Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

approfondimenti

Il rischio cardiovascolare nella donna

Simona Giampaoli, Luigi Palmieri, Chiara Donfrancesco, Serena Vannucchi, Cinzia Lo Noce, Francesco Dima - Reparto di Epidemiologia delle malattie cerebro e cardiovascolari, Cnesps-Iss

Diego Vanuzzo - Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri – Fondazione per il tuo Cuore, Firenze

Daniela Galeone e Giovanna Laurendi - Ministero della Salute

Licia Iacoviello - Progetto Moli-Sani

Pasquale Strazzullo - Università di Napoli Federico II 

 

 

7 marzo 2013 - Negli anni ’50, quando sono iniziati gli studi epidemiologici longitudinali sulle malattie cardiovascolari, si credeva che queste patologie fossero di sola pertinenza maschile. Per questo motivo gli studi sulle donne sono iniziati molto più tardi, intorno agli anni ’90.

 

Nel corso del tempo, si è scoperto che le donne presentano malattie cardiovascolari con un ritardo di almeno 10 anni rispetto agli uomini, hanno complessivamente meno eventi ma di tipo più grave. Il quadro clinico non è così evidente come quello degli uomini: spesso il dolore manca, è localizzato in altra sede ed è confuso con quello derivato da altre patologie. Per questo, generalmente le donne si recano in ospedale più tardi rispetto agli uomini. Fino alla menopausa le donne sono aiutate dalla protezione ormonale; dopo, passato un periodo di esposizione, che si aggira intorno ai 10-15 anni, le donne vengono colpite addirittura più degli uomini da eventi cardiovascolari. La menopausa è uno spartiacque nella vita della donna che segna importanti cambiamenti biologici associati a specifici sintomi, morbosità e mortalità.

 

I dati dell’indagine Oec/Hes

Le donne hanno una aspettativa di vita maggiore, pertanto è bene che inizino a occuparsi della propria salute fin dalla giovane età. Sulla base dei dati raccolti nell’ambito dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Oec)/Health Examination Survey (Hes), indagine condotta dal 2008 al 2012 sullo stato di salute degli italiani, in collaborazione con l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), finanziata nell’ambito dei progetti CCM e dalla Joint Action European Health Examination Survey, sono state raccolte diverse informazioni sul profilo di rischio delle donne in menopausa.

 

La tabella 1 mostra la distribuzione dei principali fattori di rischio cardiovascolari nelle donne in menopausa (età media del campione 64 anni). Nelle 2719 donne che hanno dichiarato di essere in menopausa, il valore medio della pressione arteriosa sistolica si avvicina molto al valore soglia per la definizione di ipertensione arteriosa (140 mmHg), infatti circa il 60% di esse sono ipertese (vedi tabella 2); l’ipercolesterolemia (colesterolemia totale ≥240 mg/dl) si ritrova nel 56 % delle donne. Un altro indicatore importante è l’indice di massa corporea, che è calcolato attraverso la misurazione del peso e dell’altezza: il valore medio del campione è di 28 kg/m2, sono in sovrappeso il 36% delle donne e il 33% risulta obeso (vedi tabella 2). Questo dato è accompagnato da un valore altrettanto elevato dell’escrezione di sodio nelle urine delle 24 ore dovuto a una alimentazione troppo abbondante e salata (8 g di sale al giorno, rispetto ai 5 g raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità, rispettati solo dal 13% delle donne). Legato al valore dell’obesità e della inattività fisica è quello della glicemia che raggiunge il valore medio di 99 mg/dl, con una prevalenza stimata di diabete a questa età del 13%, di cui il 27% non consapevole di avere un valore di glicemia così elevato (>126 mg/dl). Infine l’abitudine al fumo riguarda il 16% del campione delle donne in menopausa, 12 sono le sigarette fumate in media al giorno; le ex-fumatrici sono il 19%. È ampiamente dimostrato che questa abitudine nelle donne è molto dannosa ed è uno dei fattori di rischio cardiovascolare più importanti, nella donna di età media è addirittura più importante dell’età.

 

Tabella 1: Health Examination Survey 2008-2012: distribuzione dei principali fattori di rischio cardiovascolare nella donna in menopausa

 

 

* donne fino a 69 anni.

 

Tabella 2: Health Examination Survey 2008-2012: distribuzione delle condizioni a rischio nella donna in menopausa

 

L’importanza di stili di vita sani

È importante tener presente che i fattori descritti derivano da stili di vita non corretti e sono modificabili attraverso una sana alimentazione, una regolare attività fisica e attraverso l’abolizione dell’abitudine al fumo. Un limitato consumo di sale (5 g al giorno) associato a una alimentazione ricca di frutta e verdura, legumi e alimenti integrali, di alimenti a basso contenuto di grassi animali, come pesce, pollame, con scarsa quantità di carni rosse, formaggi e insaccati, dolci e bevande zuccherine, riduce la pressione arteriosa negli ipertesi e nella popolazione generale. Le indicazioni correnti suggeriscono che una sana alimentazione è una alimentazione varia e bilanciata, costituita per non più del 30% delle calorie totali da grassi, per il 50% da carboidrati e per il 20% da proteine. I grassi saturi (quelli di origine animale) non dovrebbero rappresentare più del 7-8% delle calorie totali; i polinsaturi (contenuti negli oli vegetali e nel pesce) meno del 10%; i monoinsaturi (olio di oliva) il rimanente. Il colesterolo alimentare non dovrebbe superare i 300 mg/giorno (il contenuto di un rosso d’uovo). Va ricordato che la quota del 7-8% dei grassi saturi corrisponde a quella che caratterizza popolazioni che presentano più lunga speranza di vita. L’alimentazione a più basso contenuto di grassi saturi si accompagna inoltre a livelli di colesterolemia ottimali. Per regolare attività fisica si intende camminare a passo svelto per almeno 30 minuti al giorno, salire le scale, ballare, giocare con i bambini, spostarsi con i mezzi pubblici al posto della macchina, cioè qualsiasi attività che richieda movimento fisico.

 

Le donne sono scarsamente informate sul ruolo dei fattori di rischio e sulla possibilità di “proteggersi” attraverso l’adozione di stili di vita sani, proprio perché colpite in età più avanzata quando erroneamente si ritiene poco efficace qualsiasi attività di prevenzione primaria.