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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Vaccini e vaccinazioni

Riflessioni sulle coperture vaccinali 2017

Fortunato Paolo D’Ancona, Antonietta Filia, Maria Cristina Rota - Dipartimento di malattie infettive, Reparto epidemiologia, biostatistica e modelli matematici, Istituto superiore di sanità

 

10 maggio 2018 - Il ministero della Salute ha recentemente pubblicato le coperture vaccinali (Cv) in età pediatrica e nell’adolescenza, relative all’anno 2017. Sono i primi dati di Cv a essere pubblicati dall’introduzione della legge sull’allargamento dell’obbligo vaccinale.

 

I dati mostrano un netto miglioramento per tutti i vaccini e i gruppi di età disponibili. I risultati più evidenti si possono apprezzare nelle coperture per la vaccinazione anti morbillo-parotite-rosolia (MPR), dove la media nazionale a 24 mesi è aumentata di oltre 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente (dall’87,3% al 91,7%). A 36 mesi l’aumento è di oltre 5 punti percentuali (da 87,3% a 92,4%).

 

La copertura vaccinale per la vaccinazione anti poliomielite, considerata come proxy per il vaccino l’esavalente, si attesta a 24 mesi al 94,5%, guadagnando oltre un punto percentuale rispetto al 2016 e raggiunge a 36 mesi il 95,1%, rispetto al 93,3% del 2016.

 

I dati in crescita rappresentano un segnale molto positivo da correlare sicuramente all’introduzione della legge sull’allargamento dei vaccini obbligatori in Italia. Tuttavia è utile una breve riflessione sui alcuni punti chiave correlati all’attuale strategia vaccinale in Italia:

