Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

argomenti di salute
approfondimenti
World No Tobacco Day 2013: abolire pubblicità, promozione e sponsorizzazione dei prodotti del tabacco

Leggi anche gli approfondimenti tematici su:

30 maggio 2013 - Eliminare la pubblicità, la promozione e la sponsorizzazione dei prodotti del tabacco è il tema dell’edizione 2013 del World No Tobacco Day. Questo obiettivo rientra in quelli definiti nella Convenzione Quadro per il controllo del tabacco (Who Framework Convention for Tobacco Control, Who Fctc) e in particolare coincide con l’implementazione dell’articolo 13 che impone a tutti gli Stati membri firmatari la piena abolizione entro 5 anni dalla loro adesione alla Convenzione.

È ormai provato, infatti, che abolendo qualsiasi forma di pubblicitaria dei prodotti del tabacco si contiene sia l’iniziazione al fumo sia il mantenimento dell’abitudine. In questo senso, il World No Tobacco Day 2013 mira a proteggere le generazioni attuali e future non solo dalle conseguenze del fumo sulla salute, ma anche dalle sue conseguenze negative sul piano sociale, ambientale ed economico. Il raggiungimento di questo obiettivo si declina su 4 fronti, contrastando:

  • i messaggi illusori e fuorvianti delle campagne promosse dall’industria del tabacco
  • l’esposizione dei giovani ai prodotti del tabacco
  • la mancanza di autodisciplina/autoregolazione da parte dell’industria del tabacco
  • l’inefficacia delle abolizioni parziali.

Tuttavia anche se l’eliminazione delle attività promozionali è tra gli interventi di contrasto al fumo con il migliore rapporto costi/benefici, solo il 6% della popolazione mondiale è completamente protetto su questo fronte e in molte nazioni non sono ancora stati adottati provvedimenti adeguati (consulta il Who Report on the global tobacco epidemic, 2011). Secondo i dati dell’Oms, il consumo di prodotti del tabacco continua quindi a essere responsabile, a vario titolo, di una quota significativa della mortalità nel mondo: secondo le stime più recenti un decesso su dieci tra gli adulti, pari a circa 6 milioni di persone all’anno, 600 mila dei quali fumatori passivi. Senza azioni mirate questo numero è destinato a crescere, con stime che prevedono circa 8 milioni di decessi nel 2030 (l’80% dei quali tra la popolazione dei Paesi a reddito medio o basso).

 

Ancora una volta i dati dimostrano (e i temi scelti dalle ultime edizioni dei World No Tobacco Day lo sottolineano) come il problema del fumo si sta sempre più spostando da una questione individuale, da gestire come scelta più o meno consapevole del cittadino e consumatore o nel rapporto medico-paziente, a un determinante di salute della popolazione, da affrontare con politiche sanitarie coordinate.

 

La situazione in Italia

Osservando l’abitudine al fumo in una prospettiva di lungo periodo, è motivo di soddisfazione e di speranza constatare che ormai da parecchi anni continua a scendere la prevalenza dei fumatori italiani. D’altra parte, sono fonte di preoccupazione alcune categorie di fumatori, come le donne e i giovani, in cui il declino è meno marcato o l’andamento è, o è stato fino a pochissimi anni fa, in controtendenza.

 

Fotografando un intervallo temporale più ristretto e prossimo, il quadriennio 2009-2012, il sistema di sorveglianza Passi mostra che in Italia fuma poco più del 28% delle persone di 18-69 anni, non ha mai fumato il 53% circa ed ha smesso il 19%. In un quadro di lento ma costante declino dell’abitudine, si confermano le differenze su base geografica (si fuma di più al Centro-Sud che al Nord) e socio-economica (fumano di più le categorie svantaggiate). Quanto al fumo passivo, mentre il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro è rispettato da 9 persone su 10, la sensibilità all’esposizione in ambiente domestico è ancora migliorabile (il fumo è ammesso nel 24% delle abitazioni e comunque nel 16% di quelle in cui vivono minori). Incoraggiante comunque che le case smoke-free sono in aumento. I buoni propositi non mancano (4 italiani su 10, per quasi la metà giovani, dichiarano un tentativo di cessazione nei 4 anni di indagine), ma pochi vanno a buon fine (solo 2 su 10). Secondo i dati Passi sui tentativi di cessazione, il successo non sembra dipendere dall’aiuto di prodotti nicotinici (poco adoperati sia da chi riesce sia da chi non riesce a fare a meno della sigaretta).

