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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute mentale

World Mental Health Day 2011: una politica per la promozione della salute mentale

Antonella Gigantesco, Angelo Picardi - reparto Salute mentale, Cnesps-Iss

 

6 ottobre 2011 – Nella maggioranza dei Paesi a basso e medio reddito, meno del 2% dell’intero budget sanitario è destinato alla promozione della salute mentale. Inoltre, buona parte di queste esigue risorse sono dedicate agli ospedali di cura anziché ai servizi di assistenza primaria. Lo riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in occasione del World Mental Health Day. L’edizione 2011, che si svolge in tutto il mondo il 10 ottobre, ha come tema “Investire nella salute mentale” con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su questi temi e promuovere la discussione sull’importanza della prevenzione e della promozione.

 

Qualità della vita e salute mentale

La qualità di vita dipende da circostanze esterne (lavoro, reddito, condizioni di sicurezza, possibilità di svago e di incontro, accettazione sociale), dalla salute fisica e dalla salute mentale. Quest’ultima dipende a sua volta dalle circostanze esterne e dall’assetto genetico ma anche dalle modalità di approccio alla vita e di reazione alle difficoltà che ci presenta. La salute mentale influisce a sua volta sulle condizioni ambientali: le persone mentalmente sane sono, infatti, più capaci di migliorare il mondo per se stesse e per gli altri.

 

La salute mentale e il benessere psicologico sono state recentemente oggetto di attenzione anche nel mondo degli economisti che discutono su quale tipo di società la promuova meglio. Si è per lo più d’accordo che si tratta di società prospere senza grosse disuguaglianze sociali e con elevati livelli di sicurezza. Per migliorare la qualità di vita occorrerebbe agire sia sulle condizioni socio-economiche, sia sugli atteggiamenti e sulle abitudini delle persone.

 

Disturbi mentali

La prevalenza dei disturbi mentali è molto elevata. Studi recenti condotti in Italia hanno mostrato che la prevalenza annuale nella popolazione generale adulta è come minimo dell’8%, il che implica che ogni anno in Italia almeno 4 milioni di persone presentano un problema di salute mentale [1,2,3]. In questi studi sono stati considerati solo i disturbi più comuni (disturbo depressivo maggiore e disturbi d’ansia), escludendo ad esempio i disturbi di personalità. Si tratta dunque, probabilmente, di stime conservative; vari studi condotti in altri Paesi europei hanno riscontrato prevalenze annuali anche più alte, che si aggirano intorno al 15-20% [4]. A fronte di questi elevati tassi di prevalenza, solo poche tra le persone coinvolte riceve un trattamento specialistico. In Italia, lo studio ESEMeD ha evidenziato che nell’anno precedente l’intervista, solo il 17% delle persone affette da disturbi mentali comuni si era rivolto a un servizio sanitario. Fra le motivazioni della mancata richiesta di aiuto da parte di persone che presentano questi disturbi giocano ancora un ruolo non trascurabile lo stigma sociale e la disinformazione.

 

Disabilità e costi associati ai disturbi mentali

Non solo la questione riguarda moltissimi cittadini, ma ha conseguenze estremamente serie. I disturbi mentali possono condurre al suicidio, un’importante causa di morte. Nel 2006, nei 27 stati membri dell’Unione europea, ben 59 mila persone sono morte per suicidio, una cifra molto elevata, superiore a quella dei decessi per incidente stradale, che nello stesso anno sono stati 50 mila. Inoltre, il carico di sofferenza per pazienti e familiari e le perdite di anni di vita per disabilità o morte prematura associate ai disturbi mentali sono rilevanti, maggiori rispetto alla maggior parte delle patologie somatiche, e sembrano essere in aumento nei Paesi industrializzati. Secondo l’Oms, i disturbi mentali attualmente rappresentano una delle principali fonti di disabilità e sofferenza nel mondo. In Europa, il solo disturbo depressivo maggiore rende conto del 6% del carico (burden) totale di sofferenza e disabilità legato alle malattie ed è al terzo posto, in ordine di importanza, per il carico che provoca. L’Oms ritiene che, se non verrà contrastato, salirà in seconda posizione entro il 2020. Non va inoltre dimenticato che la sofferenza mentale non riconosciuta e trattata è uno dei principali determinanti dell’uso di sostanze, che ha drammatiche conseguenze sociali.

 

I disturbi mentali costituiscono una significativa fonte di costi per il sistema economico, sociale, educativo e penitenziario. È stato conservativamente stimato che i disturbi mentali costino agli stati membri della Ue il 3-4% del prodotto interno lordo, soprattutto a causa della ridotta produttività e della morte prematura. I costi diretti e indiretti del solo disturbo depressivo maggiore sono stati calcolati essere nel 2004 pari a 18 miliardi di euro, corrispondenti all’1% del prodotto interno lordo. In Europa, i giorni persi di lavoro a causa del disturbo depressivo maggiore sono maggiori di quelli persi per altre malattie (come per esempio le malattie cardiache o il diabete).

 

Disturbi mentali e salute mentale

La crescente consapevolezza delle elevate prevalenze e il carico di sofferenza e di disabilità dei disturbi mentali, nonché dei costi associati, hanno portato alla consapevolezza che occorre fare qualcosa anche nel campo della prevenzione e non solo della terapia, nella convinzione, suffragata da ampie evidenze e dal parere dei più grandi esperti di prevenzione, che il modo migliore di prevenire le malattie e i disturbi è quello di migliorare il livello medio dei fattori protettivi o di diminuire il livello medio dei fattori di rischio nelle popolazioni.

