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Tumori

La sopravvivenza dei pazienti oncologici in Europa: i dati 2009 dello studio Eurocare-4

Riccardo Capocaccia, Roberta De Angelis - Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps-Iss)

 

 

28 maggio 2009 - La sopravvivenza dei pazienti oncologici continua a migliorare, come anche la probabilità di guarigione dalla malattia. Lo confermano i dati aggiornati dello studio Eurocare-4, che ha messo a confronto i dati sulla sopravvivenza di pazienti diagnosticati al 2002 e raccolti da 93 registri tumori distribuiti in 23 Paesi Europei. I risultati dello studio, pubblicati a marzo 2009 in una monografia dello European Journal of Cancer, includono confronti geografici e temporali della sopravvivenza nei pazienti adulti e, per la prima volta, stime della quota di pazienti guariti dalla malattia, ovvero dei lungo-sopravviventi che non sono più a rischio di morire per il cancro a causa di recidive o metastasi.

 

Nello studio sono stati comparati due periodi temporali di diagnosi, 1988-1990 e 1997-1999: la proporzione dei pazienti guariti per cancro al polmone, allo stomaco e al colon retto è aumentata rispettivamente dal 6% all’8%, dal 15% al 18% e dal 42% al 49%. Si tratta di incrementi importanti poiché la proporzione dei pazienti guariti non è affetta dal lead time (diagnosi precoci senza un miglioramento dell’aspettativa di vita): dunque, i trend mostrano un progresso autentico dal punto di vista del controllo della malattia.

 

La proporzione dei pazienti guariti mostra però differenze significative tra i vari Paesi Europei, coerentemente con le differenze osservate nei livelli di sopravvivenza. Considerando il complesso di tutte le neoplasie maligne, infatti, la percentuale di guarigione varia per gli uomini dal 21% della Polonia al 47% dell’Islanda. Per le donne oscilla invece tra il 38% della Polonia e il 59% di Francia e Finlandia. Naturalmente, l’ampio range nella proporzione dei pazienti guariti riflette non solo una diversa efficacia dei sistemi sanitari, ma anche una diversa frequenza dei vari tipi di cancro nei Paesi europei. Questa proporzione si può considerare dunque un indicatore complessivo degli effetti prodotti dalle azioni di controllo del cancro: riflette, infatti, i progressi nella diagnosi e nel trattamento, così come il successo nella prevenzione dei tumori più fatali.

 

Le variazioni geografiche nella proporzione stimata dei pazienti diagnosticati tra il 1988 e il 1999 che sono guariti, oscillano tra il 4% e il 10% per il cancro al polmone, dal 9% al 27% per quello allo stomaco, dal 25% al 49% per il cancro colo rettale, dal 55% al 73% per il cancro al seno.

 

Il ruolo chiave degli screening

Per quanto riguarda il tumore alla mammella, i risultati mostrano un gap di circa il 10% tra Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia e altri Paesi dell’Europa occidentale. Parte di questa differenza è stata attribuita all’introduzione dei programmi di screening mammografico a partire dalla metà degli anni Novanta in molti Stati dell’Europa occidentale. La diagnosi in uno stadio più precoce rende infatti la malattia più facilmente curabile e permette di salvare la vita di molte donne affette da cancro al seno.

 

Il tumore alla prostata vede la Francia con più del 60% degli uomini curati e la Danimarca con solo il 14%. In questo caso specifico l’interpretazione dei dati è più complessa perché la migliore sopravvivenza, quindi la maggiore percentuale di guarigione, è associata più alla diffusione e all’utilizzo del test dell'antigene prostatico specifico (Psa), che a un problema di efficacia di trattamento (dunque a un problema sanitario). Il Psa infatti evidenzia anche tumori poco aggressivi o indolenti che potrebbero non solo non essere mortali, ma anche non dare mai sintomi. In Danimarca, dove il test del Psa è scarsamente utilizzato, le diagnosi a comportamento aggressivo sono più frequenti e di conseguenza sono più basse la sopravvivenza e la proporzione di uomini guariti. Questo non implica però un peggior trattamento: la mortalità per tumore alla prostata in Danimarca, infatti, non è più alta di quella degli altri Paesi dell’Europa settentrionale.

 

Per gli Stati dell’Europa orientale i dati Eurocare indicano come prioritaria la necessità di adottare o incrementare programmi di screening evidence based (mammografia, Pap-test e test screening colorettale) ed eliminare la mortalità evitabile contrastando l’abuso di alcol e l’abitudine al fumo e promuovendo stili alimentari salutari. È anche importante promuovere, in tutti i Paesi dell’Unione Europea, e soprattutto in quelli a scarsa o insufficiente copertura, la registrazione dei tumori come base conoscitiva essenziale per la sorveglianza e per lo sviluppo di specifici piani nazionali sul cancro.

 

I dati sulla sopravvivenza per età e genere

Oltre ai confronti geografici di sopravvivenza e alle percentuali relative ai pazienti guariti, i dati pubblicati sul numero speciale dello European Journal of Cancer includono focus specifici sulla sopravvivenza in: bambini e adolescenti, anziani, donne e uomini, e pazienti affetti da tumori multipli (una quota non più trascurabile).

 

La sopravvivenza degli anziani (70-99 anni) è più bassa rispetto alle persone di mezza età (55-69 anni). Questo è probabilmente dovuto a diagnosi tardive, alla presenza di condizioni patologiche di altro tipo che impediscono o limitano i trattamenti, a una maggiore difficoltà nell’accedere alle cure.

 

Le donne hanno un’aspettativa di vita più lunga degli uomini e una migliore sopravvivenza in 21 dei 26 tipi di cancro analizzati (specialmente nei casi di tumore alla testa, al collo, alle ossa, alla tiroide, allo stomaco e per il melanoma della pelle). Le donne sopravvivono meno, invece, nel caso di cancro alle vie biliari, alla vescica e alla laringe. Tutto questo sembra suggerire che gli ormoni sessuali giocano un ruolo non trascurabile.

 

Infine, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, per tutti i tipi di cancro, è dell’81% nei bambini (0-14 anni) e dell’87% negli adolescenti e giovani adulti (15-24 anni). La sopravvivenza dei giovani con meno di 25 anni è poco documentata nell’Europa orientale. Una registrazione completa dei casi di cancro dovrebbe invece essere un obiettivo importante, perché è la necessaria premessa per pianificare politiche di controllo efficaci delle malattie tumorali.

 

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