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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La “sanità unica” ricorda Adriano Mantovani

Umberto Agrimi – Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare, Iss

 

15 marzo 2012 – Un contributo illuminato e innovatore è stato quello apportato negli anni, da Adriano Mantovani, Maestro della sanità pubblica veterinaria, scomparso lo scorso 5 marzo a Bologna.

 

Un uomo affabile e generoso, nel ricordo di tutti e nel mio in particolare che purtroppo ho avuto l’occasione di conoscere e frequentare solo negli ultimi anni della sua lunga vita professionale. Ma anche un uomo determinato e combattivo nel far valere le proprie convinzioni. Una personalità di grande levatura e uno spirito libero, capace di abbandonare nel 1982 l’Università di Bologna, dove era professore ordinario, lanciando una pesante (e quanto mai attuale) denuncia dei mali dell’Accademia. Un professionista ispirato e lungimirante che ha avuto l’audacia di perseguire le proprie idee anche quando sembravano “un po’ troppo avanti” per i tempi in cui viveva e lavorava.

 

Laureato in Medicina veterinaria e con un master in sanità pubblica negli Stati Uniti, è stato vice-direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo, ricercatore presso la Facoltà di Medicina di Roma, Professore ordinario di Malattie infettive presso la Facoltà di Medicina veterinaria di Bologna, dirigente di ricerca e direttore del Laboratorio di parassitologia nell’Istituto superiore di sanità e del Centro di collaborazione Oms/Fao per la Sanità pubblica veterinaria di Roma.

 

Adriano Mantovani è certamente tra i grandi Maestri della Sanità pubblica veterinaria, disciplina che ha saputo declinare nelle sue diverse forme, da quelle più tradizionali a quelle più innovative, e amalgamare in un unicum che quasi per naturale evoluzione ha trovato il suo completamento nella visione della “medicina unica” (one health, one medicine). Questo concetto per Mantovani era ben lungi dall’essere soltanto un paradigma teorico, una forma di compiacimento culturale. L’epidemiologia, il controllo delle zoonosi e delle malattie infettive, l’igiene urbana veterinaria, l’educazione sanitaria e l’azione veterinaria nelle emergenze sono stati per lui argomenti di studio e ricerca ma soprattutto strumenti di azione a garanzia di quella salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente che rappresenta oggi l’orizzonte strategico delle società avanzate. Nel 1980, in occasione del terremoto dell’Irpinia, partì per partecipare al coordinamento dei servizi veterinari delle aree colpite. Questa esperienza gettò le basi per la realizzazione, due anni dopo, delle linee guida dell’Oms in caso di emergenze non epidemiche e si è operativamente tradotta, nell’ambito del Servizio di Protezione civile, in quella che oggi è l’attività veterinaria nella medicina delle catastrofi.

 

In linea con i propri ideali di giustizia sociale, Adriano Mantovani ha rivolto grande attenzione allo sviluppo e all’organizzazione dei servizi veterinari pubblici, così come agli aspetti sociali ed economici della sanità e delle produzioni animali. Tra i numerosi incarichi, nei suoi 86 anni di vita, è stato anche fondatore dell’Associazione italiana veterinaria per piccoli animali e dell’Associazione italiana di medicina tropicale, componente del Consiglio superiore di sanità, membro del Consiglio superiore della Protezione civile e segretario della Federazione mondiale dei parassitologi.

 

Convinto assertore della collaborazione interprofessionale, il mio primo ricordo di Mantovani è legato alla sua attività presso il Centro di collaborazione Oms/Fao per la sanità pubblica veterinaria, vivace crocevia di giovani veterinari, medici, etologi, ecologi, zoologi. Tutti trovavano spazio e ruolo nell’ampia visione di “salute” del “Prof.” e tutti erano invitati alle frequenti tavolate di salumi e formaggi che organizzava al rientro dai viaggi presso la sua terra emiliana, cui lo legavano - dichiarava con un filo di malcelato snobismo - le sue origini contadine. Anche quelle erano occasioni per conoscere, discutere e, in qualche modo, partecipare alle tante attività che il Centro di collaborazione Oms/Fao svolgeva in tutto il mondo.

 

Nel ricordare e ringraziare idealmente Adriano Mantovani, mi piace in ultimo constatare meravigliato ancora una volta, l’ampiezza e la profondità dell’affetto e della riconoscenza, quasi filiale, dei tantissimi suoi “giovani” allievi che negli anni, magari anche contestandolo, lo hanno avuto come riferimento umano e professionale.

 

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