Maria Elena Tosti - reparto di Epidemiologia clinica e linee guida, Cnesps-Iss
24 aprile 2013 - Ogni anno il Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta) dell’Istituto superiore di sanità, riceve diverse notifiche di casi di infezione da virus dell’epatite B (Hbv) che sarebbero evitabili con vaccinazione.
L’andamento dei casi segnalati di epatite B registrati tra persone che avrebbero dovuto essere vaccinate e non lo sono state, mostra nel corso di un decennio (2001-2010) una tendenza alla diminuzione. Nella figura sono riportati i trend dei casi riportati tra quattro categorie di persone che, per un motivo specifico, dovrebbero vaccinarsi contro l’infezione da Hbv, poiché considerati gruppi a maggior rischio:
Figura: Casi di epatite B osservati in soggetti che avrebbero dovuto essere vaccinate e non lo sono state. Seieva 2001-2011

Come si nota dall’andamento totale (linea viola), a partire dal 2001 il Seieva ha ricevuto tra le 50 e le 100 notifiche di questo tipo di casi.
L’andamento dei casi registrati tra gli utilizzatori di droghe per vie iniettiva trattati nei Centri di assistenza è in declino e, dal 2011, non si registrano notifiche da questo gruppo di persone.
L’aspetto sorprendente, e che non può non far riflettere, è che l’epatite B viene spesso segnalata tra conviventi di portatori cronici dell’infezione. Questi soggetti, infatti, hanno sicuramente avuto contatti con personale sanitario qualificato e sono stati informati sulla malattia e sull’esistenza di un vaccino efficace e sicuro.
La comunicazione rimane uno strumento fondamentale per continuare a diffondere la consapevolezza dell’importanza del vaccino.
Un discorso a parte va fatto per gli immigrati, spesso provenienti da zone ad alta endemia per il virus dell’epatite B. Per questa categoria a rischio è sempre più cruciale promuovere la vaccinazione con campagne informative dedicate.