Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Osservatorio nazionale alcol

Alcohol Prevention Day 2015

16 aprile 2015 - Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) l’Italia sta iniziando a registrare, dopo anni d’interventi, i risultati di salute pubblica auspicati e necessari per rendere lo stato di salute più controllato e migliorato ma soprattutto meno minacciato da un fattore di rischio temibile ma evitabile quale l’alcol. Tuttavia, nonostante gli indicatori mostrino l’aumento degli astemi e il calo dei consumi alcolici, dei consumatori e dei binge drinkers, quasi 8 milioni di persone (soprattutto in età produttiva) hanno consumi classificati come rischiosi.

 

Le nuove linee guida “low-risk”, a minor rischio, di consumo di alcol

Le nuove evidenze scientifiche, riassunte in una factsheet dell’Ona (pdf 749 kb), hanno permesso di aggiornare, nel corso dell’ultimo anno, i limiti nel consumo di bevande alcoliche. Questi nuovi limiti, basati sulle valutazioni pubblicate nel 2014 dai nuovi Livelli di assunzione raccomandati dei nutrienti (Larn), già acquisite dal ministero della Salute e presentate nella Relazione al Parlamento del Ministro della salute, stabiliscono che, per non incorrere in problemi per la salute, è consigliato non superare mai quantità di alcol definite a minor rischio (lower-risk drinking):

  • sotto i 18 anni qualunque consumo deve essere evitato
  • per le donne adulte e per gli anziani (ultra 65enni) il consumo giornaliero non deve superare una Unità alcolica
  • per gli uomini adulti il consumo giornaliero non deve superare le 2 unità alcoliche al giorno, indipendentemente dal tipo di bevanda consumata.

Linee guida europee potrebbero essere sviluppate in un prossimo futuro alla luce lavoro svolto dall’Ona nell’ambito della Joint Action Reducing Alcohol Related Harm (Rarha).

 

Consumatori a rischio

Dal Report epidemiologico 2015 dell’Ona (pdf 1,1 Mb), dei circa 3 milioni e mezzo di binge drinkers registrati nel corso degli ultimi anni, la quota maggiore si registra costantemente al di sotto dei 25 anni con un picco tra i 18-24 anni e, quote superiori alla media nazionale, per le ragazze tra i 16 e 17 anni di età.

 

Nelle classi di età avanzata, i bevitori definibili a rischio, ossia con un consumo giornaliero di alcol superiore a 1 Unità alcolica, sono circa il 40% degli uomini e il 10% delle donne, con una frequenza approssimativamente raddoppiata rispetto agli adulti.

 

Alcol come causa di mortalità: 17.000 decessi evitabili

Le conseguenze sulla salute legate a elevati livelli di consumo alcolico sono numerose ma non completamente note alla popolazione, soprattutto rispetto le evidenze scientifiche che correlano l’assunzione di alcol – anche a piccole dosi - con oltre 200 malattie e di numerosi tipi di cancro.

 

L’Ona stima (pdf 571 kb) che, dei 17 mila decessi alcolcorrelati l’anno in Italia sono soprattutto gli anziani a registrare le quote più elevate di mortalità. Il maggior contributo deriva dalle malattie parzialmente attribuibili al consumo di alcol e da cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti ad indicare che l’alcol è un fattore di rischio per numerose patologie diffuse in questa classe di età quali patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche e soprattutto oncologiche a causa della lunga esposizione al consumo nel corso della vita. Il cancro,nell’ottica di salute pubblica, la causa alcolcorrelata più rilevante con oltre 5000 decesii l’anno ma anche la più prevenibile essendo legata ad una abitudine e un comportamento oggi ancora poco informato rispetto al reale impatto che l’alcol ha sull’organismo.

 

I consumi dannosi e l’alcodipendenza: garantire formazione, promuovere screening e riorganizzare i servizi

I servizi di alcologia e di recupero dell’alcoldipendenza hanno in carico oltre 71.000 utenti. Un numero che testimonia come la quota prevalente di persone affette da “alcohol use disorder” (l’insieme delle patologie alcolcorrelate conseguenti all’uso rischioso e dannoso di alcol), che richiederebbero una qualunque forma di trattamento, non è adeguatamente intercettato dalle strutture e dalle competenze professionali del Servizio sanitario nazionale. Secondo le stime dell’Ona (pdf 1,2 Mb) sono infatti oltre 700.000 le persone che dovrebbero ricevere un trattamento in funzione di un danno alcolcorrelato già clinicamente manifestato, o per alcoldipendenza, che non giungono all’osservazione delle strutture del Snn; un gap evidente da colmare.

