Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute mentale

L’assistenza psicologica alle popolazioni colpite dallo tsunami in Asia

(Traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro)

 

Le persone colpite dal maremoto nel Sud-est asiatico sono esposte a numerosi fattori di stress, che rappresentano un rischio per la loro integrità fisica e mentale. Interventi sanitari di base e di salute mentale dovrebbero essere programmati e realizzati prima di prendere in considerazione misure più specifiche. Nel gennaio 2005 l’Organizzazione mondiale della sanità ha condotto una valutazione sul campo in Indonesia, Sri Lanka e Maldive che ha permesso di mettere a punto la lista degli interventi da intraprendere nell’ambito dell’assistenza alle popolazioni colpite da gravi disastri naturali.

 

Nonostante non siano disponibili dati certi sul numero delle persone affette da disturbi psichici nei Paesi colpiti dallo tsunami, una serie di norme generali forniscono comunque una stima del problema. Questi livelli, che variano in rapporto al contesto (fattori sociali, culturali, economici, sanitari ecc) e ai metodi di valutazione, danno un’indicazione di massima del limite di morbilità e disagio che l’Oms si aspetta.

 

Prospettiva di popolazione

L’Oms ha diviso la popolazione in quattro gruppi, ognuno dei quali richiede una risposta e un intervento differente:

  • persone con lievi disturbi psichici, che si risolvono nel giro di pochi giorni o settimane.
    Si tratta del 20-40% circa della popolazione colpita dal maremoto. Questo gruppo non ha bisogno di interventi specifici;
  • persone con moderati o gravi disturbi psichici, che possono regredire col tempo o trasformarsi in lievi sofferenze croniche.
    Questo gruppo rappresenta circa il 30-50% della popolazione colpita dallo tsunami. Si tratta di pazienti etichettati con diagnosi psichiatrica da una serie di studi condotti con strumenti che non sono validati per l’ambiente e la cultura locale. Il gruppo dovrebbe beneficiare di interventi psicologici e sociali di base, utili per ridurre lo stato di sofferenza;
  • persone con moderati e gravi disordini mentali.
    I livelli di prevalenza a 12 mesi dei più comuni disordini psichici (per esempio: ansia, depressione, stress post traumatico) si attestano in media attorno al 10%. Questo tasso si alza fino al 20% in seguito a gravi traumi e perdite. Dopo alcuni anni, i livelli si abbassano e si attestano intorno al 15% nelle zone più colpite. È per questo che, in seguito a un disastro naturale, ci si aspetta un incremento del 5-10% della prevalenza dei disturbi mentali. Lo stress post traumatico in questi casi non è però il principale problema: questa è infatti soltanto una delle numerose malattie psichiche che tendono a essere prevalenti dopo una calamità naturale;
  • persone con gravi malattie psichiche.
    Le più gravi malattie mentali capaci di compromettere la vita quotidiana (psicosi, depressione e ansia grave, tossicodipendenze ecc) hanno una prevalenza di circa il 2-3% in tutto il mondo. In seguito a perdite e gravi traumi, questo tasso può arrivare al 3-4% e amplificare eventuali precedenti disturbi psicologici.

Raccomandazioni

La distruzione provocata dal maremoto ha causato sofferenze e problemi alla maggior parte della popolazione. L’Oms si aspetta un aumento di circa il 5-10% di tutti i disordini mentali. Dall’analisi delle indagini effettuate sul campo, non sono giustificati il ricorso a interventi psichiatrici di massa e la concentrazione degli sforzi sullo stress post traumatico.

L’Oms raccomanda a tutti i Paesi colpiti dallo tsunami di rendere al più presto operativi interventi psicosociali e di sanità pubblica in ambito di salute mentale. Le persone che soffrono di disturbi psichici hanno infatti bisogno di accedere a cure sanitarie di base. Esempi di misure da intraprendere rapidamente sono la riapertura delle scuole, la predisposizione di spazi appositi dedicati ai bambini, l’organizzazione di programmi per la riunificazione delle famiglie e iniziative di sviluppo economico. Gli operatori della salute mentale giocano un ruolo chiave nell’allestimento e nella supervisione degli interventi di supporto psicologico di base, anche e soprattutto se si tratta di personale esterno al servizio sanitario pubblico. La collaborazione tra diversi professionisti (nell’ambito della sanità, della comunicazione, della protezione civile, dell’educazione e del coordinamento delle risorse) è essenziale per rendere accessibili a tutta la popolazione gli interventi di aiuto e sostegno necessari.

 

Documenti utili (.pdf in inglese)

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