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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

allattamento

Settimana per l’allattamento materno 2011: comunicare per sostenere

Laura Lauria - reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss

 

29 settembre 2011 - Allargare il messaggio di sostegno all’allattamento materno coinvolgendo anche figure che tradizionalmente sono meno interessate direttamente (per esempio i giovani e gli uomini): è uno degli obiettivi della Settimana per l’allattamento materno (Sam) che nel nostro Paese si svolge dal 1 al 7 ottobre. Promossa in Italia dal Movimento per l’allattamento materno italiano (Mami) e a livello internazionale dalla World Alliance for Breastfeeding Action (Waba), l’iniziativa fa eco alla World Breastfeeding Week (1-7 agosto) che ha coinvolto quest’anno più di 170 Paesi di tutto il mondo.

 

L’edizione 2011, dal tema “Ne parliamo insieme? Allattare al seno, esperienza in 3D”, si concentra sull’importante ruolo della comunicazione nella promozione dell’allattamento al seno. La comunicazione intesa come terza dimensione delle nostre vite insieme al tempo (dalla gravidanza all'introduzione di cibi solidi) e allo spazio (la casa, la comunità, il sistema sanitario, ecc). Ma anche la comunicazione intesa nelle sue diverse forme: dall’informazione scientifica disponibile sull’alimentazione dei lattanti a su come viene divulgata al pubblico.

 

I dati sull’allattamento materno in Italia

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita del bambino e l’allattamento al seno con l’aggiunta di alimenti complementari appropriati fino a 2 anni e oltre, se la madre e il bambino lo desiderano. Secondo i dati Oms, però, a livello mondiale meno del 40% dei neonati con meno di 6 mesi di vita è allattato esclusivamente con latte materno.

 

I pochi dati italiani disponibili sull’argomento rafforzano l’idea che la promozione dell’allattamento materno è un tema primario anche per il nostro Paese sia da un punto di vista di sanità pubblica sia rispetto al singolo cittadino. Un’indagine condotta nel 2009 dall’Istituto superiore di sanità al fine di valutare gli indicatori assistenziali al percorso nascita rileva, infatti, basse prevalenze con un veloce svezzamento già a 3 mesi. Si osservano inoltre differenze territoriali con un gradiente negativo delle prevalenze dal Nord al Sud del Paese (nell’Italia settentrionale l’allattamento al seno è più diffuso rispetto al meridione). L’indagine è stata realizzata nell’ambito del progetto “Il percorso nascita: promozione e valutazione della qualità dei modelli operativi”.

 

Allo studio hanno partecipato 25 Asl di 11 Regioni. È stato selezionato un campione casuale di 3534 donne partorienti, intervistate a pochi giorni dal parto e dopo 3, 6 e 12 mesi. L’indagine ha previsto la raccolta di informazioni relative all’allattamento al seno in ciascuna delle quattro interviste. In tabella 1 sono riportate le prevalenze di allattamento completo al seno (esclusivo o predominante, cioè latte materno con possibile aggiunta di acqua/tisane) rilevate per ripartizione geografica. Le prevalenze di allattamento completo al seno risultano del 69,4% subito dopo il parto e del 56,4%, 9,6% e 0,9% rispettivamente dopo 3, 6 e 12 mesi.

 

Tab.1 Allattamento esclusivo o predominante al seno (%): Indagine Iss, Percorso Nascita 2009

 

in reparto

a  3 mesi

a 6 mesi

a 12 mesi

Nord

76,3

61,2

8,2

0,5

Centro

71,3

57,5

17,4

1,4

Sud/Isole

64,2

52,6

5,8

0,7

Totale

69,4

56,4

9,6

0,9

 

Questi risultati sono in accordo con quanto rilevato, seppure con una metodologia diversa, dall’indagine Multiscopo Istat sulle Famiglie “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” condotta nel 2005, secondo cui, la stima di prevalenza di allattamento completo (esclusivo o predominante) al seno, pari al 65,5% mostra una grande variabilità a livello regionale con valori compresi tra il 48,5% della Sicilia e l’82,9% della Valle D’Aosta (grafico 1).

 

 

L’indagine dell’Iss 2009 ha permesso di valutare anche la relazione tra alcuni fattori assistenziali e individuali e l’allattamento completo al seno fino a 6 mesi dal parto o qualunque tipo di allattamento al seno a un anno dal parto. Ciò che emerge è un’associazione positiva e significativa con alcuni fattori già identificati come importanti per l’attivazione di processi di consapevolezza, riconosciuti come favorenti l’allattamento al seno e che fanno riferimento a tutto il percorso assistenziale, quali:

  • l’essere assistita da un consultorio familiare
  • la partecipazione ai corsi di accompagnamento alla nascita
  • l’attaccamento del bambino al seno entro le 2 ore dalla nascita
  • il rooming-in (cioè la possibilità, nel corso della degenza dopo il parto, di tenere i bambini appena nati nella stanza della madre, senza limiti di orario, in un lettino accanto a quello della mamma)
  • la partecipazione a gruppi di sostegno dopo il parto e a gruppi di auto mutuo aiuto tra mamme.

Dall’indagine emerge che tutti questi fattori sono presenti con frequenza minore al Sud rispetto al Nord, a conferma dei dati sulle prevalenze.

 

I risultati dello studio Iss avvalorano, dunque, l’importanza di continuare a promuovere l’allattamento al seno secondo le raccomandazioni internazionali, confermando l’efficacia dell’implementazione del Progetto obiettivo materno infantile (Pomi) presentato nel Piano sanitario nazionale 1998-2000 e l’importanza di continuare a lavorare per la sua piena applicazione, riconoscendo il ruolo decisivo dei consultori familiari e la necessità di un loro potenziamento. È importante anche che aumenti la consapevolezza e la capacità degli operatori sanitari di ricorrere a una comunicazione efficace nei confronti delle donne e dei loro familiari.

 

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