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Vaccini e autismo: nessuna associazione

Antonietta Filia – reparto Epidemiologia delle malattie infettive (Cnesps -Iss)

 

24 aprile 2013 - I risultati di un nuovo studio, pubblicati a marzo 2013 sull’autorevole rivista scientifica The Journal of Pediatrics nell’articolo “Increasing Exposure to Antibody-Stimulating Proteins and Polysaccharides in Vaccines Is Not Associated with Risk of Autism”, si aggiungono alle numerose evidenze scientifiche disponibili che indicano che i vaccini non causano l’autismo.

 

Frank DeStefano dei Cdc di Atlanta (Usa) e i coautori dell’articolo hanno analizzato i dati raccolti da 256 bambini con disturbi dello spettro autistico e 752 bambini non autistici, nati tra il 1994 e il 1999, quantificando la loro esposizione totale cumulativa, nei primi due anni di vita, ad antigeni contenuti nei vaccini, e il numero massimo di antigeni a cui i bambini erano stati esposti nelle singole sedute vaccinali. Con questo studio gli autori hanno voluto affrontare le preoccupazioni di tanti genitori riguardo il numero elevato di vaccini che vengono somministrati ai bambini nei loro primi anni di vita e nel corso delle singole sedute vaccinali. I risultati evidenziano che:

  • il numero totale di antigeni ricevuti entro i due anni di età non differiva nei due gruppi di bambini (con e senza autismo)
  • il numero massimo di antigeni ricevuto dai bambini autistici nelle singole sedute vaccinali era simile a quello ricevuto dai bambini senza autismo
  • i bambini affetti da autismo con regressione non avevano ricevuto un numero maggiore di vaccini rispetto ai bambini autistici senza regressione
  • anche se l’attuale calendario prevede la somministrazione di un numero più elevato di vaccini rispetto al passato, grazie ai progressi raggiunti nella produzione dei vaccini, il numero totale di antigeni nei vaccini è diminuito.

Il sistema immunitario di un bambino è capace di rispondere a una vasta quantità di agenti immunogeni e, a partire dalla nascita, i bambini sono esposti a centinaia di virus e una moltitudine di antigeni non associati alla vaccinazione. Il presente studio indica che le vaccinazioni somministrate nei primi anni di vita non aumentano il rischio di sviluppare un disturbo dello spettro autistico e supporta quindi le conclusioni del rapporto dell’Institute of Medicine (Iom) “Immunization Safety Review: Vaccines and Autism” (2004), basato su una approfondita revisione degli studi clinici ed epidemiologici disponibili sul nesso tra vaccini e autismo, effettuata da un gruppo indipendente di esperti negli Usa. Inoltre, DeStefano et al ribadiscono come la possibilità che la stimolazione del sistema immunitario da parte di vaccini possa essere associata a un maggior rischio di sviluppare l’autismo non è supportato da quanto noto sulla neurobiologia dei disturbi dello spettro autistico.

 

Vaccino Mpr e autismo

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-morbillo-parotite-rosolia (Mpr), i numerosi studi pubblicati indicano che non ci sono elementi che sostengono un nesso causale tra la somministrazione dei vaccini Mpr e il disturbo autistico. Inoltre, secondo gli esperti, i potenziali meccanismi biologici finora ipotizzati per spiegare come il vaccino Mpr possa scatenare l’insorgenza di una sindrome autistica sono solo teorici e non supportati da evidenze scientifiche.

 

Il sopracitato rapporto Iom, come anche il più recente rapporto “Adverse Effects of Vaccines: Evidence and Causality” (2011), pubblicato anch’esso dall’Institute of Medicine, concludono che le evidenze disponibili respingono l’ipotesi di una relazione causale tra vaccino Mpr e autismo. La stessa conclusione viene ribadita da una revisione pubblicata sulla prestigiosa rivista Clinical Infectious Diseases nell’articolo “Vaccines and autism: a tale of shifting hypotheses”. Gli autori di quest’ultimo lavoro hanno riportato e valutato i numerosi studi epidemiologici condotti in diversi Paesi europei e americani, concludendo che non esiste un nesso causale tra vaccino Mpr e autismo. Tra l’atro, l’ampia dimensione delle popolazioni studiate ha permesso di raggiungere un livello di potere statistico sufficiente a rilevare anche eventuali rare associazioni.

 

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Ultimo aggiornamento lunedi 11 maggio 2015