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approfondimenti

L’uso dei farmaci nella popolazione femminile immigrata

A cura del reparto di Farmacoepidemiologia, Cnesps-Iss

 

7 marzo 2013 - L’utilizzo dei farmaci nella popolazione, oltre a rappresentare un tracciante delle condizioni di salute di una popolazione è un indicatore di accesso ai servizi. Sebbene in Italia siano disponibili da tempo analisi approfondite sull’uso dei farmaci nella popolazione, vi era una mancanza di informazioni relativa alle popolazioni immigrate. Per colmare questa lacuna, diverse istituzioni e società scientifiche (Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie – Sifo, il Cineca, la Società italiana di medicina delle migrazioni, il Consorzio Mario Negri Sud e l’Istituto superiore di sanità) hanno collaborato alla redazione del volume “Farmaci e immigrati. Rapporto sulla prescrizione farmaceutica in un paese multietnico” (pdf 1,8 Mb).

 

L’indagine ha riguardato circa 710.000 cittadini immigrati (il 15,6% degli immigrati presenti in Italia nel 2011), residenti in 32 Asl italiane (le Asl afferenti al progetto Arno coordinato dal Cineca e le Asl della Regione Umbria). La popolazione immigrata è stata identificata sulla base della cittadinanza (dalle anagrafi sanitarie) e del Paese di nascita (desunto dal codice fiscale) e, in particolare, sono stati identificati i cittadini di Paesi a forte pressione migratoria (Pfpm) nati all’estero o in Italia. Per ciascun assistibile di questa coorte è stato selezionato, in maniera casuale, un cittadino italiano appaiato per età, sesso e comune di residenza. Per l’insieme della popolazione immigrata e italiana sono state selezionate tutte le prescrizioni effettuate all’interno del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nel 2011.

 

Qualche dato

L’età mediana della popolazione immigrata è di 33 anni. Poco più della metà della popolazione (il 53%) è composta da donne, ma la proporzione di donne presenta una notevole variabilità per Paese di origine: si passa dal 27% degli immigrati di origine senegalese all’82% di quelli provenienti dall’Ucraina.

 

Il 56% delle donne immigrate e il 64% delle italiane ha ricevuto almeno una prescrizione nel corso dell’anno. Le differenze di prevalenza d’uso si riducono per le donne di età compresa fra 25 e 44 anni. Inoltre, tranne che nei bambini di età inferiore a 15 anni, le donne immigrate hanno un consumo di farmaci superiore a quello degli uomini immigrati. In termini di impatto di spesa farmaceutica Ssn, le donne immigrate hanno avuto una spesa procapite di 74 euro contro i 101 delle italiane.

 

Le prime 3 categorie terapeutiche più prescritte nella popolazione femminile immigrata sono gli antibiotici (33% delle residenti), gli antiinfiammatori (14%) e gli antiacidi e antiulcera (12%). L’analisi delle prime trenta sostanze a maggiore prevalenza d’uso rivela che i primi posti sono occupati da tre antibiotici: amoxicillina+acido clavulanico (14,7%), amoxicillina (5,8%) e claritromicina (5,2%). Nel confronto fra donne immigrate e italiane, le prime presentano maggiori livelli d’uso per i farmaci antiulcera, antiinfiammatori, antidiabetici, antianemici, contraccettivi e antiparassitari; viceversa, maggiori livelli d’uso fra le italiane sono relativi ad antibiotici, ormoni (esclusi i contraccettivi), broncodilatatori e antidepressivi.

 

I livelli d’uso dei farmaci presentano differenze in base alla origine della popolazione. Ad esempio, la proporzione di donne che hanno ricevuto almeno una prescrizione nel corso dell’anno passa da un minimo di circa il 40% fra le immigrate di origine cinese e kosovara, al 70% circa delle donne provenienti da Marocco e Perù.

 

In conclusione, l’analisi condotta sulla prescrizione di farmaci nelle donne immigrate indica che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è in grado di rispondere ai bisogni di salute: a parità di età, i livelli d’uso sono solo di poco inferiori a quelli osservati nella popolazione italiana. Le differenze che pure si osservano fra immigrate e italiane, come pure la variabilità in base alla popolazione di origine, rappresentano una base di conoscenza per l’adozione di interventi mirati a livello regionale e di Asl.

 

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