Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Politiche sanitarie

Rapporto Ocse 2009 sulle disparità sanitarie

16 luglio 2009 - Nei Paesi industrializzati negli ultimi 50 anni gli indicatori sanitari mostrano un miglioramento della situazione della sanità pubblica. In questi Paesi l’aspettativa di vita alla nascita è passata dai 68,5 anni del 1960 a 78,6 del 2005. La mortalità infantile si è sensibilmente ridotta da 29 morti ogni 1000 nati vivi del 1970 a 5 del 2005. Tuttavia, le disparità sanitarie continuano a essere un problema globale e la qualità della salute varia per fascia d’età, genere, gruppo etnico, area geografica e stato socio-economico. Le disparità sanitarie riguardano non solo le regioni povere, ma anche quelle ricche. Le persone che appartengono ai gruppi più svantaggiati tendono a essere caratterizzati da più alti tassi di malattie, disabilità e morte, e a usare meno i servizi sanitari e quelli per la prevenzione. È quanto emerge da “Measuring health disparities in health status and in access and use of health care in Oecdc countries” (pdf 527 Kb), il rapporto sulle disparità nel settore della salute pubblicato nel 2009 dall’Ocse. Il documento fornisce indicazioni per mettere a punto strumenti che facilitano la misurazione, il confronto e l’individuazione dei problemi e delle aree di intervento prioritarie.

 

I numeri del divario

Dati relativi a Inghilterra e Galles mostrano come dal 2002 al 2005 l’aspettativa di vita nelle diverse categorie professionali vari dagli 85 anni delle donne appartenenti ai gruppi socialmente più avvantaggiati ai 73 anni degli operai non specializzati. Un’indagine relativa alla condizione sanitaria in Russia, mostra che l’aspettativa di vita cambia a seconda dei gruppi di popolazione, stratificati per livello d’istruzione: nel 1980 l’aspettativa di vita degli studenti universitari di 20 anni era 3 anni più alta di quella dei loro coetanei in possesso della sola licenza elementare. Nel 2001 questa differenza e cresciuta notevolmente e ha raggiunto gli 11 anni.

 

Misurare e confrontare le disuguaglianze

Le persone che appartengono alle categorie più svantaggiate tendono ad avere tassi elevati di malattie, disabilità e morte, ma malgrado questo hanno solitamente difficoltà nell’accesso alle cure specialistiche o alle opportune pratiche di prevenzione. Una delle principali barriere all’adeguato accesso alle risorse sanitarie è la mancanza di copertura assicurativa. Eccetto Messico, Turchia e Stati Uniti, la maggior parte dei Paesi Ocse ha raggiunto una copertura universale per le spese sanitarie, qualche volta attraverso la combinazione di coperture pubbliche e private, così come quasi tutte le amministrazioni nazionali hanno sviluppato una serie di politiche e di strategie per ridurre le disuguaglianze sanitarie.

 

Alcuni studi mostrano che la riduzione del fenomeno delle disparità sanitarie porterebbe ai Paesi un notevole risparmio economico. Il punto di partenza per ridurre le disparità sanitarie è identificare e misurare l’impatto di alcune malattie nei gruppi più svantaggiati. Gli studi comparativi sulla condizione sanitaria ed economica e sull’accessibilità ai servizi tra i diversi Paesi possono essere strumenti molto importanti per la messa a punto di politiche e strategie per il miglioramento dell’amministrazione sanitaria e la riduzione delle disuguaglianze.

 

Scarica il rapporto dell’Ocse “Measuring health disparities in health status and in access and use of health care in Oecdc countries” (pdf 527 Kb).