  • la legge sull’obbligo vaccinale è stata una indicazione forte e chiara sul valore della vaccinazione da parte delle istituzioni - la legge ha senz’altro incoraggiato un consistente numero di genitori cosiddetti esitanti a rivedere la propria posizione o comunque a focalizzare la loro attenzione sulla necessità di proteggere i propri figli con la vaccinazione. L’azione sinergica da parte delle istituzioni e dei media, ha creato le condizioni ideali per aumentare la consapevolezza della popolazione sulla utilità della vaccinazione
  • i dati del 2017 riflettono solo in parte la spinta della legge sull’obbligo - i risultati consolidati sull’impatto della introduzione della legge si vedranno nelle coperture 2018, poiché l’implementazione della legge è avvenuta progressivamente a partire dalla seconda metà del 2017 e il percorso di recupero di molti bambini si completerà solo nel corso del 2018
  • è necessario mantenere una coerenza nelle strategie e nelle azioni nel tempo per mantenere alta l’attenzione sulla tematica e migliorare ulteriormente le coperture vaccinali - sebbene i risultati del 2017 siano assolutamente positivi è necessario che la strategia adottata nel 2017 con la legge n. 119 venga mantenuta per un periodo congruo di anni al fine di ottimizzare gli sforzi già fatti e quelli programmati per raggiungere gli obiettivi. L’attenzione delle istituzioni e degli operatori sanitari deve rimanere alta, con una applicazione corretta della legislazione nel tempo
  • coperture vaccinali non ottimali possono dipendere anche dalla difficoltà di accesso alla vaccinazione - nonostante l’obbligo vaccinale porti il cittadino verso la vaccinazione, è fondamentale che le istituzioni forniscano un accesso semplice alla vaccinazione con una serie di buone pratiche come, ad esempio, la chiamata attiva, la prenotazione, la possibilità di fare (e cambiare) facilmente la prenotazione, un ambiente per il colloquio e la somministrazione rassicurante e confortevole, la possibilità di richiedere informazioni o disporre di materiale informativo, l’apertura in orari differenziati, i tempi ridotti di attesa. È auspicabile che, anche quando si saranno esaurite le attività di recupero vaccinale e nei servizi vaccinali si sarà ridotta la pressione lavorativa, tutte le Asl adottino queste buone pratiche vaccinali. Inoltre è necessario prevedere delle azioni per migliorare l’accesso alle vaccinazioni nei sottogruppi di popolazione difficili da raggiungere, in particolare alcune minoranze emarginate come le comunità Rom e Sinti, in cui possono esserci difficoltà di contatto attraverso i canali normali, barriere dovute alla comunicazione o altri ostacoli
  • i movimenti di persone fortemente contrarie alla vaccinazione nel nostro paese continuano ad esistere - alcuni studi nazionali mostrano che, mediamente, un 1-2% dei genitori è contrario alla vaccinazione ed esercita una resistenza attiva aggregandosi in iniziative supportate da social media e internet e che una percentuale maggiore, pari a circa il 10-15% è esitante. Nei servizi vaccinali, è necessario dare ai genitori esitanti l’opportunità di richiedere informazioni e allo stesso tempo avere il modo di comunicare loro i benefici della vaccinazione per la protezione individuale e di comunità. Infine è bene ricordare che la legge sull’obbligo non è coercitiva e che prevede solo sanzioni in caso di non aderenza alla vaccinazione; è, quindi, importante accettare che una quota di non vaccinati sarà comunque presente ed è necessario continuare la lotta alla disinformazione che spesso è alla base dalla esitazione e della ostilità alla vaccinazione. Le attività di informazione e comunicazione rimangono un fattore chiave anche in presenza della legge dell’obbligo
  • alte coperture vaccinali a livello nazionale non corrispondono a una scomparsa dei casi di malattia – è utile ribadire che il raggiungimento di alte coperture nei bambini, vicine o superiori al 95%, non comporta la scomparsa di una malattia, ma rappresenta la condizione indispensabile per interrompere la circolazione degli agenti patogeni. Tuttavia, visto che le coperture nella popolazione non raggiungono il 100% e nessun vaccino è efficace al 100%, possono continuare a verificarsi casi. Nel caso di alcune malattie trasmissibili, la presenza di sacche di suscettibili in alcune aree geografiche o in gruppi di popolazione può dare luogo a focolai epidemici, sia pure di entità limitata. Sia gli operatori sanitari sia i cittadini devono esserne consapevoli e non devono associare questi eventi a un fallimento delle strategie vaccinali
  • aumentare le coperture solo nelle età previste dalla legge sull’obbligo non risolve il problema delle malattie prevenibili con vaccinazione in Italia - molte malattie prevenibili con la vaccinazione colpiscono gli adolescenti e gli adulti. Un chiaro esempio è il morbillo, la cui attuale epidemiologia è il risultato delle basse coperture vaccinali negli ultimi 40 anni che hanno determinato un accumulo di persone adulte suscettibili all’infezione. Nell’epidemia di morbillo iniziata nel 2017 e tuttora in corso, infatti, l’età mediana dei casi è 27 anni. Il piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) prevede la vaccinazione MPR anche per gli adolescenti e adulti suscettibili. Nel corso dell’età adulta, il Piano prevede inoltre la vaccinazione o i richiami vaccinali per altre malattie come la difterite, il tetano e la pertosse e, in alcune categorie o gruppi di età, altre vaccinazioni tra cui quelle contro influenza, pneumococco e herpes zoster. È quindi necessario lavorare per rafforzare la consapevolezza dell’importanza della vaccinazione in tutte le fasi della vita sia nei cittadini che negli stessi operatori sanitari.

In conclusione le coperture vaccinali rappresentano l’indicatore più importante per verificare l’aderenza alle strategie vaccinali e il livello di protezione nella popolazione contro le malattie prevenibili con il vaccino. Le coperture 2017 sono senz’altro segno di una netta inversione di tendenza rispetto al passato. Tuttavia per mantenere, o addirittura migliorare il buon livello di copertura è necessario essere consapevoli che la legge sull’obbligo non basterà se non verrà accompagnata da un lavoro costante a favore della promozione della vaccinazione e da una sua applicazione nel tempo.

 

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