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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Politiche sanitarie

La salute globale in tempo di crisi: una diagnosi complessa

L’analisi degli effetti della recessione economica sui sistemi sanitari nazionali è cosa molto complessa. Esistono infatti fattori di compensazione che, in ambito sanitario, durante i momenti di crisi economica, permettono di limitare gli effetti negativi sulla salute delle persone. Un interessante articolo pubblicato sul sito dell’Oms analizza la situazione internazionale e mette in luce i possibili scenari aperti dalla crisi economica.

 

In tempi di crisi, ad esempio, i governi possono imparare a impiegare in modo più efficace i propri bilanci sanitari utilizzando maggiormente i farmaci generici, oppure - com’è accaduto in Messico, Thailandia e Corea - adottando nuove misure di protezione sociale. In fase di recessione è importante che i governi proteggano le fasce di popolazione più povere e svantaggiate. Ma nonostante l’Oms sia impegnata da molti anni ad aiutare i Paesi a sviluppare meccanismi universali di protezione della salute, sono pochi gli Stati dotati di una reale “rete di sicurezza” sanitaria.

 

Il ruolo dell’Oms

La crisi dei bilanci sanitari interesserà tutti i Paesi e saranno colpiti, in particolare, quelli dei Paesi con meno risorse. Tuttavia, la situazione internazionale non è poi così buia. Ne è convinto Marc Danzon, direttore dell'Oms Europa, che in un’intervista sui possibili effetti della crisi, osserva che, rispetto al passato, i ministri della Sanità non sono più soli. È stata infatti compresa la necessità di adottare un approccio multi-settoriale per la tutela della salute e, in molti Paesi, la maggior parte delle amministrazioni pubbliche sa di non poter ignorare il settore della salute.

 

Rispetto alla crisi finanziaria, il primo provvedimento dell’Oms è stato creare una task force specifica, composta da personale interno e consulenti esterni per fare tutto il possibile per convincere i governi dell’importanza di evitare di ridurre il bilancio di salute. Entro la fine gennaio 2009 è prevista la pubblicazione di un documento per supportare i Paesi nella gestione della crisi.

 

Ma cosa possono fare i ministri della Salute? Danzon ritiene che «dovrebbero associarsi con altri ministri, e usare l'Oms come alleato per inviare il messaggio che la salute deve restare una priorità. I governi sono già di fronte a gravi problemi economici e finanziari; se non tutelano il settore della salute potrebbe verificarsi una crisi sociale».

 

Danzon aggiunge che «i ministri della sanità dovrebbero continuare a guardare alle riforme per accrescere la qualità e l'efficienza delle prestazioni del sistema sanitario, che può essere considerato il modo migliore per risparmiare. Un approccio che prevede il potenziamento del sistema, piuttosto che un semplice taglio di bilancio, risolleverebbe il morale dei cittadini e l’Oms ha sviluppato molti strumenti per sostenere i ministri della sanità in questo lavoro».

 

Le implicazioni sulla salute

L'attuale crisi finanziaria, iniziata con il crollo nel 2007 dei mutui subprime in Nord America e in Europa, si è estesa anche ai Paesi a basso e medio reddito. L'Ungheria ha ricevuto un sostegno finanziario di emergenza del Fondo monetario internazionale (Fmi) e altri Paesi sono in trattativa per ricevere analoghi aiuti. Eppure, proprio queste forme di sostegno potrebbero limitare la capacità dei governi di investire nella salute.

 

E sebbene i Paesi in via di sviluppo non siano ancora in recessione (definita tecnicamente come due trimestri consecutivi di crescita economica negativa), gli economisti si preoccupano di un’eventuale recessione globale, che alcuni temono possa essere grave come la grande depressione del 1930, se non addirittura peggiore. La Banca mondiale al momento prevede per il 2009 una crescita dell'economia globale dell’1%, e una contrazione di circa lo 0,1% per i Paesi sviluppati. L'unica nota positiva in questo scenario è che per gli importatori di merci sono diminuiti i prezzi di petrolio, prodotti e derrate alimentari.

 

Nonostante le tinte fosche che sembra assumere la situazione, è difficile valutare le implicazioni della crisi per la salute delle persone in tutto il mondo. Per fare un po’ di luce sulla crisi attuale, gli economisti stanno analizzando le passate recessioni e il loro effetto sull’assistenza sanitaria. Tre sono i periodi di recessione mondiale negli ultimi 20 anni: 1990-93, 1997-98, 2001-02. Gli ultimi due sono stati trainati da crisi finanziarie e sono, in qualche modo, simili alla crisi attuale.

 

Aiuti allo sviluppo e spesa sanitaria

Una delle tendenze più chiare individuate dagli economisti, è che durante tutte e tre le recessioni, gli aiuti allo sviluppo (Official development assistance, Oda) sono diminuiti. I Paesi più ricchi, tuttavia, non dovrebbero ridurre gli aiuti allo sviluppo, né tagliare le spese per sanità, istruzione e protezione sociale. Entrambe le opzioni sono state attuate in passato, ma, osserva Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, come è già accaduto potrebbero risultare devastanti per la salute, lo sviluppo, la sicurezza e la prosperità globale.