 

Secondo i dati riportati dal ministero della Salute, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età, per cui il fumo rappresenta la prima causa di mortalità precoce e di anni di vita persi in buona salute, pur essendo, in Italia come in tutto l’Occidente, la prima causa di morte prevenibile.

 

Per quanto riguarda il tumore del polmone, questa neoplasia è responsabile di circa 33.000 morti in Italia nel 2009, ovvero di 4 su 10 decessi per cancro tra gli uomini e di 1 su 10 tra le donne. I numeri assoluti sono sfavorevoli al sesso maschile ma l’andamento è a svantaggio di quello femminile, dove la mortalità risulta in crescita.

 

Questi numeri da soli giustificano il fatto che il contrasto al fumo sia una assoluta priorità di salute e sottolineano la necessità di azioni mirate a specifiche categorie, come le donne, al momento meno allineate rispetto alla cultura emergente di rifiuto del fumo e sempre più colpite dalle conseguenze di una scelta non salutare.

I danni del fumo a livello individuale…

Che il tabacco sia una causa accertata o probabile di alcune decine di malattie è un dato di fatto di cui, una volta acquisiti gli elementi di conoscenza a livello epidemiologico e clinico, è stata data ampia informazione anche ai cittadini, come dimostra anche il materiale raccolto per aree tematiche nella pagina del sito Oms “Who Fctc Health Warnings Database” o, in estrema sintesi, “The Smoker's Body Poster” anch’esso prodotto dall’Oms.

 

Tra i decessi ascrivibili al fumo, le neoplasie, prevalentemente delle vie respiratorie, pesano per poco meno della metà. Ma un altro quarto dei decessi si deve alle patologie cardiovascolari (principalmente infarto, ictus, aritmie cardiache). Il fumo è un dunque un potente fattore sinergico della determinazione del rischio globale e viene considerato come uno dei fattori determinanti nelle carte del rischio cardiovascolare.

  • Leggi in proposito anche il contributo “Fumo e rischio cardiovascolare”, a cura di Luigi Palmieri, Chiara Donfrancesco, Cinzia Lo Noce, Francesco Dima, Serena Vannucchi e Simona Giampaoli - Reparto di Epidemiologia delle malattie cerebro e cardiovascolari, Cnesps-Iss.

Un’altra quota significativa della mortalità (poco meno del 20%) è dovuta alle malattie respiratorie (broncopneumopatia cronica ostruttiva, infezioni broncopolmonari), tanto che questa abitudine è comprese nelle carte del rischio per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (pdf 220 kb) elaborate dall’Iss-OssFad.

 

Ci sono poi categorie di persone o situazioni particolari in cui l’esposizione al fumo, anche passivo, è particolarmente critica per i danni alla salute; tra queste, i primissimi mesi e anni di vita, l’adolescenza e la gravidanza.

… e di sistema

Le informazioni sui danni provocati dal fumo ambientale sono aumentate nel corso degli ultimi decenni e dal 2002 il fumo passivo è classificato come agente cancerogeno dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) (pdf 44 kb). 

 

Peraltro, i danni all’ambiente non derivano solo dai vapori e dalla cenere che si sviluppano durante la combustione della sigaretta, ma anche dai mozziconi (ne vengono prodotti decine di miliardi ogni anno solo in Italia) che costituiscono un vero e proprio concentrato di sostanze tossiche, sono di difficile smaltimento e, quando gettati accessi, possono provocare incendi

Il danni ambientali da fumo sono solo una delle voci economiche passive attribuibili a questa abitudine, che si aggiunge ai costi per la perdita di produttività, a quelli sanitari (e in senso lato delle sofferenze provocate dalle malattie dei fumatori). Diversamente da quanto sostenuto da alcune parti non del tutto intellettualmente oneste/disinteressate, la loro somma supera di gran lunga le voci attive del mercato del tabacco.

Se lo conosci, lo contrasti

Il contrasto al fumo presuppone una conoscenza profonda dei meccanismi biologici e delle dinamiche relazionali che lo sostengono: suscettibilità genetica, dipendenza, influenze ambientali, credenze normative, sono concetti solo apparentemente distanti tra loro che concorrono a spiegare la diversa predisposizione di ciascuno alla cessazione e al mantenimento dell’abitudine al fumo.

 

Gli studi sui gemelli indicano che l’influenza genetica spiega da sola il 60-70% della variabilità nell’iniziazione e nel mantenimento della dipendenza, i cui complessi meccanismi a livello del sistema nervoso centrale si vanno chiarendo progressivamente. Genetica e ambiente si combinano anche nel determinare la predisposizione individuale alle infezioni respiratorie associate all’esposizione al fumo passivo.

