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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Osservatorio nazionale alcol

Alcol e salute: dall’Oms, il Global status report 2011

Revisione a cura di Emanuele Scafato - direttore Osservatorio nazionale alcol, Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità

 

17 febbraio 2011 - L’uso dannoso di alcol provoca ogni anno a livello mondiale la morte di 2,5 milioni di persone, è causa malattie e incidenti e colpisce sempre più le giovani generazioni e i bevitori nei Paesi in via di sviluppo. Lo riferisce il Global status report on alcohol and health 2011 (pdf 1,8 Mb) pubblicato dall’Oms che analizza le evidenze disponibili sul consumo di alcol, sulle conseguenze e le politiche di intervento a livello globale, regionale e nazionale.

 

L’uso dannoso si alcol ha molte implicazioni sulla salute pubblica:

  • quasi il 4% di tutti i decessi sono alcol-correlati (incidenti, tumori, malattie cardiovascolari, cirrosi epatiche)
  • globalmente, il 6,2% di tutte le morti maschili e l’1,1% di quelle femminili sono collegabili all’uso di alcol
  • a livello mondiale, 320 mila giovani tra i 15 e i 29 anni muore ogni anno per cause direttamente legate all’alcol (il 9% di tutti i decessi in questo gruppo di età).

Sono ancora troppo pochi i Paesi che hanno politiche efficaci contro il consumo di alcol.  Dal 1999, quando l’Oms ha cominciato a riferire su questo tipo di interventi, almeno 34 Paesi hanno adottato qualche strategia politica formale  per ridurre l’uso dannoso di alcol. Le restrizioni sulle pubblicità agli alcolici o sulla guida in stato di ebbrezza sono aumentate ma non sono ancora chiari i trend sulle misure preventive maggiori. Sono poi ancora troppi i Paesi con politiche anti-alcol poco sviluppate.

 

La Strategia globale Oms per la riduzione dell’uso dannoso di alcol, appoggiata dagli Stati membri nel 2010, promuove numerose misure efficaci per ridurre i danni alcol-correlati: tassazione sugli alcolici, riduzione della disponibilità di luoghi dove è possibile acquistarli, innalzamento dei limiti di età, interventi sul codice della strada, campagne informative e educative a supporto di queste strategie.

 

Il rapporto fornisce anche i dati sul consumo di alcol in oltre 100 Paesi, con schede dedicate. Per l’Italia (pdf 360 kb), il consumo alcolico per la popolazione adulta (più di 15 anni) sembra stabile tra il 2001 e il 2005, con il 73% che consuma vino, il 22% birra e il 5% super alcolici. Ciò a testimonianza delle evidenze (pdf 7,9 Mb) da anni indicate anche dall’Osservatorio nazionale alcol, Centro Oms per la ricerca sull’alcol, che aveva sottolineato nel corso del 2010 il raggiungimento di un plateau di difficile, ulteriore abbattimento, come invece auspicato dalla strategia Health for All che stabilisce come obiettivo per il 2015 un consumo medio pro-capite di 6 litri di alcol puro, ben lontano quindi dagli oltre 10 litri registrati.

 

Secondo il rapporto “European Status Report on Alcohol and Health 2010” (pdf 3,4 Mb), in Italia i forti bevitori episodici, i cosidetti binge drinker di età compresa tra 18 e 64 anni rappresentano la considerevole quota dell’11,1% dei maschi e l’8,5% delle femmine con costi sociali stimati per l’Italia di 11 milioni di dollari, con poco più di 2 milioni di dollari di costi sanitari diretti e 5 milioni di costi indiretti. Ragioni emblematiche e urgenti per attuare strategie di prevenzione che privilegino programmi di identificazione precoce e di intervento breve ancora poco avviati in Italia nonostante l’impegno già garantito dai corsi Ipib dell’Istituto superiore di sanità, mirati all’integrazione nelle attività quotidiane svolte nei contesti di primary health care degli strumenti standardizzati (Audit) (pdf 376 kb) validati dall’Osservatorio nazionale alcol e delle “Linee guida cliniche per l’identificazione precoce e l’intervento breve” prodotte in italiano dall’Ossevatorio nazionale alcol del Cnesps.

 

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