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Impatto dell’inquinamento sulla salute della popolazione europea: il progetto Escape

19 dicembre 2013 – Dopo 4 anni di intensa attività, sono stati resi pubblici i dati elaborati dallo studio Escape (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects), progetto europeo nato per valutare gli effetti a lungo termine dell’inquinamento dell’aria sui cittadini del vecchio continente.

 

Il presupposto di Escape (che fa parte del settimo programma quadro, FP7, dell’Unione europea) deriva dalla consapevolezza che l’impatto dell’inquinamento (e in special modo delle polveri sottili) sulla salute della popolazione europea sia rilevante ma che la sua stima si basa su estrapolazioni di studi effettuati nel Nord America. Da qui l’impegno a descrivere un quadro che rifletta più realisticamente la situazione europea.

 

A tal fine, i partner di Escape – per l’Italia partecipa il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio – hanno lavorato da giugno 2008 per mettere a punto una metodologia di valutazione degli effetti, sulla popolazione, dell’esposizione a lungo termine al particolato atmosferico, alle polveri sottili e ai composti azotati. Una metodologia che sia applicabile ai molti dati già disponibili dagli studi di coorte che hanno misurato gli effetti dell’inquinamento dell’aria in termini di mortalità e morbilità per malattie croniche, su decine di migliaia di europei.

 

Il progetto si è sviluppato su due direttrici: da una parte la misurazione effettiva del tenore di inquinanti dell’aria secondo una mappa che copre tutto il territorio europeo, dall’altra la costruzione di modelli in grado di stimare con precisione l’esposizione della popolazione.

 

Tra gli aspetti più rilevanti oggetto di studio: le soglie di rischio per esiti avversi perinatali, l’insorgenza di malattie respiratorie nei bambini e nell’adulto, l’insorgenza di malattie cardiovascolari negli adulti, l’impatto sulla mortalità generale e per cause specifiche e sull’incidenza di tumori. Tutte le misure effettuate confluiranno in un database in grado di fornire informazioni il più possibile accurate sugli effetti dell’esposizione a lungo termine dell’inquinamento dell’aria sulla salute dei cittadini europei.

 

Qualità dell’aria e salute dei polmoni

Nell’ambito del progetto, per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria nella seconda metà del 2013 sono stati pubblicati due autorevoli studi – su Lancet Oncology a luglio e su The Lancet a inizio dicembre – che rappresentano un forte richiamo alla necessità di politiche ambientali e sanitarie drastiche e incisive per migliorare in tempi rapidi la qualità dell’aria nelle città europee.

 

Il primo studio (pdf 1 Mb) conferma in modo inequivocabile il legame che già si sospettava tra inquinamento atmosferico e cancro del polmone.

 

L’analisi è stata effettuata in 9 Paesi europei tra cui l’Italia (le città coinvolte nell’indagine erano Torino, Roma e Varese) utilizzando i dati di 17 studi di coorte che avevano seguito complessivamente 312.944 persone per una media di 12,8 anni (4.013.131 anni persona). Nel corso del periodo di osservazione si sono verificati 2095 nuovi casi di cancro del polmone: come dire che una persona su 150 è colpita da cancro al polmone inquinamento-correlato. La concentrazione nell’aria di particolato di diametro inferiore a 10 μm (Pm10), a 2,5 μm (Pm2,5) o intermedio (Pmcoarse), di fuliggine e di ossidi di azoto è stata messa in relazione con l’esposizione dei malati, misurata sia in termini di intensità del traffico (veicoli al giorno) sia del carico del traffico (chilometri su strada al giorno).

 

Dopo aver effettuato una correzione per i fattori di “confondimento” (come il fumo, la dieta e il tipo di occupazione), i dati aggregati hanno individuato un’associazione statisticamente significativa tra il rischio di sviluppare un cancro del polmone e livelli di Pm10 (hazard ratio 1,22 per ogni incremento di 10 μg/m³), ma soprattutto di Pm2,5 (hazard ratio 1,18 per ogni incremento di 5 μg/m³). L’associazione si confermava anche considerando l’adenocarcinoma (hazard radio 1,51 per il Pm10 e 1,55 per il Pm2,5), l’istotipo tumorale che colpisce i non fumatori. La probabilità di sviluppare questa forma è risultata significativamente maggiore nelle persone che avevano trascorso buona parte della vita in aree con inquinamento elevato senza aver mai cambiato residenza. Lo studio non ha individuato una soglia di sicurezza sotto la quale il rischio del tumore del polmone si annulla. Infatti, alcuni casi di tumori attribuibili agli inquinanti si sono registrati anche in persone esposte a livelli al di sotto dei limiti annuali stabiliti dall’attuale legislazione europea (40 μg/m³ per il Pm10 e 25 μg/m³ per il Pm2,5). L’esposizione agli ossidi di azoto non è risultata influente sul rischio di cancro.

 

Il secondo studio (pdf 1 Mb) si è invece concentrato sulla relazione tra mortalità a lungo termine e inquinamento dell’aria che è stata individuata, purtroppo, anche questa volta senza poter stabilire una soglia minima di annullamento del rischio.

 

I 22 studi di coorte comprendono una popolazione complessiva di 367.251 persone residenti in 13 città europee (ancora Torino, Roma e Varese per l’Italia). Sempre i medesimi sono stati gli inquinanti dell’aria presi in considerazione e gli stessi anche i parametri per stimare l’intensità del traffico e i criteri utilizzati per escludere interferenze confondenti relativi allo stile di vita e alle caratteristiche individuali. Dopo un follow up medio di 13,9 anni (5.118.039 anni persona) si sono verificati 29.076 decessi per cause correlabili all’inquinamento dell’aria (sono state escluse a priori le morti per incidenti e i suicidi). È risultato che le polveri sottili (Pm2,5) sono tra le più pericolose per la salute. Infatti, ad ogni loro aumento di 5 μg/m³ corrisponde un significativo incremento del rischio di mortalità anticipata (hazard ratio 1,07), indipendentemente dal fatto che l’esposizione si collochi sotto il limite di 25 μg/m³ individuato dalla Comunità europea (hazard ratio 1,06) o persino sotto i 20 μg/m³ (hazard ratio 1,07) o sotto la soglia 10 μg/m³ raccomandati dall’Oms (hazard ratio 1,02). In aggiunta, è emerso che l’aumento dell’inquinamento dell’aria cresce secondo un gradiente Nord-Sud, tanto che le 3 città italiane dividono con Atene (Grecia) e San Sebastian (Spagna) il triste primato. Infine, gli altri inquinanti dell’aria (Pm di calibro maggiore e composti azotato) sono risultati meno decisivi per la salute della popolazione europea: in un modello di analisi a due variabili che teneva conto contemporaneamente della concentrazione di Pm2,5 e di uno di questi altri, non hanno mostrato un valore additivo sull’effetto sfavorevole delle polveri sottili.

 

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