Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

approfondimenti

Promozione della salute riproduttiva

A cura del reparto di Salute della donna e dell’età evolutiva, Cnesps-Iss

 

7 marzo 2013 - Garantire e promuovere la salute delle donne, in particolar modo durante il percorso nascita, è indice di qualità dell’assistenza sanitaria di un Paese. Nonostante in Italia si siano raggiunti elevati standard assistenziali, che hanno consentito negli anni di ridurre drasticamente il rischio di natimortalità e di morbosità e mortalità materna, continua a essere alta l’attenzione nei riguardi della tutela della salute materno-infantile. Diverse, infatti, sono le iniziative volte non solo a prevenire gli eventi avversi evitabili, ma anche a ridurre l’eccesso di medicalizzazione e il ricorso a pratiche assistenziali inappropriate.

 

È del 2010 l’accordo Stato-Regioni relativo a “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”. Tra le dieci linee di azione definite dall’accordo vi è l’istituzione di un Comitato nazionale, interistituzionale, di cui fa parte anche l’Istituto superiore di sanità (ISS) con funzione di promozione, coordinamento e verifica delle attività previste dalle linee di indirizzo. Nell’ambito dello stesso Piano rientra l’implementazione delle linee guida su “Gravidanza fisiologica” e “Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole” elaborate dal Sistema nazionale linee guida dell’Iss. La prima, presentata a dicembre 2010, ha l'obiettivo di fornire ai professionisti sanitari e alle donne che affrontano una gravidanza strumenti e informazioni evidence based utili per identificare e condividere i percorsi assistenziali, promuovere scelte consapevoli, modalità assistenziali e interventi appropriati che tengano conto anche delle preferenze delle donne. Il documento sul taglio cesareo, invece, è composto di due parti. La prima è focalizzata sugli aspetti della comunicazione tra i professionisti sanitari e le donne, al fine di facilitare il rapporto fiduciale medico-paziente e scelte condivise. La seconda affronta  l’appropriatezza della pratica chirurgica nell’assistenza alla nascita.

 

Il sistema di sorveglianza delle morti materne

In linea con gli sforzi a livello mondiale per accelerare la riduzione della mortalità materna, perinatale e neonatale, in Italia, a partire dal 2012, è stato avviato un progetto pilota di sorveglianza delle morti materne: Itoss (Italian Obstetric Surveillance System), coordinato dall’Iss, in collaborazione con sette Regioni (Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) e finanziato dal ministero della Salute. Difatti, sebbene la morte materna sia un fenomeno estremamente raro nei Paesi economicamente avanzati, la necessità di avviare questa sorveglianza nasce dalla consapevolezza che, per agire efficacemente nella prevenzione delle morti materne evitabili, è importante non limitarsi a quantificare il fenomeno. Occorre approfondire la conoscenza delle cause delle morti materne mediante audit tra pari volti a evidenziare le buone pratiche e le criticità di tutti gli eventi sentinella, al fine di migliorare la qualità delle cure ed evitare parte degli eventi morbosi ostetrici gravi e dei decessi correlati alla gravidanza.

 

Il consumo di farmaci durante la gestazione

Un altro aspetto che merita attenzione ai fini dell’analisi dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita è il ricorso alle terapie farmacologiche in gravidanza, aspetto di cui poco si conosce nel nostro Paese. Gli ultimi dati, infatti, risalgono a un’indagine condotta nel 2000 in 13 Regioni, tra cui il Lazio, che ha messo in luce un importante consumo di farmaci durante la gestazione. Per disporre di dati aggiornati, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Iss ha avviato nel 2012, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale Lazio, uno studio finalizzato a rilevare nella Regione il consumo dei farmaci in gravidanza e a valutarne l’appropriatezza prescrittiva. Lo studio prevede un’analisi dei flussi sanitari regionali che raccolgono le informazioni relative alle prescrizioni dei farmaci e un’indagine campionaria rivolta alle donne che partoriscono nel Lazio in modo da integrare le prescrizioni del Sistema sanitario nazionale con il consumo dei farmaci da banco acquistati direttamente dalle donne.

 

Da quanto descritto, si evince come la promozione della salute delle donne richieda, per essere efficace, il coinvolgimento di competenze e professionalità diverse, un approccio intersettoriale e interistituzionale, nonché la partecipazione attiva delle donne nel rispetto della loro competenza e autonomia di scelta. Come sottolineato nel documento “A manifesto for maternal health post-2015”, pubblicato a febbraio 2013 su The Lancet e scritto da più di 800 esperti a livello mondiale nel campo della salute riproduttiva, «[…]troppo spesso le voci delle donne sono messe a tacere, ignorate o prese in scarsa considerazione […]. Bisogna dare alle donne il potere di costruire il loro futuro secondo i propri desideri».