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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

politiche sanitarie

L’impatto economico dei tumori sui sistemi sanitari regionali: Epicost

23 marzo 2017 - Il potenziale informativo derivante dall’utilizzo di microdati, ottenuti integrando le informazioni derivanti dalle fonti di sorveglianza dei tumori con quelle provenienti dalle fonti amministrative è uno dei punti di forza del progetto Epicost “L’impatto economico dei tumori sui sistemi sanitari regionali: stime e proiezioni in relazione a diversi scenari di intervento”, finanziato dal Ccm e coordinato dall’Iss. Il modello Epicost consente infatti di quantificare la spesa, di analizzarne i determinanti e di descrivere i Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (Pdta) dei pazienti oncologici.

 

Le attività e i risultati di Epicost sono stati presentati e discussi il 15 marzo durante il convegno conclusivo del progetto presso il ministero della Salute con la partecipazione di Silvia Francisci, in qualità di responsabile scientifico, e dei referenti delle unità operative del progetto: Stefano Guzzinati del Registro tumori Veneto e Anna Gigli dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali - Cnr. L’incontro ha fornito l’occasione per stimolare un confronto tra diverse realtà sulla presa in carico sia terapeutica che economica del paziente oncologico, alla luce dei risultati emersi dall’applicazione del modello Epicost sui dati provenienti da 8 registri tumori.

 

Airtum, Agenas, clinici, reti oncologiche, Iss, Commissione europea e mondo accademico hanno preso parte alla tavola rotonda che ha chiuso la giornata. I partecipanti sono stati chiamati a confrontarsi attorno alla domanda: “Alla luce della vostra esperienza specifica, quali strategie a vostro parere dovrebbero essere implementate per garantire: l’equità nell’accesso a diagnosi e cure oncologiche; la tempestività e la qualità di queste cure; la sostenibilità di un sistema sanitario pubblico e universale come quello italiano?”.

 

Lucia Mangone, presidente di Airtum, ha sottolineato l’importanza dell’acceso da parte dei registri tumori alle fonti amministrative correnti al fine di poter condurre analisi seguendo il modello proposto da Epicost.

 

La necessità di una governance dei servizi di assistenza territoriale ben codificata e coordinata centralmente è stata richiamata da Antonio Federici, del ministero della Salute, che ha disegnato un modello di stewardship nel quale i vari centri siano inseriti in una rete in grado di gestire l’intero Pdta del paziente in un approccio multidisciplinare alla patologia, suggerendo di operare in una logica di disinvestment che consenta poi di riallocare le risorse secondo criteri di appropriatezza e sostenibilità.

 

La presenza di reti oncologiche sul territorio migliora l’equità di accesso alle cure, ma ad oggi sconta una forte differenza regionale, che pregiudica nelle regioni meno organizzate anche la tempestività della presa in carico, ha ricordato Fausto Roila dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni. Per migliorare l’assetto territoriale delle reti oncologiche, la valutazione dovrebbe essere non solo di processo, ma anche di esito, come ha sottolineato Sara Lonardi dell’Istituto Oncologico Veneto. L’immagine di una sanità a più velocità emerge anche in relazione alla tempistica di accesso ai farmaci ad alto costo oppure all’adesione molto diversificata a programmi di screening, come descritto da Mauro Braga dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

 

Sul versante della sostenibilità economica non poteva mancare la discussione sui farmaci ad alto costo e sulla necessità per il sistema di interrogarsi circa la modalità con cui farsene carico. A questo proposito Giuseppe Traversa (Iss) ha stimolato una riflessione sulla necessità di studi indipendenti che valutino la reale efficacia dei nuovi farmaci oncologici immessi sul mercato.

 

Di sostenibilità si è ragionato anche con Vincenzo Atella, dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Atella ha richiamato la necessità di adottare un’ottica di lungo periodo per stimare con maggior precisione la spesa prevista per i prossimi decenni, partendo dalla conoscenza della domanda di salute- ovvero i bisogni dei pazienti (per cui lo stesso Epicost fornisce un quadro di riferimento) - e dell’offerta - ovvero la disponibilità di tecnologie e soprattutto delle loro traiettorie di sviluppo negli anni a venire.

 

Il progetto Epicost lascia aperte diverse prospettive di approfondimento, come per esempio la realizzazione di un confronto internazionale, che risulterebbe fattibile e di grande interesse per molti Paesi europei, come ha ricordato Francesco Giusti del Joint Research Centre della Commissione europea con sede a Ispra. Di ulteriore interesse i focus su aspetti specifici evidenziati dal progetto: la necessità di completare i flussi informativi sulla Farmaceutica ospedaliera, condurre valutazioni di appropriatezza grazie al confronto tra Pdta teorici e quelli ottenuti da Epicost e valutare l’impatto di diversi scenari derivanti dalle scelte di politica sanitaria sul territorio.