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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Tumori

Le tendenze dei tumori negli adolescenti e nei giovani adulti. Rapporto 1995-2000

Lo studio, frutto della cooperazione dell’Iss e dell’Istat con l’Alteg (Associazione per la lotta ai tumori nelle età giovanili), rappresenta da un lato un aggiornamento di un lavoro pubblicato nel 2001 (“I tumori negli adolescenti e nei giovani adulti”: sintesi, pdf 133 kb, e rapporto completo, pdf 252 kb), dall’altro fornisce dati sulle tendenze recenti e sull’evoluzione del fenomeno.

 

L’indagine sugli andamenti dei tumori nella popolazione italiana appartenente alla fascia di età 15-39 anni si basa su quattro fattori: l’incidenza, la mortalità, la sopravvivenza e la morbosità ospedaliera. Tenendo conto della diversa disponibilità dei dati statistici e della eterogeneità dei sistemi di raccolta dei dati, l’aggiornamento è stato possibile fino al 1997 per i dati di incidenza, fino al 2000 per i dati di mortalità, per il periodo 1999-2000 per le dimissioni ospedaliere e per ciò che riguarda la sopravvivenza si sono usati i casi diagnosticati nel 1994 e seguiti fino al 1999 (sopravvivenza a cinque anni).

 

I risultati pubblicati in questo rapporto mostrano una discrepanza significativa tra la tendenza dell’incidenza, in aumento, e quella della mortalità, in diminuzione. Sono 8000, infatti, le nuove diagnosi di tumore all’anno nelle donne e 5800 negli uomini, con un tasso di incidenza che nelle donne è passato da 56 per 100 mila (1988) a più di 63 (1997). La mortalità è invece calata di circa il 20% in entrambi i sessi.

 

Questa differenza è da attribuirsi al fatto che se da un lato i giovani hanno spesso atteggiamenti irresponsabili che aiutano l’insorgere di tumori legati a comportamenti a rischio, dall’altro hanno un fisico più forte che reagisce meglio alle cure. Sono, inoltre, migliorate le possibilità diagnostiche e di trattamento dei pazienti oncologici. Più in generale, la sopravvivenza in Italia si colloca comunque sopra la media europea: i valori sono passati dal 62% del 1983-85 al 73% del 1992-1994.

 

L’analisi dell’ospedalizzazione dei malati di tumori, passaggio inevitabile e importante, permette di evidenziare aspetti importanti dei bisogni assistenziali e delle cure ricevute dai pazienti. Il 37% dei trattamenti avviene in regime di day hospital, situazione preferita rispetto al ricovero ordinario anche per il minor impatto psicologico che ha sul malato.

 

Un ultimo aspetto riguarda la “mobilità ospedaliera”: il fatto, cioè, che molti pazienti cambiano regione per seguire i trattamenti. I poli di attrazione sono concentrati al Centronord (Friuli Venezia Giulia, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Liguria).