 

Leggi in proposito:

Genetica, ma soprattutto ambiente sono i motori dell’iniziazione al fumo in adolescenza. Questa fase della vita è cruciale per scrivere il destino di un fumatore, come ormai ampiamente dimostrato dall’ampia e preziosa messe di dati e informazioni raccolte con le ricerche epidemiologiche e con le iniziative di contrasto al fumo nazionali e internazionali (consulta: il sito internazionale e quello italiano dello studio Hbsc, Health Behaviour in School-aged Children; il sito dello studio Gyts, Global Youth Tobacco Survey; il rapporto Istisan 13/5 “Studio Hbsc-Italia: rapporto sui dati 2010” (pdf 2,2 Mb) e il rapporto internazionale Hbsc (pdf 44 Mb); la pagina sul sito di OKkio alla Salute dedicata allo studio Hbsc e sullo studio Gyts).

 

Le influenze normative (un termine che traduce quasi letteralmente quello britannico di normative belief per ricomprendere l’insieme delle pressioni esterne che influenzano le scelte del giovane sul fumo, dall’esempio familiare all’emulazione tra pari, fino ai modelli, mediatici, sportivi e cinematografici) sembrano schiaccianti in adolescenza. Tuttavia è bene saper che queste influenze rendono difficili le azioni dl contrasto al fumo tra le giovani generazioni ma non impossibili, come indica una revisione Cochrane sugli interventi scolastici pubblicata nel 2013 e commentata da Fabrizio Faggiano (Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro") nel contributo “Molto fumo e un po' di arrosto”, sul sito dell’Associazione Alessandro Liberati (Network italiano Cochrane).

 

Il contrasto al fumo nei Piani sanitari

Da molti anni l’Italia è impegnata nella prevenzione e nella cura del tabagismo, essenziali per migliorare la salute pubblica. A partire dal 2005 le Regioni e le Province italiane hanno condiviso una “strategia nazionale per la lotta al tabagismo”, elaborata dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute.

 

La prevenzione del tabagismo rappresenta una delle aree di azione del programma “Guadagnare Salute – rendere facili le scelte salutari”. Per promuovere azioni efficaci contro i quattro principali fattori di rischio delle malattie croniche (fumo, abuso di alcol, dieta scorretta e inattività fisica), Guadagnare Salute pone l’accento sull’importanza di un approccio trasversale a essi e, soprattutto, sulla necessità di un’azione intersettoriale, con forte coinvolgimento delle amministrazioni centrali, attraverso una serie di alleanze con il mondo della scuola, dell’agricoltura, dei trasporti, dell’urbanizzazione e dello sport, al fine di migliorare la salute dei cittadini. La strategia di contrasto al fumo si sviluppo tre direttive:

  • proteggere la salute dei non fumatori, attraverso il sostegno e il monitoraggio della legge 3/2003
  • ridurre la prevalenza dei nuovi fumatori, attraverso programmi di prevenzione nelle scuole, campagne multimediali, etichettatura di prodotti e agendo su prezzi e fiscalità dei prodotti del tabacco
  • promuovere e sostenere la cessazione, attraverso una serie di interventi che riguardano la formazione dei professionisti sanitari e non, i programmi di comunità, i centri anti fumo e le aziende libere dal fumo, i farmaci per smettere di fumare, ecc.

La comunicazione è un altro strumento di Guadagnare Salute, per trasformare il singolo cittadino in un alleato, responsabilizzandolo nei confronti della propria salute e di quella degli altri.

 

Nell’ambito del programma nazionale Guadagnare Salute, il progetto PinC coordinato scientificamente dal Cnesps-Iss, ha prodotto diverso materiale divulgativo e informativo sul fumo (imateriali sono scaricabili on line e per gli operatori impegnati nelle attività di promozione della salute sono disponibili in file stampa ad alta risoluzione, adatti a personalizzazioni e richiedibili all’indirizzo di posta elettronica: guadagnaresalute@iss.it):

Anche nel Piano nazionale della prevenzione 2010-2012 (Pnp) (pdf 5 Mb), così come in quello 2014-2018 in corso di elaborazione, il contrasto al tabagismo rappresenta un impegno prioritario da perseguire con un approccio integrato e con impegno su tre fronti: la prevenzione dell’iniziazione, il contenimento dell’esposizione al fumo passivo e il supporto alla cessazione. Gli indirizzi sono stati recepiti dai Piani regionali di prevenzione (Prp), sviluppando una quarantina di progetti e programmi coerenti con i bisogni di salute del territorio.

Materiali e risorse

 

Stampa

Ultimo aggiornamento lunedi 11 maggio 2015