Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

alcol

Alcol e invecchiamento in salute

Emanuele Scafato - reparto Salute della popolazione e suoi determinanti, Osservatorio nazionale alcol, Centro Oms promozione della salute e ricerca sull’alcol, Cnesps-Iss

 

3 novembre 2011 - La conferenza europea sull’alcol "Medusa" svoltasi l’11 e il 12 ottobre 2011 in Polonia ha riunito gli esperti, i ricercatori e i policy maker per condividere gli aggiornamenti emergenti dall’intensa attività di ricerca scientifica internazionale, discutendo i risultati che possono contribuire alla definizione della prossima strategia comunitaria in via di definizione a Bruxelles e Lussemburgo. Nel corso della riunione dell’Alcohol Policy Network For Europe (Apn) che ha preceduto la conferenza, i rappresentanti della Commissione europea e dell’Oms hanno ribadito che l’alcol è tra i principali fattori di rischio a livello mondiale e seconda causa di mortalità prematura, di malattia di lunga durata e di disabilità in Europa.

 

Milioni di europei sono esposti al rischio alcol-correlato. Il 27% delle persone di età superiore ai 55 anni beve secondo modalità che conducono all’intossicazione. È rilevante l’impatto dell’alcol su numerose patologie e differenti tipi di cancro (si stima che in Italia il 7% dei casi di cancro siano associati all’alcol) effetti negativi registrabili in particolare per le donne anche a seguito dell’assunzione persistente di più di un bicchiere di bevanda alcolica al giorno (circa 10-15 grammi). I dati europei presentati e la condivisione dei due report prodotti dal progetto europeo Vintage coordinato dall’Osservatorio nazionale alcol del Cnesps su finanziamento della Commissione europea, hanno consentito di focalizzare l’attenzione sulla necessità di adottare politiche e programmi per ridurre il consumo rischioso e dall’uso di alcol in un target di popolazione tanto sensibile, quanto trascurato dalle strategie e dalle politiche di prevenzione: gli anziani. L’invecchiamento in buona salute è un argomento di rilevanza pubblica sia in relazione all’allungamento della vita in Europa che alla necessità di ridurre tutte le patologie considerate evitabili. È per questo che la conferenza ha adottato una proposizione  finale in cui si sollecita la massima attenzione verso le azioni di prevenzione e di identificazione precoce dell’uso rischioso di alcol e tra questi.

 

Aggiungere vita agli anni

"Healthy ageing" non significa semplicemente vivere più a lungo bensì incrementare la qualità della vita e aggiungere vita agli anni più. Da questo punto di vista l’indicatore da seguire è la speranza di vita in salute, rispetto alla semplice speranza di vita. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce healthy ageing il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute in cui l’incremento della partecipazione di ognuno a scelte salutari e la sicurezza sociale giocano un ruolo essenziale. Chiaramente, invecchiare in buona salute consente a tutte le persone anziane di valorizzare, anche attraverso comportamenti sani, il proprio potenziale di benessere, di contribuire alla società in relazione alle loro capacità purché siano garantite adeguate misure di protezione, di sicurezza di cura quando necessario.

 

Il 2012 è stato dichiarato anno europeo per l’invecchiamento attivo, heathy ageing, e per la solidarietà tra le generazioni. L’iniziativa nasce da un lungo processo in cui lo stesso Consiglio dei Ministri della Salute europei si è espresso attraverso le sue conclusioni, formali, che hanno tenuto conto anche dei risultati e delle evidenze prodotte dall’indagine europea Vintage condotta dall’Osservatorio nazionale alcol del Cnesps dell’Istituto superiore di sanità. I report Vintage, reperibili su Epicentro, sulla revisione sistematica della letteratura internazionale "Alcol e anziani in una prospettiva di salute pubblica" (pdf 1 Mb) e quello sulle good practice (pdf 4,8 Mb) europee insieme al report "Alcohol consumption among he elderly in the European Union" (pdf 2,18 Mb) condotta in collaborazione con l’Istituto di sanità svedese dimostrano come tutti i progetti rivolti negli Stati membri dell’Ue alla prevenzione sono estremamente labili, non sono assolutamente rappresentati da interventi formalizzati e sistematici

 

Anziani, depressione e abuso di alcol

Ovviamente l’importanza dei messaggi di salute che si possono dare in questo contesto in cui l’alcol rappresenta un problema nascosto è fondamentale. Rispetto a tutta l’Unione europea nel 2009 soltanto in Italia risultavano attive o esistenti linee guida nutrizionali specifiche per il consumo di alcol tra gli anziani. Per quanto inerente la formazione dei medici solo in quattro nazioni, tra cui l’Italia, è stato possibile raccogliere informazioni riguardanti il training e lo screening dei problemi alcol correlati nell’anziano. L’analisi delle evidenze in letteratura ha rilevato che il periodo del pensionamento può portare frequentemente ad un isolamento sociale, in solitudine e spesso aduna depressione che rappresenta uno dei maggiori problemi di salute nell’anziano, riscontrabile soprattutto tra le donne.

 

Anche nella pratica clinica, oltre che in letteratura, è frequente verificare che l’alcol e la principale sostanza psicoattiva utilizzata dagli anziani per combattere in modo incongruo l’ansietà e lo stesso stato depressivo. Il progetto Vintage dell’Iss è stato annoverato come best practice europea per la tutela della salute mentale e il benessere degli anziani e inserito nell’ambito delle attività da supportare per quanto riguarda la salute pubblica in Europa. "Il tempo di agire è adesso" è la frase conclusiva della conferenza europea sull’alcol di Poznan, richiamando il titolo della pubblicazione comparsa sull’European Journal Of Public Health ad agosto 2010. Investire nella salute e nel benessere degli anziani è il mezzo migliore per vincere le sfide del processo di Lisbona, per ridurre le disuguaglianze di salute degli anziani in tutta l’Europa e per incrementare la sostenibilità dell’intervento pubblico anche in un periodo di recessione che chiaramente ridimensiona gli investimenti in salute.

 

Sono state numerose, a questo riguardo, le evidenze di un impatto negativo dei tagli della spesa pubblica su welfare e sanità. La stima pubblicata sul British Medical Journal da Stucckler ha dimostrato che un decremento di soli 85 euro pro-capite dell’investimento per la spesa sanitaria e per il welfare o agenti sul reddito individuale determina un aumento della mortalità alcol-correlate di circa il 3%. È stato osservato inoltre che è più probabile che ciò possa verificarsi negli strati più vulnerabili della popolazione, quelli che soffrono di più, in definitiva gli anziani. Il Progetto Vintage ribadisce che per avere un valido approccio prospettico di efficacia ed efficienza c’è la necessità di focalizzare interventi di prevenzione sugli individui a rischio, prima dei 65 anni di età. È chiaramente necessario focalizzarsi sull’identificazione precoce e sull’intervento breve, pratiche che non sono ancora integrate all’interno della medicina generale e nei contesti di prevenzione primaria e che andrebbero, invece, supportate attraverso adeguate iniziative di formazione come quelle condotte dall’Osservatorio nazionale alcol attraverso i corsi Ipib (Identificazione precoce e intervento breve, pdf 150 kb), recentemente sostenuti anche dal dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio. Il 2012 fornisce un’opportunità per migliorare la salute degli anziani; una sfida non semplice ma che è possibile affrontare.

 

Risorse utili