 

Al di là della diminuzione dell'aiuto pubblico allo sviluppo, un altro fatto che sorprende gli economisti è che la spesa sanitaria tenda a diminuire nei Paesi colpiti dalla recessione. Ma non sempre accade: il fattore chiave è la politica di governo. Alcuni Paesi hanno infatti una spesa sanitaria pubblica tutelata e altri no.

 

L’aumento della domanda di servizi sanitari pubblici

Anche le spese private, non coperte dal servizio pubblico, tendono a diminuire durante le recessioni: in tempo di crisi le persone hanno meno soldi a disposizione e, pertanto, lasciano il settore privato dell’assistenza sanitaria, tornando a rivolgersi ai servizi pubblici. Questo è esattamente ciò che è accaduto durante la crisi economica del 1997-98 in Corea, quando si è verificato un chiaro spostamento di pazienti dagli ospedali e dalle cliniche private verso i centri sanitari pubblici.

 

Per l'attuale recessione ci si attendono manovre simili, sebbene i risultati varino molto da Paese a Paese. Nel Regno Unito, infatti, i lavoratori con assicurazione privata che hanno perso il posto di lavoro possono contare su servizi sanitari pubblici, ma nei Paesi in cui il settore della sanità pubblica è già in crisi, un aumento della domanda dei servizi sanitari pubblici potrebbe solo causare ulteriori problemi. Tuttavia i cambiamenti introdotti nei periodi di crisi non sono sempre negativi. Dopo la crisi del 1997, in Thailandia il settore privato è crollato a causa della notevole riduzione della domanda, e un certo numero di medici privati è tornata a rivolgersi alla sanità pubblica.

 

Mortalità e recessione

Tra le numerose tendenze apparentemente contraddittorie rilevabili nei periodi di recessione, c’è l’estrema variabilità del tasso di mortalità, che aumenta in alcuni Paesi, ma non in altri. In Thailandia la mortalità degli adulti è aumentata nel 1996-99. In Perù, quella infantile è aumentata nel 1989. In Messico, il tasso di mortalità tra i bambini e gli anziani è stato del 5-7% più elevato negli anni di crisi del 1995-1996, che in anni non di crisi.

 

Ma l’aumento della mortalità non si verifica sempre e varia a seconda della situazione economica del Paese. Negli Stati Uniti d'America e in Europa occidentale, per esempio, è stato dimostrato che durante le recessioni la mortalità scende, grazie al minor uso di alcol e tabacco, e che possono verificarsi anche una riduzione dell'inquinamento, per una minore produzione industriale e degli incidenti stradali, per il minor traffico.

 

Le scelte dei governi nazionali

La Corea è un interessante esempio di come sia difficile fare delle generalizzazioni sulla recessione economica e sui suoi effetti sulla salute. La crisi economica ha certamente avuto un impatto negativo sul potere d'acquisto dei consumatori coreani, per cui si prevede un impatto negativo anche sulla spesa sanitaria. Tuttavia, il governo di Kim Dae-jung, salito al potere nel 1998, subito dopo aver ricevuto il prestito salvataggio del Fmi, ha immediatamente esteso i programmi di assistenza sanitaria come parte di una politica più ampia che mira ad allargare la rete di sicurezza per i gruppi svantaggiati.

 

A differenza di molti economisti tradizionali, Viroj Tangcharoensathien, direttore del programma internazionale per le politiche sanitarie della Thailandia, ritiene che uno dei modi migliori per proteggere il sistema di assistenza universale, istituito nel Paese nel 2002, è quello di ridurre lo sviluppo delle infrastrutture, come i trasporti e le ferrovie, e di continuare a supportare i servizi sanitari del Paese. Come già detto, anche in questo caso, è la politica di governo a fare la differenza.

 

La lezione del Messico

Anche il Messico ha imparato la lezione dalla crisi del 1995-96, quando sono state molte le persone che per pagarsi l’assistenza sanitaria sono finite sul lastrico. L’aumento dei poveri e i devastanti effetti sulla salute della crisi economica hanno, infatti, condotto alla costituzione nel 1997 del programma anti-povertà “Progresa”, ora chiamato “Opportunidades”, che dà alle famiglie povere incentivi in contanti per effettuare controlli sanitari regolari e per far vaccinare i bambini.

 

La crisi in Messico ha portato anche a una riforma della sanità nel 2003, quando è stato istituito il sistema di assicurazione sanitaria universale “Seguro Popular”. Oggi circa il 45% dei 103 milioni di messicani ha accesso all’assicurazione sanitaria, ma entro il 2010 tutti potranno beneficiarne. La crisi economica dovrebbe spingere all'ampliamento della copertura sanitaria nazionale. Il pericolo è che i tagli di bilancio rallentino il processo e lascino le famiglie senza protezione proprio quando ne hanno maggiormente bisogno.

 

Leggi l’intervista a Marc Danzon e guarda l’articolo originale sul sito dell’Oms.