2015 sono proprio il
miglioramento della salute delle mamme e dei bambini. Gli ultimi dati a
disposizione mostrano che la spesa pubblica totale dei 75 Paesi con i
problemi più gravi è di 97 miliardi all’anno. Secondo il rapporto Oms, per
ottenere risultati concreti questa cifra dovrebbe crescere in media di 9
miliardi all’anno per i prossimi 10 anni.
“La salute materno-infantile deve rappresentare il fulcro della lotta contro
povertà e ingiustizia sociale: è una questione di diritti umani. Il mancato
accesso alle cure e all’assistenza qualificata in ambito
ostetrico-ginecologico è il primo motivo per cui un gran numero di mamme non
può accedere a pratiche e misure salvavita nelle aree rurali. Per esempio,
in uno studio effettuato su 2,7 milioni di parti in 7 Paesi in via di
sviluppo, solo il 32% delle donne ha ricevuto la necessaria assistenza
salvavita. E ogni anno più di 18 milioni di aborti sono provocati dalla
mancanza di professionalità qualificata e dall’assenza di standard sanitari
minimi. Di conseguenza, muoiono 68 mila donne ogni anno. Essere poveri o
essere di sesso femminile sono spesso di per sé motivi di discriminazione:
motivi che possono tradursi in abusi o errori terapeutici”, si legge ancora
nel rapporto. Mettere in campo tutte le forze necessarie per promuovere,
migliorare e rendere disponibili per tutti i servizi necessari alla salute
di donne e neonati è quindi il primo e più pressante compito da realizzare.
Ovviare alla scarsità e agli squilibri nella distribuzione dei servizi
rimane una delle sfide più importanti per i prossimi anni. L’Oms sta infatti
valutando per i prossimi dieci anni la necessità di aumentare in modo
significativo il numero degli operatori sanitari schierati sul campo.
Operatori di tutte le categorie, in particolare del settore
materno-infantile. L’Oms incoraggia quindi associazioni governative e tutti
gli stakeholder a introdurre le misure raccomandate nei propri programmi di
salute materno-infantile.