 

Negli ultimi anni si sono accumulate evidenze scientifiche che avvalorano l’idea che la prevenzione di alcuni disturbi mentali e la promozione della salute mentale sono possibili, nei bambini, negli adolescenti, nelle puerpere, sul luogo di lavoro e anche tra i disoccupati (si vedano in proposito le rassegne di Hosman et al., 2005; di Sowden, 1997; della Health Education Authority inglese, 1997; di Jané-Llopis et al., 2005 ed inoltre Durlak, 1997; Heney et al, 1995; Lavikainen et al, 2000; Mental Health Foundation, 1999; Mrazek e Haggerty, 1994; National Health Service, 1999; NHS Centre for Review and Dissemination, 1997; Proudfoot e Carson, 1997; Ray e Hodnett, 1998).

 

Altri Paesi hanno già introdotto e valutato iniziative di promozione della salute mentale. Il ministero della Salute inglese, ad esempio, ha da pochi mesi avviato un programma dal suggestivo titolo “No health without mental health”, anche in considerazione degli elevati costi associati ai disturbi mentali nel Regno Unito stimati essere pari a 105 milioni di sterline l’anno.

 

Che cosa si può fare?

Per quanto riguarda la promozione della salute mentale e della qualità di vita, area in cui sono particolarmente necessari progetti riguardanti interventi di provata efficacia, i benefici possono venire da molteplici iniziative. Fra le più facili da incoraggiare anche a livello di comunità locali:

individuazione e diffusione di approcci efficaci per convincere le persone a adottare stili di vita più salutari

  • individuazione e diffusione di strategie efficaci per migliorare la qualità delle relazioni interpersonali e atteggiamenti di collaborazione costruttiva e solidaristica, a partire dalla scuola (non si tratta di un’utopia, perché è da più di un decennio che compaiono studi ben fatti, che indicano che si può fare molto in questo campo)
  • individuazione e diffusione di strategie di trattamento precoce dei disturbi psichici, in particolare di quelli più frequenti, la depressione e le varie forme di ansia (in questo campo è molto importante indagare l’integrazione dei trattamenti psicoterapeutici e riabilitativi con quelli farmacologi e le potenzialità del mutuo-aiuto tra gruppi di pazienti ed ex pazienti)
  • diffusione degli interventi psicoeducativi di gruppo, di promozione delle capacità di coping delle famiglie con una familiare affetto da disturbo mentale grave
  • promozione, nelle scuole superiori, dei gruppi di educazione alla salute tra pari e dell’approccio basato sui concetti di autoefficacia (sentirsi cioè capaci di affrontare il lavoro o la scuola, le relazioni con gli altri e le proprie reazioni) e di intelligenza emotiva
  • promozione di iniziative di formazione dei genitori basate sulle abilità di comunicazione, assertività, soluzione dei problemi, definizione di obiettivi: il cosiddetto parent training è tra gli interventi psicosociali di più provata efficacia
  • promozione della salute mentale sui luoghi di lavoro mediante insegnamento di semplici tecniche di counselling ai capi e favorendo la partecipazione attiva dei lavoratori ad approcci strutturati di soluzione di problemi
  • “affidamento” di madri giovani a rischio a madri esperte che vivano nella stessa zona e formazione del personale dei reparti di ostetricia e delle visitatrici sanitarie a riconoscere e a gestire inizialmente la depressione delle puerpere.

Infine, sarebbe utile promuovere la valutazione di semplici interventi di promozione del sostegno sociale nella comunità, basati ad esempio sulla diffusione di opuscoli e di iniziative di formazione sulle abilità di comunicazione fondamentali e sui metodi strutturati di soluzione dei problemi o promozione di visite nelle case di riposo di abitanti del vicinato e partecipazione con gli ospiti ad attività ricreative.

 

Risorse utili

Riferimenti bibliografici

[1] De Girolamo G, olidori G, Morosini P, Mazzi F, Serra G, Scarpino V, Reda V, Visonà G, Falsirollo F, Rossi A. Prevalenza dei disturbi mentali comuni in Italia, fattori di rischio, stato di salute ed uso dei servizi sanitari: Il progetto ESEMeD-WMH. Epidemiologia e Psichiatria Sociale 2005, 14 (Suppl. al n. 4): 1-100

[2] Faravelli C, Abrardi L, Bartolozzi D, Cecchi C, Cosci F, D’adamo D, Lo Iacono B, Ravaldi C, Scarpato MA, Truglia E, Rosi S. The Sesto Fiorentino Study: point and one year-prevalence of psychiatric disorders in un Italian community sample using clinical interviewers. Psychotherapy and Psychosomatics 2004, 73, 226-234

[3] Gigantesco A, Palumbo G, Mirabella F, Pettinelli M, Morosini P. Prevalence of psychiatric disorders in an Italian town: low prevalence confirmed with two different interviews. Psychotherapy and Psychosomatics 2006, 75,170-176

[4] Wittchen HU, Jacobi F. Size and burden of mental disorders in Europe: a critical review and appraisal of 27 studies. European Neurospsychopharmacology 2005;15:357-376.