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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

politiche sanitarie

Annuario Istat 2009: sanità e salute in Italia

10 dicembre 2009 - Negli ultimi anni il numero di medici di base presenti sul territorio nazionale è rimasto sostanzialmente stabile. Nel 2006 i medici generici in Italia sono circa 46 mila, un valore che equivale a 8 medici ogni 10 mila abitanti (in media 1119 assistiti per medico). Diversi i numeri per quanto riguarda i pediatri: nel 2006 sono circa 7500, cioè 9 ogni 10 mila bambini di età inferiore ai 14 anni (in media 820 bambini assistiti per medico). In leggera riduzione la dotazione di ambulatori e di laboratori pubblici o privati convenzionati, nel 2006 sono circa 17 ogni 100 mila abitanti. Stabile l’offerta dei medici addetti al servizio di guardia medica: circa 23 ogni 100 mila abitanti.

 

Sempre più importante a causa del processo di invecchiamento della popolazione italiana è l’assistenza domiciliare: nel 2006 il servizio è attivo in 173 Asl su 180. I pazienti assistiti a domicilio sono aumentati nel corso degli anni: da 396 mila nel 2005 a 414 mila nel 2006. A livello nazionale l’84,8% degli ultrasessantacinquenni usufruisce del servizio di assistenza domiciliare. Le strutture per l’assistenza semiresidenziale e residenziale nel periodo 2005-2006 hanno potenziato i propri servizi, aumentando sia il numero di posti letto, passati da circa 170 mila nel 2005 a circa 181 mila nel 2006 (+6%), sia il numero di posti per l’assistenza semiresidenziale, saliti da 36 mila a circa 38 mila (+6%).

 

L’offerta ospedaliera in termini di posti letto in regime ordinario e day hospital nel periodo 1996-2005 è diminuita, passando da 6,8 a 4,5 posti letto ogni mille abitanti. Significative sono le variazioni regionali, con una dotazione di posti letto pari a 3,7-3,9 ogni mille abitanti in Valle d’Aosta, Campania, Puglia e Basilicata e pari a 5,8-5,9 in Lazio e Molise. In aumento la quota dei posti letto in day hospital rispetto ai posti letto ordinari (dall’8,7% del 1996 al 14,9% del 2005). Parallelamente all’offerta dei posti letto anche il tasso di ospedalizzazione è andato diminuendo (da 183 ricoveri ogni mille abitanti nel 1996 a 140 nel 2005). Gli istituti di cura rilevati nel 2006 sono 1323, per un totale di quasi 13 milioni di dimissioni e 78 milioni di giornate di degenza: circa 109 mila ricoveri e oltre 1 milione le giornate di degenza in meno rispetto al 2005.

 

Aborto spontaneo e interruzione volontaria di gravidanza

Il fenomeno dell’abortività spontanea ha assunto importanza rilevante nel corso del tempo: il numero di casi registrati è passato da oltre 56 mila nel 1982 a oltre 74 mila nel 2006, con un aumento del 32%. Anche il rapporto di abortività spontanea mostra un aumento del 44,7%, passando da 89,2 casi aborti spontanei ogni mille nati vivi a 129,1. All’aumentare dell’età della donna, anche il tasso di abortività cresce: tra i 40 e i 44 anni gli aborti spontanei sono quasi il triplo di quelli della classe di età precedente (35-39 anni). Anche tra le giovanissime (15-19 anni) i tassi di abortività sono superiori rispetto alle tre classi successive, con un trend decisamente in crescita (aumento del 70% dal 1982 al 2006).

 

Da sottolineare le differenze territoriali: fatta eccezione per la seconda metà degli anni Novanta, i valori più elevati si osservano quasi sempre al Nord e, in particolare, nelle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna (eccetto per il 2005). Al di sotto della media nazionale le Regioni Campania, Calabria, Puglia e Sardegna (eccetto per gli anni 2004-2006).

