Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

argomenti di salute
allattamento
Informazioni generali

1 ottobre 2015 - L’allattamento è la norma biologica per la specie umana, il modo normale di nutrire i neonati e rappresenta una pratica che agisce in maniera determinante sulla salute degli individui e, dunque, delle popolazioni. Tra le strategie di promozione della salute, l’allattamento costituisce un paradigma per diverse ragioni:

  • per l’empowerment: le risorse, formidabili, su cui si conta sono quelle della madre e del bambino e l’intervento dell’operatore sanitario deve mirare a sostenerle senza sostituirsi
  • per l’intersettorialità, a più livelli:
  • la questione dell’allattamento non può essere appannaggio di un solo servizio: tutti gli attori istituzionali intorno a madre e bambino (fin da prima del concepimento, per tutto il percorso nascita e i primi anni di vita) giocano un ruolo determinante
  • il sostegno dell’allattamento non riguardano solo la sanità, ma implicano fortemente anche altri settori della società, per la protezione da ogni tipo di interferenza, per una organizzazione della vita e del lavoro consoni al compito biologico, per la promozione di una cultura favorente e di accoglimentoper la qualità dei progetti di salute pubblica che lo promuovono. Le Baby Friendly Hospital e Baby Friendly Community Initiative promosse da Unicef contengono tutti gli ingredienti per essere un vero e proprio modello di riferimento: prevedono il coinvolgimento attivo di tutte le componenti (madri, operatori, decisori, attori della comunità), la dichiarazione formale degli obiettivi, l’informazione e la formazione, il cambiamento organizzativo, in particolare dei punti nascita, l’accessibilità per tutti e la valutazione. Leggi in proposito gli approfondimenti: “Sette passi per una Comunità amica dei bambini, delle madri e delle famiglie” (pdf 41 kb) (22 dicembre 2010) e “Allattamento materno: dall’Unicef un riconoscimento per la Asl di Milano” (2 febbraio 2012) e visita il sito della Baby friendly inititive dell’Unicef.

Raccomandazioni

Le attuali raccomandazioni [1,2] riguardano l’avvio dell’allattamento, l’esclusività e la durata. La raccomandazione sull’avvio dell’allattamento negli ultimi anni è passata dall’attacco al seno entro 2 ore dalla nascita, all’attacco entro un’ora e, successivamente, entro mezz’ora. In tutti questi casi, l’attacco al seno era considerato il fattore chiave per l’avvio dell’allattamento, senza tenere conto di tutti gli aspetti interconnessi in questa delicata fase del periodo primale. Le recenti conferme scientifiche sulle condizioni ideali in cui si sviluppano i processi fisiologici, inclusa l’espressione della competenza del neonato ad attaccarsi al seno secondo i propri tempi, lo sviluppo del senso di competenza nella madre, la necessità di contatto pelle a pelle per lo sviluppo del microbioma del neonato, nonché gli esiti dimostrati in termini di esclusività e di durata dell’allattamento, hanno portato alla modifica delle indicazioni sull’avvio precoce nell’attuale raccomandazione: «mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario»[2]. L’allattamento esclusivo, che prevede il solo uso di latte umano, è raccomandato fino a 6 mesi compiuti del bambino. Oltre i 6 mesi, per soddisfare il crescente fabbisogno nutrizionale, l’alimentazione del bambino va integrata con cibi complementari idonei e sicuri, proseguendo l’allattamento fino all’età di due anni o oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino. L’alimentazione complementare dovrebbe essere tempestiva, adeguata, sicura, correttamente offerta, a richiesta e guidata dal bambino secondo i propri tempi e modi.

 

Per approfondire consulta le pagine dedicate alle:

Politiche nazionali

Da oltre vent’anni la protezione, promozione e sostegno dell’allattamento rientrano nelle politiche nazionali. Il “Piano nazionale della prevenzione 2014-2018” (pdf 6,8 Mb) suggerisce un approccio life-course, ricordando che la promozione della salute e dell’equità nella salute inizia dalla gravidanza, passa per un programma di protezione, promozione e sostegno dell’allattamento e prosegue nella fase della prima infanzia. Tra le strategie del Piano è previsto lo sviluppo di programmi/interventi volti a favorire l’allattamento, con l’obiettivo di aumentare il numero di bambini allattati esclusivamente fino al compimento del sesto mese.

 

Anche la strategia Guadagnare Salute prevede che l’allattamento esclusivo, come alimentazione normale dei neonati e dei bambini fino ai sei mesi di età, dovrebbe essere sostenuto, ampliando le iniziative che già sono in funzione in Italia, come gli Ospedali & Comunità Amici dei Bambini. Prevede inoltre: «il costante controllo del rispetto delle disposizioni legislative relative alla produzione e commercializzazione dei sostituti del latte materno, con particolare attenzione ai contenuti derivanti dal Codice internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno».

 

Le linee d’indirizzo del ministero della Salute impegnano il Ministero a sostenere le attività delle Regioni per la formazione degli operatori sanitari e sociali, secondo le raccomandazioni dell’Oms e dell’Unicef e a promuovere iniziative al fine di creare ambienti e condizioni favorevoli alla pratica dell’allattamento. Il ministero della Salute raccomanda poi di prestare molta attenzione perché le attività di protezione, promozione e sostegno dell’allattamento «siano offerte attivamente a tutte le donne, evitando che persistano o peggiorino eventuali disuguaglianze soprattutto nei settori di maggiore svantaggio sociale».

