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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

approfondimenti

I programmi di screening organizzati: uno strumento efficace di prevenzione dei tumori

A cura dell’Osservatorio nazionale screening

 

31 gennaio 2013 - Nel corso del 2011 circa 1,6 milioni di donne hanno effettuato il Pap test per la prevenzione del cancro della cervice uterina dopo l’invito della Asl di appartenenza. Poco meno, 1,4 milioni, hanno eseguito la mammografia di screening, mentre quasi 1,8 milioni di donne e uomini hanno effettuato il test del sangue occulto nelle feci (o la rettosigmoidoscopia) per identificare precocemente il tumore del colon retto. Complessivamente, quindi, oltre 4 milioni e mezzo di persone hanno fatto ricorso a uno strumento efficace di prevenzione dei tumori.

 

L’annuale rapporto breve realizzato dall’Osservatorio nazionale screening (Ons) e presentato a dicembre 2012 descrive sinteticamente l’andamento dei tre programmi di screening organizzati e il loro ruolo nel panorama dell’offerta di prevenzione dei tumori del Servizio sanitario nazionale.

 

La capacità di offrire questo strumento di diagnosi precoce può contare, ormai, su buone performance: lo screening per il cancro della cervice uterina è infatti offerto attivamente al 67% delle donne che ne hanno diritto, quello per il cancro del seno raggiunge il 74% della popolazione bersaglio, mentre il 55% della popolazione target riceve periodicamente l’invito per sottoporsi ai test per la diagnosi precoce del cancro del colon retto. Ciononostante, restano forti differenze tra le Regioni, con quelle meridionali in grave ritardo. Al Sud solo il 55% delle donne che ne hanno diritto riceve l’invito a sottoporsi al Pap test e il 45% alla mammografia. Ancora inferiore l’offerta del test del sangue occulto nelle feci che raggiunge solo il 18% della popolazione bersaglio. Un gap profondo che si è creato tra il Sud e il resto del Paese e che si riduce lentamente, nonostante che già nel 2001 gli screening oncologici siano stati inseriti tra i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e che oggi la copertura dei tre screening sia uno dei 21 indicatori di monitoraggio dei Lea, per cui tutte le Regioni sono (o dovrebbero essere) ugualmente impegnate su questo fronte dell’offerta sanitaria.

 

10 anni di screening

L’ultimo rapporto breve dell’Ons ha offerto anche l’occasione per un bilancio su quasi un decennio di attività in cui i programmi di screening organizzati, pur nelle differenze da Regione a Regione, si sono imposti come interventi efficaci di sanità pubblica offerti alla popolazione, con rigorosi controlli di qualità e in grado di incidere sulle diseguaglianze di salute. In questo decennio gli screening hanno avuto un impatto significativo sulla salute di decine di migliaia di persone, contribuendo ogni anno all’individuazione di lesioni e forme pre-tumorali o di tumori conclamati. Nel 2011, per esempio, circa il 3% delle donne che hanno effettuato il Pap test sono poi state invitate a eseguire un approfondimento per la presenza di lesioni sospette. E, di queste, il 16% ha poi avviato un intervento terapeutico. Né sono da meno la mammografia di screening che nel 2011 ha individuato circa 6 mila tumori e lo screening del colon retto che ha riconosciuto oltre 2800 cancri e più di 15.000 adenomi avanzati.

 

Inoltre i programmi di screening sono stati in grado di ridurre le diseguaglianze nell’accesso alla prevenzione tra gli strati sociali più poveri e quelli più ricchi della popolazione, come dimostrano molti studi effettuati nell’ambito dei programmi stessi.

 

Per maggiori informazioni, consulta e scarica dal sito dell’Osservatorio nazionale screening i documenti: “10 anni di programmi di screening in Italia” e “Decimo rapporto annuale”. Consulta anche i dati della sorveglianza Passi su diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero, diagnosi precoce del tumore della mammella, diagnosi precoce del tumore del colon-retto e leggi l’approfondimento “I programmi di prevenzione individuale: i dati della sorveglianza Passi” a cura dello Staff centrale Passi, Cnesps-Iss.