 

Inoltre, studi europei condotti dall’Osservatorio nazionale alcol (Progetto Amphora - Alcohol Public Health Research Alliance) hanno dimostrato che una forma di trattamento è dispensata in Italia agli alcolisti in carico ai servizi nel 29% dei casi. Una percentuale che, se innalzata nella pratica clinica al 40%, contribuirebbe a diminuire del 13% la mortalità degli alcoldipendenti già gravata da una probabilità maggiore di decesso prematuro. Le disomogeneità di trattamento tra le Regioni rispetto ai programmi adottati e la mancanza di valutazione dell’efficacia del trattamento sono elementi da riconsiderare anche nell’ottica di evitare che modelli differenti possano sottendere a differenti outcome e sostenere l’instaurarsi di disuguaglianze non legate alla cultura del trattamento utilizzata ma all’adeguamento dello stesso alle risorse disponibili.

 

Azioni e strategie: la prevenzione da privilegiare e le raccomandazioni Ona

La reale portata del problema alcol e anziani si evidenzia chiaramente dai dati elaborati dall’Osservatorio nazionale alcol da cui risulta chiaro come l’elevata prevalenza di consumatori a rischio tra gli ultra 65enni giustificherebbe un allarme sociale e sanitario pari a quello relativo ad alcol e giovani. Nelle classi di età avanzata, i bevitori definibili a rischio, ossia con un consumo giornaliero di alcol superiore a 1 unità alcolica, sono infatti circa il 40% degli uomini e il 10% delle donne, con una frequenza approssimativamente raddoppiata rispetto agli adulti.

 

Inoltre, il numero assoluto di bevitori a rischio sopra i 65 anni è destinato ad aumentare in modo esponenziale a causa del rapido invecchiamento della popolazione, cui andrà ad aggiungersi il fatto che questo segmento di popolazione in progressivo aumento sarà in gran parte composto dai cosiddetti baby boomers (ossia i nati dopo la seconda guerra mondiale), i quali per disposizione culturale e disponibilità economica sono molto più propensi delle precedenti generazioni all’acquisto e al consumo di alcol e droghe. Il Progetto europeo Vintage - Good health into older age, coordinato dall’Osservatorio nazionale alcol e finanziato dalla Commissione europea è il primo, e al momento unico, progetto specificamente rivolto a colmare le lacune sull’impatto sociale e sanitario del consumo dannoso di alcol negli anziani. Ufficialmente concluso nel Novembre 2010, il progetto ha prodotto le raccomandazioni specifiche (pdf 801 kb).

 

Identificazione precoce e Intervento breve (Ipib)

L’identificazione precoce dei soggetti in condizioni di rischio e la loro conseguente presa in carico da parte del Sistema sanitario è essenziale per la riduzione del rischio di mortalità̀ e disabilità evitabili. Pertanto, tra le azioni suggerite dal nuovo Piano nazionale della prevenzione (Pnp) vi è l’applicazione dello strumento di Identificazione precoce e intervento breve (Ipib) da attuarsi nei contesti sanitari “opportunistici” (come gli ambulatori dei Mmg, medici competenti, ecc.) secondo lo standard realizzato e implementato dall’Ona. Il modello (pdf 869 kb) realizzato dall’Ona con l’Università di Sheffield mostra i vantaggi dell’integrazione dell’Ipib in Italia.

 

Queste le informazioni salienti che emergono dall’attività dell’Osservatorio nazionale alcol che presenta i dati epidemiologici e di monitoraggio alcol-correlato, strumenti indispensabili e insostituibili per la pianificazione delle strategie di prevenzione, per la programmazione sociosanitaria e per azioni di contrasto al consumo rischioso e dannoso di alcol nella popolazione. I dati sono stati presentati dall’Ona, in occasione della quattordicesima edizione dell’Alcohol Prevention Day (programma, pdf 469 kb).

 

Il 19 Aprile 2015, alle Terme di Caracalla, si svolge la la XVII edizione della tradizionale Appia Run che, nella splendida cornice dell'Appia Antica, quest'anno corre per l’Alcohol Prevention Race. Per maggiori informazioni consulta il regolamento (pdf 850 kb) dell’Appia Run – Alcohol Prevention Race e scarica la scheda di iscrizione (pdf 278 kb).

 

Leggi anche il “Rapporto Istisan 15/3. Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni” e il Primo Piano sul sito Iss.

 

Risorse utili

 


 

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