 

Epidemiologia

Al momento non esiste un sistema di monitoraggio nazionale delle prevalenze dell’allattamento al seno secondo le definizioni Oms. Alcune Regioni hanno i propri sistemi di rilevazione, in genere basati sulla somministrazione di questionari al momento delle vaccinazioni. Ne sono esempi le Regioni Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e l’Emilia-Romagna. Anche a livello europeo non esistono ancora indicatori, definizioni e metodi standardizzati condivisi per stimare i tassi di avvio, esclusività e durata dell’allattamento, e questo rende difficile la comparabilità dei dati. Il programma d’azione europeo sollecita la messa a punto di criteri standardizzati per il monitoraggio e la valutazione non solo della prevalenza dell’allattamento, ma anche per le pratiche dei servizi sanitari e sociali, la messa in atto di politiche, leggi e codici e la copertura ed efficacia delle attività di informazione, educazione e comunicazione e di formazione. Per approfondire consulta il documento “EU Project on Promotion of Breastfeeding in Europe. Protection, promotion and support of breastfeeding in Europe: a blueprint for action (revised)” (pdf 596 kb). European Commission, Directorate Public Health and Risk Assessment, Luxembourg, 2008. In linea con questa esigenza, tra il 2008 e il 2011 l’Istituto superiore di sanità ha condotto due diverse indagini nell’ambito del progetto “Il percorso nascita: promozione e valutazione della qualità dei modelli operativi”, al fine di valutare gli indicatori assistenziali al percorso nascita mentre a dicembre 2014, l’Istat ha condotto uno studio sul percorso nascita nell’ambito dell’indagine multiscopo.

 

Per approfondire consulta la pagina dedicata ai dati epidemiologici in Italia.

 

Politiche del lavoro

Le linee d’indirizzo del ministero della Salute, in accordo con le misure di protezione dell’allattamento della Strategia Globale, prevedono l’impegno delle istituzioni a garantire, per le madri lavoratrici, tempi e modalità di lavoro idonei all’allattamento, verificando le misure necessarie a far sì che le possano allattare fino a quando lo desiderino, anche oltre l’anno di vita. Alle madri e ai padri devono essere inoltre fornite tutte le informazioni sulle disposizioni di legge che consentono la presenza a casa della madre e del padre nei primi anni di vita.

 

Allo stato attuale della normativa sulla maternità esiste il rischio che la donna sia comunque indotta a interrompere l’allattamento o a introdurre più precocemente sostituti del latte materno rispetto alle indicazioni ottimali per la salute del bambino. Molte madri lavoratrici non sono messe nelle condizioni di poter scegliere se prendersi cura del proprio bambino a casa (ricorrendo alla riduzione delle ore lavorative o al telelavoro) o se portarlo sul luogo di lavoro (usufruendo del nido o delle stanze per l’allattamento) senza rischiare di essere penalizzate dal punto di vista professionale, in termini di avanzamento di carriera, o dell’accudimento del proprio figlio. Allo stesso modo, per le madri che decidono di occuparsi a tempo pieno dei propri figli non sono previste forme di tutela (ad esempio ai fini pensionistici) o riconoscimenti che consentano poi l’ingresso nel mondo del lavoro a pari opportunità.

 

Resta cruciale il riconoscimento del congedo obbligatorio di maternità fino al sesto mese. La normativa italiana e una tra le più protettive a livello europeo, anche se spesso le donne non conoscono a fondo i loro diritti (per esempio i permessi allattamento) e copre solo parzialmente, con livelli di garanzia differenti, alcune categorie di lavoratrici (come libere professioniste e precarie).

 

Allattamento in pubblico

Molto discussa è la questione dell’allattamento in pubblico che a volte guadagna gli onori delle cronache in occasione di episodi presentati con particolare eco dai media. Nonostante alcuni segnali di intolleranza, le politiche nazionali incoraggiano l’allattamento anche in pubblico: non sono necessarie leggi per renderlo possibile ne, tantomeno, ci sono leggi che lo proibiscono.

 

La rappresentazione sociale dell’alimentazione infantile oggi e legata all’uso del biberon, agli orari e alla doppia pesata ed e difficile, soprattutto per i più giovani, immaginare che l’alimentazione normale dei bambini sia al seno.

Ci sono almeno tre buone ragioni per cui l’allattamento in pubblico andrebbe incoraggiato, una fisiologica, una giuridica e una culturale. La prima si ricollega alle raccomandazioni più avanzate in termini di allattamento che si ispirano all’unicità di ciascuna coppia mamma-bambino e giustificano quindi la necessita di personalizzare il più possibile modalità, tempi, frequenza e numero delle poppate. La seconda ragione va ricondotta ai principali pronunciamenti, come la Convenzione sui diritti del bambino dell’Unicef, la Strategia globale, le raccomandazioni standard dell’Ue sull’alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni, e le numerose politiche nazionali, come visto in precedenza. Infine, una buona ragione per promuovere l’allattamento in pubblico e l’impatto positivo sulla cultura dell’alimentazione infantile, che ha vissuto negli anni Settanta una fase di negazione dell’immagine materna e quindi anche dell’allattamento. Va ricordato che, mentre nel bambino la competenza ad allattare e innata, per la madre è acquisita culturalmente, osservando altre donne che allattano.

 

Allattamento e alimentazione infantile nelle emergenze

Nelle emergenze spesso le popolazioni colpite hanno bisogno di tutto per soddisfare le necessità essenziali come mangiare, dormire e coprirsi. E tuttavia, i più vulnerabili sono i bambini, soprattutto i più piccoli: uno degli aspetti più critici nella gestione delle situazioni di emergenza è la loro alimentazione. Per approfondire l’argomento leggi i contributi:

Note:

[1] “Strategia globale per l’alimentazione dei bambini” (pdf 3,1 Mb). Oms 2003

[2] “Allattamento al seno, i dieci passi Unicef-Oms per gli Ospedali amici dei bambini”. Unicef

 

 


Ultimo aggiornamento giovedi 1 ottobre 2015