 

Per quanto riguarda le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg), nel 2006 il tasso di abortività calcolato per mille donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni è pari a 8,8. Dopo una fase di declino iniziata a partire dagli anni Ottanta, si è verificata una fase di assestamento fino al 2003, anno dopo il quale i tassi hanno iniziato a calare di nuovo. Dall’anno 2004 si osserva un decremento in tutte le classi di età.

 

Rimangono costanti le differenze territoriali: il più frequente ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza si registra nel Nord-ovest e nel Centro Italia, con 10,2 casi ogni mille donne, mentre il più basso è osservato nelle Isole, con un valore pari a 7,2. Il più elevato tasso standardizzato spetta alla Liguria (11,9 Ivg ogni mille donne), seguita da Puglia (11,4) ed Emilia Romagna (11,1), mentre in Sardegna (5,6) e in Trentino Alto Adige (6,4) si osservano i valori più bassi.

 

Le principali cause di morte

Le malattie cardiovascolari si confermano anche nel 2006 la prima causa di morte e in media sono 373,4 ogni 100 mila abitanti i decessi attribuibili a queste malattie (336,9 per i maschi e 407,8 per le femmine). Al secondo posto i tumori, con quozienti ogni 100 mila abitanti pari a 336,9 per i maschi e 238,3 per le femmine. Con 60,7 i decessi ogni 100 mila abitanti, la terza causa di morte sono le malattie legate al sistema respiratorio, mentre per le cause di morte violenta il quoziente è pari a 41,2, con valori decisamene più elevati per i maschi che per le femmine (51,3 e 31,6 rispettivamente).

 

Nei bambini tra 1 e 14 anni i tumori e le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa il 37% dei decessi, percentuale più elevata rispetto a quella relativa alla fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni, ma inferiore rispetto a quella della popolazione complessiva (circa 70%). Nelle età centrali della vita (30-59 anni), la principali cause di morte sono i tumori (45,8%) e le malattie cardiovascolari (19,7%). Al crescere dell’età, cresce anche il numero di decessi riconducibili a malattie legate al sistema cardiocircolatorio.

 

Malattie croniche

Il 67% degli italiani valuta positivamente le proprie condizioni di salute (63,1% delle donne, 71,2% degli uomini). Con l’aumentare dell’età queste prevalenze decrescono, fino a scendere al 20,5% negli ultrasettantacinquenni.

 

Il 38,8% dei residenti in Italia ha dichiarato di essere affetto da almeno una patologia cronica. Le più frequenti sono le patologie croniche degenerative, diffuse nell’86,5% delle persone con più di 75 anni e nel 57,2% degli individui compresi nella classe tra i 55 e i 59 anni. Le condizioni croniche più diffuse sono: artrosi/artrite (17,8%), ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,2%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,2%), diabete (4,8%).

 

Alimentazione e abitudine al fumo

Nel 2009, il 67,9% degli italiani considera il pranzo come il pasto principale della giornata e il 73,1% di essi dichiara di pranzare a casa (83,6% nel Mezzogiorno e 66,6% al Nord). Stabile rispetto al 2008 la quota di persone che fa una colazione adeguata, vale a dire non limitata soltanto al caffè (83,3% al Centro, 79,2% al Nord e 76,3% al Sud). Nel 2009, il 23% degli italiani sopra i 14 anni fuma, un dato complessivamente stabile negli ultimi anni. A fumare sono soprattutto gli uomini (29,5% contro il 17% delle donne) e i giovani. Tra gli uomini, è nella fascia di età 25-34 anni che si colloca la percentuale più elevata di fumatori (40,2%), mentre tra le donne la quota più elevata si registra nella fascia di età 45-54 anni (24,5%). La maggior parte della popolazione non ha mai fumato (52,4%), con evidenti differenze di genere: 38,5% degli uomini e 65,3% delle donne).

 

Scarica la sezione dell’Annuario “Sanità e salute” (pdf 308 kb) e consulta sul sito dell’Istat l’intero rapporto 2009, suddiviso per capitoli.